Senato: “Le donne devono far sentire la loro voce”


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Intervento di Vittoria Franco in Senato e a seguire Dichiarazione delle Senatrici in merito al DDL sul Lavoro proposto dal Governo:

SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XVI LEGISLATURA ——
289a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 25 NOVEMBRE 2009
(Antimeridiana)
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Presidenza della vice presidente BONINO,
indi del vice presidente NANIA

Presidenza della vice presidente BONINO

La seduta inizia alle ore 9,30.
(1167) Delega al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, nonché misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico, di controversie di lavoro e di ammortizzatori sociali (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dallo stralcio, deliberato il 5 agosto 2008, degli articoli 23, 24, 32, da 37 a 39 e da 65 a 67 del disegno di legge d’iniziativa governativa n. 1441) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata ai sensi dell’articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signor Presidente, le argomentazioni e le risposte del relatore su questo emendamento non c’hanno convinto. Anch’io vorrei rivolgermi, oltre che al Governo e al relatore stesso, alle donne della maggioranza per chiedere loro come mai non fanno sentire la loro voce su questo articolo. Mi riferisco alle senatrici Germontani, Bonfrisco ma anche ad altre che so essere molto sensibili ai temi della parità e delle uguali opportunità. Forse stanno sottovalutando la questione.
Non è solo un fatto burocratico. È un fatto sostanziale, come ha detto poc’anzi la senatrice Della Monica ed è una soluzione che va oggettivamente a depotenziare organismi che sono nati per combattere contro le discriminazioni di genere. Sappiamo che nel nostro Paese le discriminazioni aumentano ogni giorno di più, non diminuiscono, a partire dalla disparità salariale anche nella pubblica amministrazione.
È un oggettivo sminuire la portata di questi organismi la loro riunificazione in un organismo unico. Resteranno e diventeranno per questo sicuramente poco o meno efficaci di quanto non fossero prima. Se si mette insieme questa misura con quanto previsto dal decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2006/54/CE, che cambia la composizione del Comitato nazionale per l’attuazione dei principi di parità diminuendone l’autonomia e anche in questo caso l’efficacia, il risultato si traduce davvero in un attacco grave al principio di parità, nell’ambito di una sfida nei confronti dell’Europa, che su questo tema continua a richiamarci. (Applausi dal Gruppo PD).
Siamo il Paese in Europa con il più grande gender gap. È una situazione che sta diventando veramente insostenibile per lo sviluppo e la modernizzazione del nostro Paese, ma è soprattutto una sfida nei confronti delle donne e delle loro aspirazioni ad una reale parità e a reali ed uguali opportunità. (Applausi dal Gruppo PD).

