Tagli a Cultura, Fondazioni e Istituzioni culturali


vittoriagaypride031Di seguito i resoconti degli interventi di Vittoria Franco svolti nel  corso sia della seduta pomeridiana di martedì 28 luglio 2009, della Commissione Istruzione e cultura del Senato, sia nel corso delal seduta del Senato di mercoledì 29 luglio 2009, in merito ai tagli alla cultura, e in particolare al cinema, alle fondazioni e alle istituzioni culturali.

Legislatura 16º - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 122 del 28/07/2009
ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI    (7ª)

MARTEDÌ 28 LUGLIO 2009
122ª Seduta

Presidenza del Presidente
POSSA

Interviene il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Giro.

La seduta inizia alle ore 14,35.

La senatrice Vittoria FRANCO (PD) ricorda come la Commissione abbia sempre trovato unità di intenti su questi temi, anche se per lo più con scarso effetto. Le risorse destinate agli istituti culturali continuano infatti a diminuire, nonostante che molti di loro sopravvivano con poche decine di migliaia di euro all’anno. Analogamente fallimentare è stato, finora, il tentativo di recuperare istituzioni escluse dal riparto. Si augura tuttavia che questa volta il risultato sia diverso, atteso che i mancati rifinanziamenti sono davvero eclatanti e colpiscono i simboli principali della storia civile, politica e culturale del nostro Paese. Gli istituti esclusi rappresentano infatti, nella maggior parte di casi, esempi di civismo e di democrazia, il cui mancato sostegno testimonia una volontà politica gravissima. Fra gli altri, cita la Fondazione Giacomo Matteotti e l’Associazione nazionale Sandro Pertini, estromesse dal contributo proprio mentre vi accedeva la Fondazione Bettino Craxi. Pur riconoscendo la difficoltà di compiere delle scelte a fronte delle esigue risorse a disposizione e condividendo l’opportunità di introdurre istituti nuovi, auspica un’inversione di rotta ed in particolare un incremento delle risorse a disposizione.
Dopo aver deplorato la riduzione degli stanziamenti destinati alla Fondazione Basso, che pure svolge un ruolo unico al mondo, e alla Fondazione Istituto Gramsci, nonostante la notevole attività di ricerca svolta, conclude proponendo che le Fondazioni che si richiamano a personalità politiche siano finanziate con un fondo autonomo in modo da salvaguardarne la specificità.

