Il Senato ricorda Strehler

gennaio 21, 2008
9:30 ama12:30 pm

strehlerSENATO/ RICORDO DI STREHLER, A DIECI ANNI DALLA MORTE
Lunedì 21 gennaio 2008 alle ore 9.30
sala Capitolare nel Chiostro del convento
di Santa Maria sopra Minerva a Roma
Vittoria Franco introdurrà il convegno

“Giorgio Strehler e il teatro pubblico”.

Di seguito il lancio dell’agenzia Apcom e il discorso di apertura di Vittoria Franco

STREHLER/ FRANCO: POLITICA E CULTURA, UN LEGAME DA RIANNODARE

“Necessarie riforme per il teatro”

Roma, 21 gen. (Apcom) - “Giorgio Strehler ci appare sempre di più, con il passare del tempo, nella sua peculiarità di regista, di uomo di teatro e di cultura, che al teatro assegnava una missione pedagogica di formazione dello spirito civico degli spettatori”. Con queste parole Vittoria Franco, presidente della Commissione istruzione e beni culturali del Senato, ha ricordato oggi, nel decennale della scomparsa, il grande regista, senatore nella X legislatura, aprendo il convegno \’Giorgio Strehler e il teatro pubblico\’ nella Sala Capitolare della Minerva.

“Il Piccolo di Milano, primo teatro stabile pubblico italiano - ha detto la senatrice Franco -, fu per lui il luogo della ricerca e dell\’innovazione, un centro di produzione culturale, di una cultura che, nella sua concezione del teatro, doveva contribuire a cambiare il mondo e a costruire un nuovo umanesimo”. Negli anni \’70 “Strehler non si stanca di denunciare l\’attacco ai teatri pubblici come cartina di tornasole del disinteresse di una politica che non solo al teatro, ma alla cultura tutta comincia a chiudere le porte; teatro come epifenomeno di una crisi sociale complessiva. L\’incapacità di arrivare a una nuova legislazione sul teatro ne è un esempio. Ma alla necessità delle riforme Strehler continua a credere: non solo per il Teatro, ma in genere per le \’strutture culturali complessive\’ del nostro Paese: la scuola, l\’informazione, gli organismi scientifici e di ricerca”.

“Noi - ha concluso la Franco - abbiamo l\’ambizione con il nostro incontro di far rivivere un po\’ della passione civile di Giorgio Strehler e, contemporaneamente, vogliamo dare un segnale di ripresa di una relazione proficua fra politica e cultura e dell\’impegno delle istituzioni verso il Teatro nel nostro Paese”.

L’intervento di Vittoria Franco:

Ho il piacere di aprire i lavori di questo incontro dedicato a una delle personalità più importanti del Teatro italiano: il maestro Giorgio Strehler, nel decennale della sua scomparsa.

Il Senato della Repubblica non poteva mancare questa occasione per contribuire alle celebrazioni che nelle settimane scorse si sono svolte fra Roma e Milano, organizzate dal Piccolo Teatro di Milano.

Giorgio Strehler è stato, infatti, senatore nella X legislatura (1987-1992), membro della Settima Commissione che l’ha visto impegnato proprio sul fronte della legislazione sul Teatro. Era stato precedentemente parlamentare europeo.

Noi oggi vogliamo celebrare la sua attività artistica e il suo profondo, costante, impegno politico e civile.

Strehler ci appare sempre di più, col passare del tempo, nella sua peculiarità di regista, di uomo di teatro e di cultura, che al teatro assegnava una missione pedagogica di formazione dello spirito civico degli spettatori.

È stato per mezzo secolo protagonista e innovatore del Teatro italiano e internazionale, sempre legato al Teatro pubblico.

La sua storia di regista coincide in gran parte con la storia del Piccolo Teatro di Milano da lui fondato insieme con Paolo Grassi nel 1947. Era uno Strehler giovane, ma già una personalità riconosciuta a livello internazionale. Aveva lavorato in Svizzera dove era stato costretto a espatriare in seguito alla sua partecipazione alla Resistenza e aveva già messo in scena in vari teatri italiani Pirandello, Gaudioso, Joppolo.

Dirigerà il Piccolo di Milano, primo teatro stabile pubblico italiano, per circa 50 anni. Se ne allontanò nel 1968 per pochi anni, durante i quali diresse “Teatro Azione” da lui fondato, e vi ritornò nel 1972. Quel Teatro fu per lui il luogo della ricerca e dell’innovazione, un centro di produzione culturale, di una cultura che, nella sua concezione del teatro, doveva contribuire a cambiare il mondo e a costruire un nuovo umanesimo.

