Cultura: mozione PD


CULTURA: GRUPPO PD SENATO PRESENTA MOZIONE CONTRO TAGLI AL SETTORE.

“Il governo deve mantenere gli stanziamenti pubblici destinati alla cultura, nel rispetto del dettato costituzionale, dell’Italia e dei suoi cittadini e degli operatori, e in nome della responsabilità verso le generazioni future”. E\’ quanto chiede al governo una mozione presentata dal gruppo Pd al Senato contro i tagli all\’intero settore culturale, firmata dai senatori Vittoria Franco, dal vicepresidente Luigi Zanda e da Antonio Rusconi, Andrea Marcucci, Vincenzo Vita, Mauro Ceruti, Mariapia Garavaglia, Umberto Veronesi.

“Con questa mozione intendiamo raccogliere il grido di dolore di tutto il mondo culturale, dell\’associazionismo e delle personalità che in questi mesi stanno lanciando un vero e proprio Sos per il nostro patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico - spiegano i senatori del pd - Attraverso la manovra finanziaria il governo ha operato tagli talmente ingenti all\’intero settore da causare un impoverimento culturale che davvero non ci possiamo permettere. Tagli sono arrivati con i decreti 93/2008 e 112/2008, che hanno previsto perfino la decurtazione del fondo dell\’8 per mille destinato in parte dai cittadini alla conservazione ed al restauro del patrimonio culturale. Per finanziare l’esenzione dall’ICI sono stati tagliati 45 milioni di euro che erano destinati al ripristino dei paesaggi. Gli accantonamenti di bilancio, 15 milioni euro dal 2008 al 2010 e altri 90 nel triennio, sono stati dirottati dai Beni culturali al Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. L\’attuazione del decreto Legge 112/2008 comporterà nel 2009 una riduzione del bilancio del Ministero per i Beni e le Attività culturali di ben 236 milioni di euro, concentrati in un settore nevralgico come quello della tutela e della conservazione del patrimonio culturale, che perderà 205 milioni nel 2009 e 376 nel triennio. A questo si deve aggiungere una previsione di riduzione del Fondo unico dello spettacolo di quasi il 40 per cento. Il Professor Salvatore Settis ha affermato con preoccupazione che si prevede una diminuzione della spesa statale per il patrimonio culturale e paesaggistico del 95 per cento entro il 2011. L\’eliminazione del Fondo Unico per lo Spettacolo, annunciata da Brunetta nel corso di un convegno, comporterebbe la cancellazione dell\’unica fonte di finanziamento statale per tutto il sistema dello spettacolo italiano. Si tratterebbe perciò di cancellare il finanziamento pubblico per la musica, il teatro, la lirica, la danza, le attività circensi e lo spettacolo viaggiante, nonché dei fondi erogati a molte delle più importanti istituzioni dello spettacolo per l’Italia e nel mondo. Solo per esemplificare, oltre a tutte le Fondazioni lirico-sinfoniche, sarebbe compromessa la sopravvivenza delle istituzioni concertistiche, del sistema dei teatri stabili pubblici, e di altre istituzioni come la mostra del Cinema della Biennale di Venezia e l’Istituto nazionale per il Dramma Antico. A fronte di questi dati, il ministro Bondi ha sempre rassicurato gli italiani dell\’esatto contrario. Per questo chiediamo al governo di mantenere gli stanziamenti pubblici statali destinati alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed allo spettacolo ai livelli adeguati allo sviluppo di tutti i settori culturali nel rispetto del dettato costituzionale, nell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini, degli operatori e in nome della responsabilità verso le generazioni future, nonché a progettare e programmare le attività e le azioni necessarie per ridare slancio alla cultura ponendola al centro delle politiche di sviluppo del nostro Paese”.

Roma, 14 ottobre 2008

di seguito la mozione 

Mozione parlamentare

 

Il Senato della Repubblica

Premesso che

 

 

  • tra maggio e giugno del 2008 il Governo ha approvato due Decreti Legge, il DL 93/2008 (decreto ICI) ed il DL 112/2008 (misure urgenti di finanza pubblica), poi convertiti in legge con la richiesta del voto di fiducia al Parlamento, con i quali si sono realizzati, tra gli altri, gravi tagli alla spesa statale nel settore dei beni e delle attività culturali;

 

  • tra le riduzioni di spesa stabilite dal Decreto Legge 93/2008, è stata inclusa anche la destinazione decisa dai contribuenti della propria quota dell’8 per mille dell’Irpef a favore dello Stato che, come è noto, viene poi assegnata anche alla conservazione ed al restauro del patrimonio culturale;

 

  • la riduzione degli stanziamenti per il Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Fondo Unico dello Spettacolo stabilita nei Decreti Legge richiamati comporta gravi conseguenze sulla tenuta del nostro sistema dei beni culturali, del cinema e dello spettacolo;

 

  • durante l’iter di conversione in legge dei DL 93 e 112 del 2008 e, poi, nel periodo successivo alla loro conversione in legge, gli organi di stampa hanno riportato le forti preoccupazioni espresse dalle associazioni più rappresentative ed impegnate nella difesa e nella valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico del nostro Paese, come il Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI), il WWF e CIVITA, che gestisce sessanta siti culturali tra musei e siti archeologici. A queste si sono aggiunti gli allarmi per le decisioni del Governo venuti da molte personalità del mondo della cultura. Già in luglio del 2008 il Professor Salvatore Settis, Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali, aveva dichiarato che se i tagli compiuti con i due decreti legge fossero rimasti invariati, si sarebbe rischiato il blocco delle attività delle Soprintendenze statali (si veda “Il Corriere della Sera” del 19 luglio 2008);

