Pari opportunità: “Vogliamo molto di più”


lavoratrice125 settembre 2009
Pari opportunità - intervista di Donatella Coccoli -

Left

Franco: Vogliamo molto di più
Il 50 per cento per statuto nelle assemblee e negli organismi dirigenti non vale nelle sfere alte. Vittoria Franco, senatrice Pd: “Più trasparenza, occorre seguire il merito, non la fedeltà al leader”
Le donne nel Pd contano poco, anzi pochissimo. Nonostante per statuto debbano essere elette per il 50 per cento nelle assemblee e negli organismi dirigenti, in realtà quando è il momento di candidarle, accade che «vengono scelte più per fedeltà al leader che per merito», afferma Vittoria Franco, senatrice Pd, responsabile Pari opportunità del partito e da anni in prima linea nelle battaglie a favore del riconoscimento dei diritti delle donne. A cominciare da quella per la modifica dell`articolo 51 della Costituzione avvenuta nel 2003 con tanta fatica, sostiene Vittoria Franco, che è stata anche tra le promotrici di un disegno di legge di iniziativa
popolare del Pd sul lavoro femminile la cui raccolta di firme terminerà a novembre. Una legge che dovrebbe liberare le donne dall`accudimento familiare facilitando ancora di più il loro ingresso attivo nella società. Perché «le donne hanno il desiderio del potere, della scena pubblica, del fare», solo che finora non hanno potuto esprimerlo al meglio. E infatti non è un caso che «merito e uguaglianza» siano state le due parole
più pronunciate lo scorso 10 settembre a Roma durante l`incontro con Franceschini intitolato “Il coraggio di cambiare, le donne scelgono il futuro” In quell`occasione Vittoria Franco era sul palco insieme alle donne del Pd che appoggiano l`attuale segretario nella corsa finale di ottobre.
Ecco la “questione femminile” dei Pd.
Intanto, questa volta non c`è nessuna candidata alla segreteria del partito democratico. «Non è proprio questo il punto, ma è comunque un segnale - afferma Vittoria Franco - del fatto che in Italia non c`è una sufficiente valorizzazione delle competenze femminili». Pur vantando il Pd il 33 per cento di donne in Parlamento, qualcosa non va. «In principio, anche per le regole che ci siamo dati - continua la senatrice - queste dovrebbero essere presenti al 50 per cento, così come avviene nell`assemblea nazionale. La direzione, pure, è costituita al 50-40 per cento da donne». Il problema è quando si arriva in cima, alla guida del partito, le teste pensanti. «La segreteria
è quasi sempre costituita da uomini con un numero irrisorio di donne. Non perché non ci sia la volontà - dice la senatrice - ma perché si vaper funzioni, e allora,
ecco, che ci mettono quello che ha fatto il ministro degli Esteri, il presidente del partito di provenienza, il capocorrente, e così via. E lì donne non ci sono. Qui
bisogna intervenire e far rispettare le regole,
occorre più trasparenza». Non solo. Per la senatrice il rinnovamento costituito dal partito democratico è stato
fatto sulle spalle delle donne. «Le donne dirigenti - spiega - sono state emarginate nelle federazioni e al loro posto sono stati messi volti nuovi. Gli uomini invece
sono rimasti gli stessi». E allora qual è la strategia da attuare? «La nostra parola d`ordine è costituita da due termini. Uno è cooperazione che significa anche condivisione, l`altra è democraziaparitaria». Democrazia paritaria «significa che le donne vogliono essere protagoniste della costruzione della democrazia, che
vogliono partecipare su tutto: dalle istituzioni
alla società civile, e poi carriera, pubblica amministrazione, sindacati, consigli comunali e quant`altro. L`altro termine, cooperazione, significa, che
non vogliono isolarsi. Vogliono contare nella elaborazione del progetto del Pd». Poi c`è un altro piano, che riguarda il progetto di società. «Condivisione - racconta Vittoria Franco - significa che se noi non arriviamo a condividere tutti i problemi, compresa la cura della famiglia,
non ci può essere democrazia paritaria». In questo si inserisce il disegno di legge sul lavoro femminile che contiene, tra le altre norme, il “congedo di paternità
esclusivo e obbligatorio”, una vera novità per l`Italia. La senatrice è convinta: «A parte alcune isole felici come la Svezia, il problema principale è il lavoro invisibile delle donne della cura familiare e il lavoro invisibile degli uomini, nel senso che non esiste. Finché le donne si
fanno carico di dieci pensieri contemporaneamente
non riusciranno mai a sfondare nel lavoro, nella carriera, nelle posizioni apicali». Ma una legge riuscirà
a far cambiare una cultura? «Se c`è una legge che contempla il congedo obbligatorio, può creare una nuova cultura. E poi certo, le donne devono esprimere
di più senza reticenze il loro desiderio di occupare la scena pubblica che frenano di fronte alla maternità». È comunque un`operazione complessa: «Noi dobbiamo lavorare a un rovesciamento della gerarchia dei valori che adesso prevale. Quindi è un lavoro culturale, di etica pubblica, politica».
E se parliamo di battaglia culturale, quanto pesano da una parte le immagini stereotipate delle donne veline e, dall`altra parte, i diktat della Chiesa? Vittoria Franco afferma sicura che «dalle sollecitazioni della Chiesa, la donna si è liberata. Le donne cattoliche abortiscono, le donne cattoliche fanno sesso a 13
anni come le altre. Più preoccupante l`altro aspetto, quello dell`uso del corpo come merce di scambio. Comunque la donna che desidera essere se stessa si trova schiacciata». Perché la sinistra, che per principio dovrebbe difendere i più deboli, ha emarginato nella sua
storia essa stessa le donne? «Questo fa parte un po` della cultura italiana dalla quale la sinistra italiana non è indenne. A questo proposito alla presentazione di un libro, qualche tempo fa, il presidente dell`Ordine dei ginecologi di Roma Vittori ha parlato non solo di violenza fisica, psicologica nei confronti delle donne ma
di violenza civile. Ecco, mi è sembrato di un`efficacia straordinaria. La violenza civile è tutto sommato il pensare che la donna valga un po` meno dell`uomo.
Questa è la radice di tutto».

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