Questa era la base della sua concezione del teatro. Lo era all’inizio, quando lo muoveva l’entusiasmo della ricostruzione nel 1947, quando scriveva:

“Noi non crediamo che il teatro sia un’abitudine mondana o un astratto omaggio alla cultura. Non vogliamo offrire soltanto uno svago, né una contemplazione oziosa e passiva … E nemmeno pensiamo al teatro come a un’antologia di opere memorabili del passato o di novità curiose del presente…. Il teatro resta…. il luogo dove una comunità ascolta una parola da accettare o da respingere. Perchè, anche quando gli spettatori non se ne avvedono, questa parola li aiuterà a decidere nella loro vita individuale e nella loro responsabilità sociale”.

Il teatro resta insomma per Giorgio Strehler “quel che è stato nelle intenzioni profonde dei suoi creatori: il luogo dove una comunità, liberamente riunita, si rivela a se stessa”.

Lo era quando rappresentava i classici, Shakespeare, Moliere, Goldoni, che dovevano divenire “uomini contemporanei nell’atto di individuare la realtà della società intorno a loro, per mostrare come tale realtà abbia per noi un significato. Come essa parli «contemporaneo» a noi contemporanei”. Brecht in particolare lo sosteneva nella sua concezione della funzione etica e civile del teatro. Il teatro epico brechtiano mostrava, infatti, come il mondo abbia bisogno di essere cambiato, e in che modo l\’uomo possa contribuire a cambiarlo. Al centro del Teatro, ribadisce in occasione del trentennale della Resistenza, c’è sempre l’uomo con la sua storia, con le grandi domande e le sue relazioni semplicemente umane:

“Teatro di uomini e donne che si amano e non si amano, si interrogano e non si interrogano, che sono amici o nemici, (…) teatro di esseri umani e non di emblemi, teatro di esseri veri e non di larve simboliche”.

Non rinuncia alla sua pratica del teatro come formazione culturale e civile neanche quando individua con certezza le ragioni della sua crisi come crisi culturale, come distacco fra politica e cultura.

Siamo negli anni ‘70 e Strehler non si stanca di denunciare l’attacco ai teatri pubblici come cartina di tornasole del disinteresse di una politica che non solo al teatro, ma alla cultura tutta comincia a chiudere le porte; teatro come epifenomeno di una crisi sociale complessiva. L’incapacità di arrivare a una nuova legislazione sul teatro ne è un esempio. Ma alla necessità delle riforme Strehler continua a credere: non solo per il Teatro, ma in genere per le “strutture culturali complessive” del nostro Paese: la scuola, l’informazione, gli organismi scientifici e di ricerca.

Forse è questa convinzione della necessità di riannodare i fili fra politica e cultura anche attraverso le riforme a spingerlo all’impegno diretto prima come parlamentare europeo e poi come senatore.

L’Europa era diventata nel frattempo il suo nuovo orizzonte ideale, una “grande avventura spirituale” e non solo socioeconomica; occorreva costruire un nuovo umanesimo europeo, fatto di libertà, di tolleranza, ma anche di bontà. “L’Europa è il mio grande sogno. Una sinfonia di Mozart, un’orchestra inglese, un direttore italiano, un pubblico turco. Che meraviglia!”.

Alla costruzione di questo nuovo umanesimo europeo diede il suo contributo come Maestro del Teatro partecipando alla fondazione del primo Teatro europeo con sede all’Odeon di Parigi, che diresse per tre anni.

“Penso - sosteneva - a un’Europa della gente … che produce cose, ma anche cultura. Produce oggetti, ma sa anche inventarsi ancora dei sogni”. E ricorre ancora in questi anni di passione europea la parola “felicità”, il diritto a ricercare “una vita che deve essere vissuta con un minimo di felicità” “in questo freddo e spietato pianeta che è diventato il nostro”.

Noi abbiamo l’ambizione col nostro incontro di far rivivere un po’ di questo spirito europeo e della passione civile di Giorgio Strehler e, contemporaneamente, vogliamo dare un segnale di ripresa di una relazione proficua fra politica e cultura e dell’impegno delle istituzioni verso il Teatro nel nostro Paese.

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