Lavoro Donne: intervento in senato


dcomedonnaSENATO DELLA REPUBBLICA
—— XVI LEGISLATURA ——
276a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MARTEDÌ 10 NOVEMBRE 2009
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Presidenza della vice presidente MAURO,
indi del presidente SCHIFANI
e del vice presidente CHITI

FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, gli emendamenti all’articolo 2 di cui sono prima firmataria riguardano quasi tutti il lavoro femminile e il problema della conciliazione e della condivisione. Si tratta di questioni che abbiamo posto in numerose altre occasioni come sollecitazione al Governo. Ci saremmo aspettati che, nei numerosi decreti che il Governo ha presentato in Parlamento, fosse inserita qualche misura a favore dell’espansione del lavoro femminile e della conciliazione, ma niente è successo. Ci siamo scontrati con una sordità assoluta; abbiamo registrato soltanto annunci per un futuro indeterminato e indefinito.
I nostri emendamenti partono dalla cruda realtà, ossia dalla crisi economica che stiamo vivendo: è infatti noto che la crisi colpisce soprattutto le donne e lo fa in varie forme. Partono anche da alcune analisi che gli osservatori unanimemente ci consegnano, innanzitutto dal fatto che il lavoro femminile costituisce uno straordinario valore per lo sviluppo, un valore civile che attiene alle eguali opportunità fra uomini e donne. Per quanto riguarda la partecipazione al mercato del lavoro - è notizia di oggi - il World economic forum ci ha collocati al terz’ultimo posto in Europa per il gender gap. Siamo molto al di sotto della media europea, ossia a un insopportabile 31 per cento nel Mezzogiorno.
Il lavoro femminile ha anche un valore sociale, perché si sa che a un maggiore tasso di occupazione femminile corrisponde una maggiore coesione sociale, una maggiore serenità delle coppie e delle famiglie e, di conseguenza, una crescita della natalità, che è ancora a un tasso poco sopra lo zero nel nostro Paese, anche a causa dell’incertezza sul futuro. Soprattutto, il lavoro femminile rappresenta un valore economico. Voglio riportare un dato: ogni 100 donne che entrano nel mercato del lavoro, si creano 15 nuovi posti di lavoro. Se lavorassero tante donne quanti sono gli uomini, il nostro prodotto interno lordo crescerebbe del 17,5 per cento. Pertanto, il lavoro femminile è uno straordinario fattore di sviluppo per l’intero Paese.
Abbiamo depositato un nostro disegno di legge che mi auguro sia presto inserito all’ordine del giorno; so che anche la presidente Finocchiaro l’ha sollecitato. Tuttavia, già in questa sede, per l’importanza che la manovra finanziaria riveste, abbiamo bisogno di misure urgenti, e vorrei illustrarne due. La prima di esse riguarda il riconoscimento di incentivi sotto forma di credito d’imposta alle aziende che assumono donne nelle aree svantaggiate, quindi nel Sud. La seconda concerne l’imprenditoria femminile, prevedendo sostegni e facilitazioni soprattutto all’accesso al credito, perché questo è il maggiore problema che le imprenditrici incontrano nella loro attività.
Altri due importanti aspetti emergono dalle analisi statistiche. Mi riferisco all’aumento dell’imprenditoria femminile, che costituisce un dato molto positivo: è anche il segno che le donne vogliono investire su se stesse e sulla loro capacità di management. Inoltre - anche questo dato è stato registrato dalle analisi - le aziende guidate da donne, anche in questo periodo di crisi, realizzano profitti superiori alla media del 10 e del 20 per cento. Se questa è la realtà, ci chiediamo come mai ci sia tanta resistenza da parte del Governo, e ci sorprendiamo altresì della totale indifferenza dimostrata finora dalla ministra Carfagna. (Applausi dal Gruppo PD).

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