Quote rosa


vittoria2006

Intervista a Vittoria Franco pubblicata lunedì 19 ottobre 2009 su Libertates (Italia), il sito dei Comitati per le Libertà

link alla pagina Web con l’Intervista:

http://www.libertates.com/it/

Il corporativismo rosa che piace al neo (o vetero) femminismo
Scritto da Anna Rita Chietera
Lunedì 19 Ottobre 2009 14:46

Vittoria Franco
Senatrice Franco, qual è la sua opinione sul caso Taranto?
Mi chiedo come sia stato possibile non tenere conto delle quote minime di rappresentanza per i generi. Ciò è tanto più grave in quanto si tratta di una giunta di centrosinistra, che dovrebbe avere una sensibilità maggiore verso la democrazia paritaria.

I Comitati per le libertà non sono favorevoli alle “quote rosa”, che giudicano una riedizione aggiornata del vecchio corporativismo fascista.
Le quote sono necessarie per affermare una presenza significativa delle donne nelle istituzioni e nei luoghi apicali delle decisioni, come i consigli di amministrazione. In nessun Paese, neanche in quelli più avanzati, si è arrivati ad una partecipazione femminile di qualche rilievo senza la previsione legislativa di quote obbligatorie.

Non pensa che le quote rosa rappresentino un ghetto nel quale confinare le donne? Non si finirebbe per creare così nuove lobby? E perché allora non dovrebbero esserci quote grigie per gli anziani, verdi per i giovani, viola per le minoranze sessuali, e magari altre per le varie componenti religiose, culturali ecc?
Ma io resto favorevole alle quote rosa. Ho presentato disegni di legge. In uno di questi sono previste quote anche per i consigli di amministrazione, oltre che per le assemblee elettive. Mi sorprende che una ministra delle Pari opportunità, che dovrebbe avere come obiettivo principale proprio il riequilibrio delle rappresentanze tra uomini e donne, dica che è contraria alle quote e non indichi nessun altro strumento altrettanto efficace. Le avevamo chiesto una battaglia per la preferenza alle donne durante la campagna elettorale per le europee, ma anche su questo ha detto di no. Il risultato è che le donne in Parlamento, nei Consigli delle autonomie locali, nelle giunte, sono destinate a diminuire.

Nei Paesi Scandinavi le quote rosa hanno avuto come conseguenza un’autentica riscossa delle donne. Quanto e cosa manca a l nostro Paese perché una situazione analoga si verifichi?
Manca una diffusa consapevolezza culturale su quanto sia importante per tutti, per la crescita individuale e collettiva, riequilibrare la partecipazione per le donne alla vita pubblica e quella degli uomini alla cura ed alla responsabilità familiare. Sarebbe una grande ricchezza per tutti, capace di creare una maggiore coesione nelle famiglie e nella società.

Il caso della giunta tarantina ha portato alla luce una situazione globale italiana, nella quale le donne sono ai margini…
È vero; sono poche le donne nei luoghi dove si decide. Ma tanti segnali ci dicono che sono pronte ad assumere responsabilità importanti. Si tratta di favorirle con misure legislative appropriate. Esattamente quello che si prevede in un nostro disegno di legge di iniziativa popolare, sul quale stiamo raccogliendo le firme, proprio su lavoro femminile, conciliazione e condivisione.

Mara Carfagna ha parlato di “mancanza di sensibilità”. La presenza delle donne o meno in giunta, dipende dalla “sensibilità” del Presidente della Provincia?
L’esperienza ci dice che non possiamo affidarci alle responsabilità individuali, soprattutto dei maschi. Deve essere chiaro che la politica è il luogo del potere per eccellenza perché è lì che si fanno le regole, anche quelle che prevedono l’esclusione dai diritti di cittadinanza. E poi, ricordiamoci che dove avanza una donna, c’è un uomo che si deve fare da parte. Non possiamo nasconderci che fra uomini e donne esiste anche un conflitto più o meno latente.

“Lei è sempre più bella che intelligente.” Così Silvio Berlusconi ha apostrofato Rosy Bindi. Una mancanza di tatto o la prova di quanto siano radicati i pregiudizi nei confronti delle donne?
Innanzitutto, una grande rozzezza. Il Presidente del Consiglio si è comportato come un bullo di quartiere. Non è un mistero ormai che la concezione prevalente che la destra ha della donna è quella di un essere che vale un po’ meno dell’uomo: tutta carne da utilizzare a piacimento, da scambiare e da possedere. Ma le donne non ci stanno più e dicono basta, anche quelle di destra che hanno un senso più elevato della loro dignità e non sono per forza costrette a dire per forza di sì al sultano.

Perché, secondo lei, a nessuno interesserebbe fare un appunto di questo tipo ad un uomo?
Perché si pensa che gli uomini siano, più o meno, tutti uguali tra loro, a prescindere dall’avvenenza, mentre le donne valgono per quello che appaiono fisicamente. È un pregiudizio duro a morire, ma ci riusciremo a debellarlo.

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