Donne al lavoro contro la crisi


Intervista alla senatrice Vittoria Franco, responsabile Pd per le Pari opportunità, sulla legge d’iniziativa popolare per promuovere il lavoro femminile come elemento propulsivo contro la crisi.

27 aprile 2009.

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One Response to “Donne al lavoro contro la crisi”

  1. denis zuffellato Says:

    DONNE, LAVORO, PARI OPPORTUNITA’
    ASILI E E CONTABILITA’

    Il tema degli asili nido è oggi più che mai importante.
    Purtroppo non se ne parla molto sui mezzi di comunicazione, men che meno in Parlamento. Credo, però, che la previsione sul territorio di un numero adeguato di asili nido sia una questione strutturale del nostro Paese che non può più essere lasciata in secondo piano.
    Dare pari opportunità alle donne significa permettere ad una giovane mamma di poter conciliare il lavoro con l’impegno ad allevare ed educare i propri figli; significa garantire l’accessibilità agli asili nido comunali o convenzionati a prezzi calmierati; significa costruire strutture pubbliche sul territorio.
    Una politica di sviluppo degli asili nido va nella direzione della costruzione di un Sistema Paese in cui le pari opportunità possano essere un fatto concreto e non uno slogan propagandistico.
    Lo sviluppo dei nidi è uno tra i più importanti strumenti di sostegno alla famiglia: forse l’unico!
    Il ricorso a bonus bebè o a cose del genere non servono proprio a nulla!
    Vicino a noi abbiamo l’esempio spagnolo e francese.
    In Spagna, in circa 10 anni il tasso di occupazione femminile è aumentato notevolmente.
    Non si capisce come mai non si cerchi di prendere spunto da modelli che hanno già dimostrato fattivamente risultati importantissimi sia nei confronti delle donne e della famiglia, sia nel più generale tema dell’economia e dello sviluppo di un paese.
    Alziamo la voce, parliamo sempre più concretamente delle politiche di sostegno alle donne a alle famiglie. Questo Governo nulla sta facendo in proposito.
    Facciamo in modo che questa tendenza non diventi il destino!

    Qualche giorno fa sono stato alla presentazione di una lista civica in un paese della periferia milanese. Dal momento che nel programma nulla era stato previsto a proposito di asili nido, mi sono permesso di avvicinarmi all’assessore ai servizi sociali per chiedergli qualche ragguaglio in proposito.
    A domanda: “Come mai non avete inserito nel programma la costruzione di un asilo nido o nuove convenzioni con strutture private??”
    Risposta del assessore uscente: “Abbiamo fatto molte verifiche e abbiamo purtroppo scoperto che gli asili nido sono perennemente a bilancio negativo!!”
    “E quale sarebbe il problema ad avere un saldo contabile negativo in una Struttura pubblica come l’asilo nido????”…incalzo io in risposta.
    E’ sconcertante rendersi conto di come si sia costretti a guardare alla vita di un Comune con prospettive sempre più corte.
    E’ scoraggiante rendersi conto che nei Comuni - soprattutto a causa di una politica nazionale che limita sempre di più - si sia costretti a fare solo contabilità spicciola senza poter fare programmi a lungo termine.
    E’, infine, sconsolante vedere che temi come quello degli asili nido e più in generale del sostegno alle donne ed alla famiglia, vengano ridotti ad una semplice analisi costi-ricavi.
    Ma vi sembra possibile affrontare temi così importanti con un’impostazione da contabile??
    Non sarebbe più interessante affrontarli tema secondo una logica costi-benefici???

    Come non rendersi conto che per un Comune la costruzione di un asilo nido è un investimento a lungo termine che faciliterà l’ingresso di nuclei famigliari giovani nel territorio producendo una serie incalcolabile di benefici?
    In termini estimativi parleremmo dell’Asilo Nido come di una esternalità positiva.
    La previsione di un asilo nido rappresenta un investimento per il quale il saldo contabile negativo a fine anno non è e non deve rappresentare un problema insormontabile.
    Delle perdite contabili se ne dovranno far carico tutti i cittadini perché i benefici nel futuro riguarderanno anche coloro che oggi non hanno figli piccoli.

    Mi rendo conto che certi temi sia meglio non accennarli, soprattutto se ci si trova in campagna elettorale. Però mi permetto di dire che forse sarebbe il momento di considerare di nuovo la reintroduzione dell’ICI o di misure compensative alternative in grado di permettere di affrontare temi importanti come le politiche di sostegno alla famiglia??
    Dobbiamo ritornare a considerare le imposte come uno dei pochi strumenti in grado di ridistribuire la ricchezza secondo alcuni importanti criteri costituzionali che costituiscono l’ossatura del nostro Paese: proporzionalità e solidarietà!
    Si parla molto di federalismo ed autonomia, poi però ci ritroviamo a fare i conti con un controllo statale che - da una parte con l’abolizione di imposte comunali, dall’altra con l’introduzione dei patti di stabilità - non permette più di programmare politiche di sviluppo del territorio con lungimiranza e, soprattutto, speranza.

    C’è una canzone della PFM che dice:” Restando seduti gli orizzonti rimangono bassi”
    Credo sia il momento di alzarci da questa sedia e cominciare a guardare lontano.

    Denis Zuffellato
    papà e marito.

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