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Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 248 del 29/07/2009
SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XVI LEGISLATURA ——
248a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 29 LUGLIO 2009
(Pomeridiana)
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Presidenza della vice presidente MAURO,
indi della vice presidente BONINO
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; UDC, SVP e Autonomie: UDC-SVP-Aut; Misto: Misto; Misto-IO SUD:Misto-IS; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS.
FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, finalmente si può parlare di cultura in quest’Aula, perché è precisamente dall’ottobre scorso che chiediamo che se ne parli, avendo presentato una mozione già a quell’epoca. Purtroppo, però, arriviamo a parlarne in una condizione di grande emergenza, o meglio di allarme (perché di vero e proprio allarme si tratta).
L’hanno denunciato in molti, come abbiamo fatto anche noi parlamentari (di opposizione, ma anche di maggioranza), ed ha espresso la propria viva preoccupazione anche il Presidente della Repubblica. (Brusìo). Pregherei i colleghi, ed in particolare il capogruppo onorevole senatore Gasparri, di non disturbarmi eccessivamente, parlando qui, sotto il mio scranno, e di avere rispetto dell’opposizione quando parlano i senatori che ne fanno parte.
Stavo dicendo che in molti abbiamo denunciato questo problema ed ha espresso la propria viva preoccupazione il Presidente della Repubblica, che ha sinceramente auspicato che si ponga dignitosamente rimedio ad una situazione che personalmente trovo paradossale, oltre che miope e difficilmente comprensibile a chi ci guarda dall’estero, magari persino con un punta di comprensibile invidia. Il Paese con la maggior densità di beni culturali e con il più grande patrimonio in termini di creatività e tradizione musicale, teatrale e cinematografica lascia morire ed esaurire lentamente questa ricchezza, anziché valorizzarla: siamo davvero un Paese bizzarro, signor Ministro.
Ma veniamo ai fatti, che sono esposti nella nostra mozione: la legge finanziaria del 2007 prevedeva 544 milioni di euro per il FUS nel 2009; il Governo Prodi, con l’allora ministro Rutelli, aveva reintegrato con 50 milioni le decurtazioni del precedente Governo Berlusconi: un intervento che insieme al tax credit per il cinema aveva dato al settore nell’immediato un po’ di respiro e per il futuro garanzie di risorse e riforme.
La finanziaria per il 2009, targata Tremonti, destina invece al FUS solo 398.036.000 euro, un’inezia che renderà impossibile anche la sola sopravvivenza per molti enti che costituiscono un’eccellenza del nostro Paese: teatri, teatri di tradizione, compagnie di danza e cinema, per non parlare delle fondazioni lirico-musicali. Chiudono? Non ci importa - risponde il Governo - e non ci interessa nemmeno che siano a rischio circa 250.000 posti di lavoro e chiudano tante piccole imprese collegate con la produzione culturale. Si fa meno cinema? Non c’è problema. Mettiamo a riposo la creatività artistica? Pace, faremo senza, dobbiamo pensare a cose più importanti, risponde sempre il Governo.
Signor Ministro, signora Presidente, siamo davvero un Paese bizzarro e miope e giustamente i nostri artisti, operatori, attori e registi, hanno protestato vivacemente. Sono arrivati anche a minacciare di boicottare la più importante manifestazione cinematografica del nostro Paese: la Mostra del cinema di Venezia. Come si può restare indifferenti a questo grido di dolore? In quest’Aula non dovrebbe essere certo necessario ricordare che quando parliamo di attività come il teatro e il cinema parliamo di industria culturale, di impresa e creatività insieme, una potenzialità esplosiva se la si sa coltivare con intelligenza e lungimiranza, anziché lasciarla agonizzare.
Un esempio di vitalità possibile viene dai dati di «Roma economia» del 2006-2007, secondo i quali il settore cinematografico conta già oltre mille imprese attive direttamente nella produzione e distribuzione e nelle attività radiotelevisive. Invece, la spesa pubblica per la cultura nel nostro Paese costituisce meno dello 0,3 per cento del bilancio. Che cos’è rispetto al 2 o al 3 per cento dei Paesi più competitivi? Voglio fare ancora l’esempio del cinema di cui stiamo discutendo in 7a Commissione del Senato, forse anche con eccessiva lentezza. Con il 18 per cento del FUS (quest’anno circa 71 milioni di euro) si deve finanziare tutta la filiera: la produzione, la distribuzione, l’esercizio, la promozione, la formazione, l’attività delle istituzioni e degli enti cinematografici pubblici. Equivale a un niente.
Per avere un termine di paragone con quanto avviene invece in altri Stati d’Europa, posso fare ancora una volta l’esempio del Francia, dove il Centro nazionale per la cinematografia, che - com’è noto - è un ente pubblico di gestione di tutti gli interventi di sostegno e promozione, ha a disposizione più di 525 milioni di euro. E il presidente Sarkozy, che non è certo di sinistra, ha aumentato i fondi per la cultura nel suo complesso.
Quindi, siamo davvero molto indietro rispetto all’assunzione della cultura come fattore di sviluppo, come una delle molle che acquistano sempre più centralità nella strategia complessiva di sviluppo di un Paese moderno che sa vedere il nuovo, quel nuovo di cui parla Jeremy Rifkin: il fatto cioè che la cultura è sempre più un canale privilegiato di produzione di pensiero innovativo e di sollecitazione all’innovazione, un potente «veicolo e generatore d’innovazione e sviluppo».
Ma dobbiamo davvero arrivare a pensare, colleghi della maggioranza, che sia vera la generalizzazione secondo la quale, quando governa la destra, la cultura non solo non viene considerata fattore di sviluppo civile ed economico, ma viene soffocata in tutte le sue espressioni? Infatti, questo è già capitato in altri momenti.
Non è questo il tema della mozione n. 173, ma non si può non richiamare anche la sofferenza di altre istituzioni qualificanti della nostra identità culturale e storica, come le biblioteche nazionali e pubbliche e gli archivi di Stato che non riescono più nemmeno a garantire un orario di apertura decente.
Per non parlare delle istituzioni culturali che rappresentano un prezioso patrimonio archivistico e documentale, che fanno ricerca e formazione di prima grandezza e che quest’anno hanno subito, anche loro, una decurtazione di più di 2 milioni di euro. Alcune di esse, molto prestigiose, che finora hanno rappresentato anche simbolicamente la nostra identità civica e culturale sono rimaste escluse dai finanziamenti pubblici. Voglio citarne qui soltanto alcune; si tratta di fondazioni legate ai nomi di Pascoli, D’Annunzio, Vico, Mazzini e Matteotti: niente più dal pubblico prenderanno da qui in avanti, è una storia cancellata.
Le ricordo, ministro Bondi, gli impegni da lei assunti all’inizio della legislatura e voglio citarla testualmente quando diceva in Commissione pubblica istruzione in Senato: «Non chiederò un euro in più al Governo ed al ministro Tremonti, ma garantisco sin d’ora il mio impegno affinché vengano scongiurati eventuali tagli delle attuali dotazioni, come noto già assai limitate».
Noi le abbiamo espresso il nostro apprezzamento quando ha preso tale impegno, anche se purtroppo dobbiamo registrare che questo impegno è andato totalmente a vuoto sul FUS, di cui si sta parlando, sulle fondazioni lirico-sinfoniche, tanto è vero che in Commissione pubblica istruzione abbiamo cercato di darle un sostegno con una risoluzione votata all’unanimità proprio al fine di introdurre misure più efficaci. La risposta, mi dispiace ricordarglielo, è stata il silenzio, anzi la connivenza con il ministro Tremonti.
Logica vorrebbe, signor Ministro - non lo dico in chiave polemica, ma semplicemente per simpatia nei suoi confronti, costretto a soggiacere ai diktat del ministro Tremonti - che lei si dimettesse. Prenderebbe atto in questo modo dell’inutilità del suo Dicastero e farebbe un bel gesto di solidarietà verso la sofferenza profonda che in questo momento vivono il mondo dello spettacolo e della cultura.
Certo, sarebbe un gesto forte ma che forse servirebbe a segnalare l’inopportunità di una riduzione di risorse di questa portata, che atterra e azzera i nostri istituti culturali.
Concludo dicendo che la cultura non può stare tutta sul mercato, come da lei ricordato e ripetuto anche dal ministro Tremonti, ma ha bisogno del sostegno pubblico anche per poter attirare risorse private. Questo è, vorrei dire, scientificamente dimostrato dalla nostra storia.
Mi auguro, e mi rivolgo ai colleghi, che questo ramo del Parlamento, che in tanti momenti attraverso la Commissione di merito ha saputo esprimere posizioni comuni sulla cultura, voglia farlo anche in questa occasione. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

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