Prostituzione


Di seguito l’intervento di Vittoria Franco pubblicato suEuropa Toscana in edicola venerdì 20 giugno 2008. 

\"ImmagineProstitute: Sbagliato punire

le vittime e salvare i carnefici

 

Vittoria Franco

Sono passati 50 anni dalla legge Merlin (1958 appunto!) che aboliva la regolamentazione della prostituzione, decretando la fine delle cosiddette “case chiuse”, e colpiva lo sfruttamento della prostituzione altrui. Una legge per quel tempo molto coraggiosa che segnava una nuova epoca anche nella morale pubblica. Ha resistito bene ai cambiamenti sociali che si sono prodotti.

È arrivato però il momento di fare una riflessione seria su come affrontare il fenomeno prostituzione alla luce delle novità prodotte da una massiccia immigrazione e dal suo dilagare lungo le strade delle città anche in zone centrali molto frequentate. Se negli anni ’50 si trattava di un fenomeno circoscritto e poco visibile, ora si tratta invece di una realtà dilagante che interessa in misura crescente anche minorenni e transgender. In passato si poteva supporre che in molti casi si trattava di una libera scelta della persona, ora tutti sanno che il più delle volte dietro a una prostituta, specie se immigrata, c’è un racket, spesso riduzione a schiavitù, sfruttamento; ci sono organizzazioni criminali che dallo sfruttamento traggono ingenti guadagni.

Come intervenire e con quali criteri? Il problema è complicato e di non facile soluzione. Da alcuni anni, a ogni inizio di legislatura, si apre una discussione con qualche proposta più o meno provocatoria. Ma finora sempre con un nulla di fatto. Nelle settimane scorse la discussione si è riaperta perché qualcuno aveva pensato di dare un taglio alla questione con un improvvisato emendamento al decreto sicurezza, all\’ordine del giorno in questi giorni al Senato, in cui si prevedeva il rimpatrio di prostitute immigrate irregolari: si puniva insomma la vittima e si salvavano i carnefici, gli sfruttatori, che avrebbero potuto continuare a promuover un redditizio turn over di donne immigrate. Le proteste nostre, dell’opposizione, ma anche contrasti all’interno della maggioranza hanno suggerito di ritirare quell’emendamento. Ma il problema certamente resta e va affrontato nella sua complessità individuando bene i punti di maggiore problematicità. Metterei lo sfruttamento minorile e il racket ai primi posti. Ma non si possono sottovalutare il degrado che si crea nelle aree a maggiore frequentazione e i problemi di sicurezza. A questi le amministrazioni sono chiamate a porre rimedio e non possono farlo senza una legge nazionale di riferimento.

Le soluzioni su cui finora si è lavorato sono essenzialmente due: 1. far ritornare l’esercizio della prostituzione esclusivamente in luoghi chiusi, magari attraverso forme cooperative o di mutua solidarietà. In questo caso, è necessario preveder l\’abolizione del reato di favoreggiamento, previsto dalla legge Merlin per chi dà in affitto una casa o un locale nel quale venga esercitata la prostituzione; 2. proibirla in alcune zone delle città o - secondo alcuni - consentirla soltanto in certe aree. Le due alternative non sono esclusive: o l\’una o l\’altra, ma possono essere previste entrambe agendo su una sorta di autoregolamentazione. Nessuna soluzione sarà tuttavia vincente se non si riesce a limitare, fino a cancellarli, il racket e lo sfruttamento dei minori. Occorre introdurre sanzioni più pesanti colpendo anche i clienti, ai quali non può essere riconosciuta l\’ignoranza della minore età. Per questi reati va introdotto anche il divieto di patteggiamento.

Questa è la sostanza di una nostra possibile proposta a cui stiamo lavorando. Ma certo sappiamo che una legge, per quanto necessaria, non è sufficiente. Occorre un\’opera coordinata di magistratura, di polizia, di accordi bilaterali coi paesi dai quali provengono le immigrate; occorrono risorse per offrire loro alternative di inserimento nel lavoro e nella società quando vogliano uscire dal circuito della prostituzione, campagne di informazione.

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