 

  • con il Decreto legge 93/2008 sono stati tagliati 45 milioni di euro che erano destinati al ripristino dei paesaggi, per finanziare l’esenzione dall’ICI. Con lo stesso Decreto gli accantonamenti di bilancio - 15 milioni euro dal 2008 al 2010 e altri 90 nel triennio – sono stati dirottati dai Beni culturali al Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Il quotidiano Il Sole 24 Ore, in un articolo del 14 agosto 2008, riferisce che l’approvazione della manovra finanziaria del Governo prevista dal Decreto Legge 112/2008 comporterà nel 2009 una riduzione del bilancio del Ministero per i Beni e le Attività culturali di ben 236 milioni di euro, concentrati in un settore nevralgico come quello della tutela e della conservazione del patrimonio culturale, che perderà 205 milioni nel 2009 e 376 nel triennio. A questo si deve aggiungere una previsione di riduzione del Fondo unico dello spettacolo di quasi il 40 per cento;

 

  • dall’edizione fiorentina del quotidiano “La Repubblica” del 12 ottobre 2008, si è appreso, inoltre, di un’ulteriore riduzione delle risorse pubbliche per il patrimonio culturale. Si tratta, in questo caso, dei fondi provenienti dal gioco del Lotto e destinati al restauro e alla conservazione dei beni culturali. Solo nella regione Toscana si sarebbe di fronte ad un ulteriore taglio di 11 milioni 254 mila euro. Una riduzione che impedirebbe il completamento di ventidue restauri in una sola regione;

 

  • già oggi sono in grande sofferenza importanti soprintendenze e istituzioni culturali di prima grandezza come l’Opificio delle Pietre dure e la Biblioteca nazionale di Firenze perché non ancora riconosciute nella loro autonomia;

 

  • l’11 ottobre scorso è apparso un articolo sul quotidiano “Il Corriere della Sera”, nel quale si riportano le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali, Professor Salvatore Settis, nel corso di una tavola rotonda sui problemi della conservazione del patrimonio artistico italiano. Il Professor Settis ha affermato con preoccupazione che si prevede una diminuzione della spesa statale per il patrimonio culturale e paesaggistico del 95 per cento entro il 2011. Nel sottolineare che il Prof. Settis presiede il principale organo consultivo del Ministro per i beni e le attività culturali, è evidente che una riduzione degli stanziamenti statali di tale grandezza significherebbe l’impossibilità materiale per le soprintendenze di svolgere le proprie stesse funzioni di tutela, ma anche l’impossibilità di provvedere alle sole spese di funzionamento; lo stesso accadrebbe per i musei, gli archivi e le biblioteche che, peraltro, affrontano già da molti anni i gravi deficit del finanziamento delle loro spese correnti;

 

  • sempre da Il Corriere della Sera, il 12 ottobre 2008, vengono riferite le dichiarazioni del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, il quale nel corso dell’iniziativa “Ravello Lab” organizzata da Federculture avrebbe affermato di ritenere necessario eliminare, chiudendolo, il Fondo Unico dello Spettacolo che, come è noto, costituisce tuttora l’unica fonte di finanziamento statale per tutto il sistema dello spettacolo italiano. Si tratterebbe, perciò di cancellare il finanziamento pubblico per il sostegno e la promozione, in Italia e all’estero, della musica, del teatro, della lirica, della danza, delle attività circensi e dello spettacolo viaggiante, nonché dei fondi erogati a molte delle più importanti istituzioni dello spettacolo per l’Italia e nel mondo. Solo per esemplificare, oltre a tutte le Fondazioni lirico-sinfoniche, sarebbe compromessa la sopravvivenza delle istituzioni concertistiche, del sistema dei teatri stabili pubblici, e di altre istituzioni come la mostra del Cinema della Biennale di Venezia e l’Istituto nazionale per il Dramma Antico;

 il Ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, a fronte della gravissima situazione descritta, ha più volte rassicurato il Parlamento e l’opinione pubblica sul proprio impegno per mantenere il livello delle risorse pubbliche destinate ai beni culturali e allo spettacolo all’altezza delle effettive necessità del settore, con l’obiettivo di fare del sistema culturale uno degli elementi fondamentali dello sviluppo del nostro Paese

Impegna il Governo

A mantenere gli stanziamenti pubblici statali destinati alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed allo spettacolo ai livelli adeguati allo sviluppo di tutti i settori culturali nel rispetto del dettato costituzionale, nell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini, degli operatori e in nome della responsabilità verso le generazioni future, nonché a progettare e programmare le attività e le azioni necessarie per ridare slancio alla cultura ponendola al centro delle politiche di sviluppo del nostro Paese.

Vittoria Franco, Luigi Zanda, Antonio Rusconi, Andrea Marcucci, Vincenzo Vita, Mauro Ceruti, Mariapia Garavaglia, Umberto Veronesi

Roma, 14 ottobre 2008

 

 

 

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