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signor Presidente, questa mia dichiarazione di voto sull’emendamento 17.7 (testo 2) vale anche sull’emendamento 17.10: su entrambi l’invito è di esprimere un voto di condivisione.
In questi due emendamenti avanziamo proposte molto innovative che attengono di nuovo alle pari opportunità tra uomini e donne: proponiamo di introdurre un congedo paterno obbligatorio quando nasce un figlio e di modificare la legge sui congedi parentali in maniera da renderli più convenienti e meno penalizzanti anche per i padri, per i maschi che vogliono andare in congedo in un periodo di tre anni per prendersi cura del figlio.
Questo è uno dei grandi problemi che riguardano le pari opportunità, perché sappiamo tutti che uno dei maggiori handicap per l’entrata delle donne nel mercato del lavoro e per la loro permanenza nell’ambito delle carriere e delle professioni sono proprio la maternità e la cura. C’è un dato drammatico, che parla di una donna su cinque che è costretta a lasciare il lavoro quando nasce il primo figlio e questo per la scarsità, spesso per la mancanza totale di servizi e perché il lavoro di cura grava quasi tutto sulle spalle delle donne.
Abbiamo anche in proposito dati che vorrei rendere noti a chi non li conoscesse. Le donne dedicano alla cura cinque ore e 20 minuti al giorno in più rispetto al lavoro fuori casa mentre gli uomini, quando va bene, un’ora e 35 minuti. Il disequilibrio è davvero troppo e insopportabile.
Vorrei anche comunicare un fatto di nuova cultura, che riguarda il lessico, se volete, ma qui davvero il lessico è sostanza. Parliamo di conciliazione fra maternità, lavoro e carriera e di condivisione. La condivisione per noi è il vero traguardo su cui lavorare per liberare il tempo per la donna e realizzare quindi uno scambio tra un maggiore spazio pubblico per la donna e da dedicare alla cura per l’uomo. Occuparsi di un figlio, di un bambino come fanno le mamme sarebbe un grandissimo arricchimento anche per gli uomini. Mia ha sorpresa molto positivamente la recente sentenza del Tribunale di Firenze, che ha riconosciuto ad un padre la possibilità di andare in congedo anche nei due mesi che precedevano il parto della moglie e questo per occuparsi appunto del nascituro e non soltanto della salute della madre. Quindi, conciliazione e condivisione. Questo davvero è il nuovo traguardo per una donna moderno in una famiglia moderna, che è il nostro orizzonte culturale vorremmo che non fosse davvero un’utopia.
Per quanto riguarda i congedi parentali, sappiamo che solo il 6 per cento dei padri ne fruisce per ragioni sia culturali (a volte gli uomini che vanno in congedo parentale vengono derisi dei colleghi) - questa è realtà e storia - sia perché non è economicamente conveniente perché in genere all’interno della coppia è l’uomo che guadagna di più ed avere una riduzione dello stipendio al 30 per cento è penalizzante per quella coppia e quella famiglia.
Per questo proponiamo che la parte dello stipendio che viene rimborsato riconosciuto sia il 50 per cento o al 75 per cento, a seconda delle condizioni economiche dell’uomo, della persona, del lavoratore e della famiglia.
Quindi, con questi nostri provvedimenti pensiamo davvero alle giovani donne. Sappiamo che le giovani donne vogliono essere lavoratrici e madri, che desiderano non dover scegliere tra lavoro, carriera e maternità e che vogliono davvero avere eguali opportunità lungo tutto l’arco della vita.

Per questo invito l’Assemblea e possibilmente anche qualche collega della maggioranza a votare favorevolmente su questi emendamenti. (Applausi dal Gruppo PD).25-11-09
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25 novembre 2009

DDL LAVORO

Senatrici Pd: “Provvedimento governo è regressione per donne lavoratrici”
“Per le donne e per le lavoratrici il Ddl sul lavoro che il governo Berlusconi e la sua maggioranza si apprestano ad approvare rappresenta una vera regressione”. Lo dichiarano Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd e le senatrici democratiche Vittoria Franco, Rita Ghedini, Maria Fortuna Incostante, Silvia Della Monica, Marilena Adamo, Franca Biondelli e Tamara Blazina in merito al Ddl sul Lavoro (AS 1167) in discussione a Palazzo Madama. E spiegano: “Al di là delle definizioni formali sul principio di pari opportunità nei luoghi di lavoro, il provvedimento, istituendo il ‘Comitato Unico di garanzia per le Pari opportunità, la valorizzazione e il benessere di chi lavora e contro le discriminazioni’, diluisce la specificità delle politiche di genere in un indifferenziato contenitore di politica antidiscriminatoria, rivelando così che, per la maggioranza, le donne sono solo un soggetto da tutelare e non una risorsa. Coerentemente con questa visione, il Ddl non prevede nulla per incentivare e sostenere il lavoro femminile. Abusa dello strumento della delega e rimanda al governo, dilazionandola di 24 mesi, ogni decisione sull’occupazione femminile. Questo significa chiaramente non voler affrontare sul serio un tema di così grande rilevanza. Nell’attuale momento di crisi il rischio di esclusione delle donne dal mercato del lavoro è fortissimo, anche in ragione della loro larga presenza nelle occupazioni precarie e non tutelate”.
“Quello del lavoro delle donne - continuano le senatrici del Pd - non è solo un tema relativo alla parità, ma un’esigenza socio-economica non adeguatamente capita, su cui il governo non sta investendo un euro così da frenare, di fatto, la ripresa del Paese e il suo sviluppo. Quando si parla di lavoro e di produttività del Paese obiettivo prioritario deve essere migliorare la situazione occupazionale delle donne, oggi ancora intorno al 45 per cento con un record negativo del 31 per cento nelle regioni meridionali. L’obiettivo che Lisbona ci impone è di portarla al 60 per cento entro il 2010. Con questo Ddl regressivo, il governo Berlusconi e la sua maggioranza dimostrano di non volerlo raggiungere. Al contrario - concludono - come Pd abbiamo presentato un Disegno di legge che mira a incentivare l’occupazione femminile e a promuovere la conciliazione e la condivisione, introducendo ad esempio il congedo di paternità obbligatorio”.

