Afghanistan: Karzai cancelli legge stupro


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A seguire:

dichiarazione di Vittoria Franco; lancio dell’agenzia giornalistica 9colonne e il testo dell’interrogazione al ministro degli esteri.

AFGHANISTAN: FRANCO (PD), “CI AUGURIAMO CHE IMPEGNO KARZAI PORTI A CANCELLAZIONE LEGGE STUPRO”.

“Ci auguriamo che il positivo impegno espresso dal presidente Karzai porti alla cancellazione della legge che di fatto legalizza lo stupro domestico in Afghanistan e lede i diritti fondamentali delle donne afgane. Al Senato come Pd abbiamo presentato un’interrogazione, sottoscritta anche dalla presidente Anna Finocchiaro, affinché il ministro degli Esteri Frattini e il governo italiano operino in questo senso”. Lo dice la senatrice Vittoria Franco, responsabile nazionale Pari Opportunità del Pd.

“La vicenda dell’approvazione della legge afgana che di fatto legalizza lo stupro all’interno del matrimonio - si legge nell’interrogazione - sembra gettare una grave ombra sui progetti di riforma del sistema giudiziario afgano per i quali all’Italia è stato affidato il compito di assistere il governo di Kabul, anche attraverso un consistente impegno finanziario. L’approvazione di una tale legge, in palese violazione delle principali norme internazionali sui diritti delle donne, oltre che della stessa Costituzione afgana, non potrebbe che significare il completo fallimento di tali progetti di cooperazione e sostegno. Per questo - prosegue il documento di cui è prima firmataria Vittoria Franco - chiediamo al governo di sapere quali misure efficaci il ministro degli Esteri intenda prendere per spingere il governo afgano, anche attraverso la pressione della comunità internazionale, a ritirare la legge. Chiediamo inoltre quali siano i risultati finora raggiunti dai progetti che il governo italiano finanzia per sostenere la ricostruzione del sistema giudiziario dell’Afghanistan,

per quale ragione la cooperazione italiana in materia di ricostruzione del sistema giudiziario non sembra avere alcun effetto sul piano dell’implementazione nell’ordinamento giuridico afgano di quei principi di rispetto dei diritti umani, dell’habeas corpus, di parità fra uomini e donne, che rappresentano il contenuto indisponibile per la costruzione di una democrazia. Vogliamo sapere inoltre - conclude Vittoria Franco - se il governo non ritenga imprescindibile vincolare i fondi italiani destinati alla ricostruzione del sistema giudiziario afgano alla immediata cancellazione di questa legge gravemente lesiva dei diritti umani e civili delle donne”.

Roma, 7 aprile 2009

AFGHANISTAN, FRANCO (PD): KARZAI CANCELLI LEGGE STUPRO

(9Colonne) Roma, 7 apr - “Ci auguriamo che il positivo impegno espresso dal

presidente Karzai porti alla cancellazione della legge che di fatto legalizza

lo stupro domestico in Afghanistan e lede i diritti fondamentali delle donne

afgane. Al Senato come Pd abbiamo presentato un’interrogazione, sottoscritta

anche dalla presidente Anna Finocchiaro, affinché il ministro degli Esteri

Frattini e il governo italiano operino in questo senso”. Lo dice la senatrice

Vittoria Franco, responsabile nazionale Pari Opportunità del Pd. “La vicenda

dell’approvazione della legge afgana che di fatto legalizza lo stupro

all’interno del matrimonio - si legge nell’interrogazione - sembra gettare

una grave ombra sui progetti di riforma del sistema giudiziario afgano per i

quali all’Italia è stato affidato il compito di assistere il governo di Kabul,

anche attraverso un consistente impegno finanziario. L’approvazione di una

tale legge, in palese violazione delle principali norme internazionali sui

diritti delle donne, oltre che della stessa Costituzione afgana, non potrebbe

che significare il completo fallimento di tali progetti di cooperazione e

sostegno. Per questo - prosegue il documento di cui è prima firmataria

Vittoria Franco - chiediamo al governo di sapere quali misure efficaci il

ministro degli Esteri intenda prendere per spingere il governo afgano, anche

attraverso la pressione della comunità internazionale, a ritirare la legge.

Chiediamo inoltre quali siano i risultati finora raggiunti dai progetti che il

governo italiano finanzia per sostenere la ricostruzione del sistema

giudiziario dell’Afghanistan, per quale ragione la cooperazione italiana in

materia di ricostruzione del sistema giudiziario non sembra avere alcun

effetto sul piano dell’implementazione nell’ordinamento giuridico afgano di

quei principi di rispetto dei diritti umani, dell’habeas corpus, di parità fra

uomini e donne, che rappresentano il contenuto indisponibile per la

costruzione di una democrazia. Vogliamo sapere inoltre - conclude Vittoria

Franco - se il governo non ritenga imprescindibile vincolare i fondi italiani

destinati alla ricostruzione del sistema giudiziario afgano alla immediata

cancellazione di questa legge gravemente lesiva dei diritti umani e civili

delle donne”.

