Procreazione e tutele

marzo 14, 2008
5:00 pma7:30 pm

tecnologie-assistite
presentazione del libro edito
da Firenze University Press:

“Tecnologie assistite e tutela della persona”

di Gianni Baldini e Monica Soldano,

che si terrà Venerdì 14 Marzo 2008, dalle ore 17.00 fino alle ore 19.30

presso l\’aula tesi della Facoltà di Scienze Politiche,

Università degli Studi di Firenze, edificio D15, piazza Ugo di Toscana (Polo di Novoli).
Intervengono: Carlo Flamigni, membro del Comitato Nazionale di Bioetica, Vittoria Franco, Senatrice della Repubblica, docente di Filosofa della Scuola Normale Superiore di Pisa, Marina Mengarelli, docente della facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Urbino,Maurizio Mori, docente di Filosofia, Università degli Studi di Torino. Presenta Gianni Baldini (cattedra di biodiritto, Università di Firenze)i, modera Monica Soldano (giornalista, presidente Madre Provetta). Il volume è il frutto di un progetto di ricerca interuniversitario che la cattedra di Biodiritto dell\’Università di Firenze ha promosso con l\’associazione onlus Madre Provetta . Tre le aree tematiche indagate: la libertà riproduttiva ed i diritti della persona; la diagnosi genetica di pre-impianto e la libertà di ricerca scientifica.L\’ introduzione del volume a cura della senatrice Vitorria Franco, offre anche una chiave di lettura bio-politica al dibattito che i singoli interventi suscitano, a cui si aggiunge il contributo-testimonianza del senatore Ignazio Marino, in qualità di medico e già presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, dal titolo “Il dibattito parlamentare intorno alla ricerca sulle cellule staminali mbrionali.”
Di seguito la recensione pubblicato su il
Sole 24ORE Sanità 26 febbraio-3marzo 2008

DIRITTO EUROPEO & PROCREAZIONE ASSISTITA

FECONDAZIONE AL TEST BIOETICA

L’etica è, come la verità, una delle particelle elementari citate dallo scrittore francese

Michel Houellebecq: non è ulteriormente divisibile. Per questo non può essere oggetto di

contrattazione. E perché il diritto possa occuparsi, nel nostro caso, di bioetica, aggirando

l’impasse innescata dalla tensione tra diverse sensibilità in campo, occorre attuare il

salto alla dimensione politica. Puntando tutto sulla categoria della ragionevolezza: l’unica che

consenta al legislatore di agire secondo un’etica della responsabilità uscendo dalla propria coscienza individuale, per tener conto delle conseguenze effettive di una norma sulla vita

dei suoi destinatari. Non sono questioni di lana caprina. È la premessa da cui

cui ogni società laica deve partire per arrivare a dialogare costruttivamente

su uno dei temi più spinosi posti oggi alla società: la disciplina delle tecniche

di procreazione medicalmente assistita. A questo argomento, alla sua gestione in ambito

europeo e allo scenario aperto in Italia dall’approvazione, quattro anni fa, della legge 40, è dedicato il volume “Tecnologie riproduttive e tutela della persona. Verso un comune diritto europeo per la bioetica”, a cura di Gianni Baldini e di Monica Soldano (Firenze University Press, 2007). Docente di istituzioni di

Diritto privato italiano e comparato e di Biodiritto all’Università di Firenze il primo, giornalista

specializzata in bioetica e fondatrice della Onlus Madre Provetta la seconda, il background culturale dei due curatori sintetizza l’approccio seguito dal volume: il tentativo di spiegare, in un’ottica divulgativa

e trasversale, le questioni aperte in ambito medico-scientifico, sociologico, bioetico, giuridico

e politico. Nella presentazione al testo Vittoria Franco, presidente della commissione Cultura del Senato, richiama il legislatore nella sua attività parlamentare a quel “diritto mite”, capace di

non chiudere la porta in faccia a «possibili sviluppi della ricerca scientifica e delle nuove tecnologie, alla possibilità di confronto tra valori diversi, che si basa su regole essenziali il più possibile condivise». D’altra parte, solo a guardare all’Europa emergono almeno due orientamenti opposti: quelli che pongono al centro dell’interesse la donna, per la sua specificità biologica nel gestire la gravidanza (Gran Bretagna, Finlandia, Danimarca, Belgio, Spagna e Grecia) e quelli secondo cui l’accesso al diritto - la fecondazione medicalmente assistita, appunto - si perfeziona soltanto in base al requisito giuridico dello stato civile. L’Italia, come noto, si è vista assegnare dalla legge 40 alla seconda categoria (accesso consentito solo alle coppie eterosessuali sposate o conviventi), con tutto ciò che ne consegue e bypassando ad arte (perché la convivenza è contemplata)  le ultime, rapidissime accelerazioni del concetto di famiglia. Da qui ai limiti di legge per l’accesso alla fecondazione “artificiale” il passo è breve. Due per tutti: lo spartiacque (quello sì, artificiale) tra aspiranti genitori ammessi e altri esclusi; il divieto di diagnosi preimpianto. A oggi sconfessato da tre tribunali - ultimo il Tar del Lazio che ha annullato per eccesso di potere le linee guida e ha rimesso la legge 40 alla Consulta - e con ogni probabilità in via di revisione nello schema di decreto che aggiorna le guidelines, messo a punto dal ministro Livia Turco e ora all’esame del Consiglio superiore di Sanità. Una chance - che con ogni probabilità sarà sfruttata solo dopo il voto del 13 aprile - tutta da cogliere, se si vuole giocare la carta del “diritto mite”.

B.Gob.

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