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Il lanciod ell’agenzia ASCA:

DDL LAVORO: SENATRICI PD, PROVVEDIMENTO GOVERNO E’ REGRESSIONE PER DONNE

(ASCA) - Roma, 25 nov - ”Per le donne e per le lavoratrici il Ddl sul lavoro che il governo Berlusconi e la sua maggioranza si apprestano ad approvare rappresenta una vera regressione”. Lo dichiarano Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd e le senatrici democratiche Vittoria Franco, Rita Ghedini, Maria Fortuna Incostante, Silvia Della Monica, Marilena Adamo, Franca Biondelli e Tamara Blazina in merito al Ddl sul Lavoro (AS 1167) in discussione a Palazzo Madama.

E spiegano: ”Al di la’ delle definizioni formali sul principio di pari opportunita’ nei luoghi di lavoro, il provvedimento, istituendo il ‘Comitato Unico di garanzia per le Pari opportunita’, la valorizzazione e il benessere di chi lavora e contro le discriminazioni’, diluisce la specificita’ delle politiche di genere in un indifferenziato contenitore di politica antidiscriminatoria, rivelando cosi’ che, per la maggioranza, le donne sono solo un soggetto da tutelare e non una risorsa. Coerentemente con questa visione, il Ddl non prevede nulla per incentivare e sostenere il lavoro femminile. Abusa dello strumento della delega e rimanda al governo, dilazionandola di 24 mesi, ogni decisione sull’occupazione femminile. Questo significa chiaramente non voler affrontare sul serio un tema di cosi’ grande rilevanza.

Nell’attuale momento di crisi il rischio di esclusione delle donne dal mercato del lavoro e’ fortissimo, anche in ragione della loro larga presenza nelle occupazioni precarie e non tutelate”.

”Quello del lavoro delle donne - continuano le senatrici del Pd - non e’ solo un tema relativo alla parita’, ma un’esigenza socio-economica non adeguatamente capita, su cui il governo non sta investendo un euro cosi’ da frenare, di fatto, la ripresa del Paese e il suo sviluppo. Quando si parla di lavoro e di produttivita’ del Paese obiettivo prioritario deve essere migliorare la situazione occupazionale delle donne, oggi ancora intorno al 45 per cento con un record negativo del 31 per cento nelle regioni meridionali. L’obiettivo che Lisbona ci impone e’ di portarla al 60 per cento entro il 2010. Con questo Ddl regressivo, il governo Berlusconi e la sua maggioranza dimostrano di non volerlo raggiungere. Al contrario - concludono - come Pd abbiamo presentato un Disegno di legge che mira a incentivare l’occupazione femminile e a promuovere la conciliazione e la condivisione, introducendo ad esempio il congedo di paternita’ obbligatorio”.

red-njb/mcc/bra

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