(Asc)

Il testo dell’Interrogazione al ministro degli esteri:

Interrogazione

Al Ministro degli Esteri

Premesso che:

secondo quanto scritto nei giorni scorsi dal Guardian e dall’ Indipendent, il Presidente afgano Hamid Karzai avrebbe firmato una legge che di fatto legalizza lo stupro all’interno del matrimonio, vietando alla donna di rifiutarsi di avere rapporti sessuali con il marito;

tale legge, secondo quanto scrivono i due autorevoli giornali britannici, vieterebbe inoltre alle donne di uscire di casa senza il consenso del coniuge e imporrebbe loro di chiedere l’autorizzazione al marito anche per cercare lavoro e recarsi dal medico; infine il documento firmato da Karzai escluderebbe le madri dalla custodia dei figli, in quanto diritto esclusivo del padre;

queste norme rappresentano un gravissimo attacco ai diritti delle donne afgane e costituiscono una palese violazione delle Convenzioni internazionali in difesa dei diritti umani, sottoscritte in questi ultimi anni dallo stesso governo di Kabul; particolare impressione suscita la legalizzazione dello stupro, se avvenuto all’interno del matrimonio, che come affermano tutti i documenti dell’Onu rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali;

l’entrata in vigore di una tale legge rischierebbe di mettere in dubbio il carattere democratico dell’attuale governo afgano, screditando tutti gli sforzi compiuti fino ad oggi dalla comunità internazionale e dall’Italia in particolare, sia sul piano militare, che sul piano della cooperazione in ambito civile a sostegno del governo di Kabul;

la vicenda inoltre sembra gettare una grave ombra sui progetti di riforma del sistema giudiziario afgano per i quali all’Italia è stato affidato il compito di assistere il governo di Kabul, anche attraverso un consistente impegno finanziario; l’approvazione di una tale legge, in palese violazione delle principali norme internazionali sui diritti delle donne, oltre che della stessa Costituzione afgana, non potrebbe che significare il completo fallimento di tali progetti di cooperazione e sostegno;

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro intenda prendere, nell’ambito dei rapporti tra l’Italia e il governo di Kabul, a far si che tale aberrante legge non entri in vigore.

quali iniziative il Ministro intenda prendere per sensibilizzare su questo problema la comunità internazionale e in particolare gli stati che partecipano alla missione Isaf, l’Unione Europea e le Nazioni Unite, affinché spingano il governo afgano a ritirare tale normativa;

quali siano i risultati finora raggiunti dai progetti che il governo italiano finanzia in Afghanistan per sostenere la ricostruzione del sistema giudiziario di questo paese;

per quale ragione la cooperazione italiana in materia di ricostruzione del sistema giudiziario non sembra avere alcun effetto sul piano dell’implementazione nell’ordinamento giuridico afgano di quei principi di rispetto dei diritti umani, dell’habeas corpus, di parità fra uomini e donne, che rappresentano il contenuto indisponibile per la costruzione di una democrazia;

se non ritenga imprescindibile vincolare i fondi italiani destinati alla ricostruzione del sistema giudiziario afgano alla immediata cancellazione di questa legge gravemente lesiva dei diritti umani e civili delle donne.

Vittoria Franco

Roma, 3 aprile 2009

SEN. MARIA FORTUNA INCOSTANTE

SEN. CINZIA MARIA FONTANA

SEN. LUIGI VIMERCATI

SEN. RITA GHEDINI

SEN. ALBERTO MARITATI

SEN. PIETRO MARCENARO

SEN. MARIANGELA BASTICO

SEN. PAOLO GIARETTA

SEN. MAGDA NEGRI

SEN. ANNA FINOCCHIARO

SEN. ANNA SERAFINI

SEN. LEANA PIGNEDOLI

SEN. DORINA BIANCHI

SEN. SILVANA AMATI

SEN. CECILIA DONAGGIO

SEN. FRANCESCA MARINARO

SEN. VANNINO CHITI

SEN. ANTONINO RANDAZZO

SEN. COLOMBA MONGIELLO

SEN. FIORENZA BASSOLI

SEN. ACHILLE SERRA

SEN. MARIA GARAVAGLIA

SEN. VINCENZO MARIA VITA

SEN. TERESA ARMATO

SEN. TAMARA BLAZINA

SEN. ROBERTA PINOTTI

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