Prostituzione: doppia intervista


SPECIALE “CASE CHIUSE” DI TGCOM 16-9-2008

\"ImmagineIntervista doppia Carfagna-Franco

Prostituzione, sfruttamento, contrasto, reinserimento delle vittime: cosa può fare la politica? Rispondono il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna e il ministro ombra del Partito democratico Vittoria Franco. 

Cinquant’anni fa veniva approvata la legge Merlin. Quali sono i suoi limiti e che cosa c’è da conservare?  

Carfagna: Sicuramente la legge Merlin ha dato una svolta significativa al problema della prostituzione e delle case chiuse. È normale che dopo cinquant’anni dalla Merlin è necessario un intervento volto a rivedere, riorganizzare e ridisciplinare il fenomeno della prostituzione in tutti i suoi aspetti, per meglio garantire e tutelare le donne. Il testo della Merlin è un punto di inizio dal quale è possibile partire per affrontare il fenomeno e risolvere tutti quei problemi o aspetti per i quali la Merlin non ha proposto una soluzione efficace o non sono stati affrontati.  

Franco: La legge Merlin è stata una normativa molto coraggiosa e aperta per i suoi tempi. Le case chiuse costituivano un\’istituzione di sfruttamento delle donne, Merlin pensò addirittura che si potesse arrivare, con la sua legge, alla fine della prostituzione. Non è stato così, ma quel testo legislativo ha rappresentato un passo avanti fondamentale per il rispetto dei diritti delle donne, per l\’emancipazione, per la parità. Il fenomeno della prostituzione ora è molto cambiato e ha assunto i caratteri della tratta e dello sfruttamento di esseri umani, le donne coinvolte sono soprattutto extracomunitarie che arrivano in Italia con l\’illusione di un lavoro e si ritrovano schiave. Il cambiamento da apportare alla legge Merlin riguarda soprattutto la cancellazione del reato di favoreggiamento della prostituzione in cui può incorrere chi affitta un immobile che viene adibito, a sua insaputa, alla prosituzione. La prostituzione in sé non deve essere ritenuta un reato, e chi decide liberamente di prostituirsi in casa deve poterlo fare.   

Guardando all’Europa quale impianto normativo sulla prostituzione importerebbe in Italia?  

C: In Europa assistiamo ad una forte differenziazione. Ad esempio in Olanda, Belgio, Germania, Austria, Svizzera e Gran Bretagna la prostituzione è legale, anche se poi nello specifico le discipline normative si diversificano fra loro. In Spagna le case chiuse sono illegali. Lo stesso in Francia, dove però si punisce anche l’adescamento e i clienti. L’Italia credo debba prendere spunto dall’esperienza degli altri Paesi Europei per formulare un testo normativo in grado, finalmente, di combattere il fenomeno della prostituzione, dello sfruttamento e della tratta per meglio tutelare donne e minori.  

F: Non ci sono modelli da importare, perché ogni Paese ha un atteggiamento diverso rispetto alla prostituzione che, solo per fare alcuni esempi, è vietata in Svezia, ed invece è considerata un impiego a tutti gli effetti in Germania e in Olanda, dove le prostitute pagano le tasse e hanno l\’assistenza sanitaria. Dobbiamo inventare una soluzione adatta al nostro Paese, che da un lato reprima lo sfruttamento, e dall\’altro regolamenti la prostituzione.  Alcune norme utili esistono già, come l\’articolo 18 della legge Turco-Napolitano sull\’immigrazione che garantisce  alle prostitute extracomunitarie che denunciano i loro sfruttatori sostegno e risorse per uscire dal giro del racket, curarsi, trovare un lavoro e una nuova vita. E\’ necessario dunque potenziare gli investimenti del fondo finalizzato al recupero delle vittime. Occorre inoltre sanzionare di più i clienti delle prostitute minorenni, per questo noi abbiamo previsto, nella nostra proposta, l\’arresto in flagranza anche in caso di ignoranza relativa all\’età. La prostituzione minorile e il relativo sfruttamento sono piaghe da cancellare. Abbiamo previsto che la prostituzione in strada sia consentita in aree della città lontane da alcuni luoghi, come scuole, ospedali, luoghi di culto. 

Non crede che riaprire le case di tolleranza, o permettere alle prostitute di esercitare nelle loro case private, significhi cedere alla concezione della donna oggetto?  

C: Non è nostra intenzione riaprire le case chiuse e non credo che la riapertura rappresenti una possibile soluzione al fenomeno della prostituzione. Il problema non riguarda esclusivamente la concezione della donna come “oggetto”. Non bisogna dimenticare che la prostituzione rappresenta una piaga per la nostra società, dalla quale scaturiscono tutta una serie di effetti collaterali. Sono migliaia le schiave del sesso che ogni anno sono costrette a prostituirsi contro la loro volontà. Ragazze giovani, troppo spesso minorenni, che quotidianamente vengono sequestrate con la forza e vendute all’asta per poi approdare sui marciapiedi italiani. Tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione sono aspetti terribili di questo fenomeno che noi intendiamo contrastare fermamente e le statistiche ci dicono che la prostituzione in strada è il loro terreno di coltura privilegiato.  

F: Bisgona distinguere tra chi decide più o meno liberamente di prostituirsi, magari nel suo appartamento, dalle ragazze, spesso minorenni, e dalle donne  che vengono fatte arrivare in Italia con l\’inganno e la forza, sequestrate, stuprate e tenute in schiavitù da sfruttatori che si arricchiscono torturandole. Si tratta di due fenomeni molto diversi. La prostituzione può essere una scelta (per quanto per alcuni difficile da comprendere e da ammettere), non riteniamo giusto che lo Stato intervenga sull\’uso che del proprio corpo intendono fare donne libere e responsabili.  

Al di là dei provvedimenti legislativi, qual è la strada da percorrere per il recupero delle ragazze finite nel giro della prostituzione?  

C: Nei mesi scorsi ho visitato i centri anti-violenza e anti-tratta presenti sul territorio romano gestiti, con il contributo della Provincia di Roma, dall’Associazione Differenza Donna. Ritengo che svolgano un eccellente lavoro a sostegno e tutela di tutte quelle donne vittime di violenza o ridotte in schiavitù. Credo sia necessario continuare a sostenere questi centri con i fondi messi a disposizione, tentando inoltre di ampliarne il numero. Bisognerà poi pubblicizzare maggiormente il numero verde antitratta (800.29.02.90), attivo su tutto il territorio nazionale e che fornisce un valido sostegno a tutte quelle donne che con coraggio decidono di cambiare vita e uscire da situazione di violenza e sfruttamento. Infine il Dipartimento per le Pari Opportunità ha già bandito un progetto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 182 del 5 agosto 2008 l\’Avviso n. 3, relativo al programma di assistenza previsto dall\’art.13 della Legge n. 228/2003 (recante “Misure contro la tratta), per la presentazione di progetti di fattibilità, di durata annuale, per la realizzazione di progetti individualizzati di assistenza a favore delle vittime dei reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù e di tratta di persone.  

F:Dando loro tutto il sostegno necessario per liberarsi dallo sfruttamento e riuscire ad avere una nuova vita. E per questo occorre garantire risorse, case-famiglie, personale esperto, strumenti di tutela, possibilità concrete di lavoro e di reinserimento. 

Giovanni Di Stefano

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