Riforma scolastica: interventi in Commissione Cultura


vittoriainrosaDi seguito gli interventi di Vittoria Franco nelle sedute n. 162 e 163 della Commissione Cultura del Senato di martedì 26 e mercoledì 27 gennaio  2010

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7ª)

MARTEDÌ 26 GENNAIO 2010
162ª Seduta

Presidenza del Vice Presidente
BARELLI
indi del Presidente
POSSA

La seduta inizia alle ore 15,40.

IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente la revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei (n. 132)
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente norme sul riordino degli istituti tecnici (n. 133)
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente norme sul riordino degli istituti professionali (n. 134)
(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Riprende l’esame congiunto, sospeso nella seduta del 20 gennaio scorso.

Nel dibattito interviene la senatrice Vittoria FRANCO (PD), la quale ritiene preliminarmente che una vera riforma della scuola richieda un coinvolgimento profondo di tutto il settore, debba essere volta a delineare la crescita della società e tale da incidere sui metodi didattici, sui contenuti e sulle risorse. Il riordino in atto rappresenta invece, a suo avviso, una mera riorganizzazione burocratica, finalizzata ad adeguare il sistema ai cospicui tagli decisi dal ministro Tremonti.
Lamenta quindi la carenza di risorse che affligge il comparto al punto che risulta difficile anche il funzionamento minimo degli istituti. Rimarca in particolare che gli stanziamenti per l’istruzione hanno un positivo ritorno e dovrebbero essere ben lontani dall’intento punitivo che anima i provvedimenti all’esame. Sottolinea infatti che essi deprimono l’intero sistema e risultano inadeguati per consentire alla scuola di essere al passo con il rapido sviluppo delle conoscenze.
Evidenzia indi i cambiamenti registratisi nei rapporti tra mercato e lavoro, divenuti sempre più flessibili e bisognosi di un aggiornamento continuo. In proposito giudica essenziale l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Coglie perciò l’occasione per stigmatizzare con forza l’emendamento approvato alla Camera dei deputati al disegno di legge n. 1441-quater-B circa la possibilità di svolgere il secondo anno del biennio delle scuole superiori nell’ambito dell’apprendistato, confondendo di fatto l’istruzione e la formazione professionale. Pone dunque l’accento sulle finalità dell’istruzione, volta a fornire strumenti intellettivi e cognitivi, rispetto a quelle dell’apprendistato, che a suo giudizio settorializza la mente, bloccando peraltro la mobilità sociale.
Rileva poi criticamente che gli schemi di regolamento disinvestono in termini di strutture, organici, monte ore e docenti con il risultato di avere meno scuola, priva fra l’altro di una visione strategica. Dopo essersi soffermata sulla diminuzione delle discipline e sulla riedizione di un liceo classico ormai superato, domanda chiarimenti sulle materie oggetto di riduzione nei prossimi anni.
Afferma altresì che il riordino pare ispirato ad un approccio che non interpreta le esigenze moderne ed è orientato esclusivamente alla fretta dell’entrata in vigore, anche per le seconde classi, provocando un evidente disorientamento per le famiglie. In merito ritiene del resto che la posticipazione delle iscrizioni non consentirà alle scuole di elaborare per tempo la propria offerta formativa. Nel prefigurare la presentazione di eventuali pareri alternativi a quelli dei relatori, manifesta maggiore condivisione circa l’atto n. 133 atteso che esso si pone più in linea con il lavoro compiuto dalla commissione De Toni nella scorsa legislatura. Si dichiara quindi favorevole alle quote orarie opzionali mentre giudica un pesante limite il fatto che la riforma avvenga nel contingente di organico già assegnato.
Nel rilevare contraddizioni tra l’istituzione di comitati scientifici e lo sviluppo dell’autonomia, domanda delucidazioni in ordine alla relazione tra gli istituti professionali e la formazione di competenza regionale. Ravvisa infatti una impostazione eccessivamente uniforme nel Paese che contrasta con la missione propria degli istituti professionali, i quali dovrebbero rispondere alle vocazioni del territorio, valorizzando perciò particolari figure. Ritiene infine che i provvedimenti presentino tratti di irragionevolezza e di appesantimento burocratico, che la scuola non merita affatto.

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ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7ª)

MERCOLEDÌ 27 GENNAIO 2010
163ª Seduta

Presidenza del Presidente
POSSA

Interviene il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca Pizza.

La seduta inizia alle ore 14,50.

IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente la revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei (n. 132)
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente norme sul riordino degli istituti tecnici (n. 133)
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente norme sul riordino degli istituti professionali (n. 134)
La senatrice Vittoria FRANCO (PD) dà conto dello schema di parere contrario sull’atto n. 133, che osservando quest’ultimo risente della debolezza generale del riordino. Ritiene peraltro che i provvedimenti costituiscano un attacco all’unitarietà del sapere e sviliscano i segmenti dell’istruzione che hanno rappresentato dei fiori all’occhiello per il Paese. Nel riconoscere l’urgenza di un aggiornamento degli ordinamenti rispetto all’avanzamento dei saperi e alle sfide del mercato del lavoro, tiene a precisare che il mantenimento dell’obbligo scolastico a 16 anni assicura la base delle capacità di apprendimento per ciascuno studente. Al riguardo, stigmatizza l’emendamento approvato presso l’altro ramo del Parlamento al disegno di legge n. 1441-quater-B, che si colloca esattamente in senso opposto privando i ragazzi della formazione di base e confondendo l’istruzione e la formazione professionale. Ribadisce dunque che l’apprendistato blocca la mobilità sociale e offre una visione settorializzata, in antitesi con quanto richiesto dalla società della conoscenza.
Pur dichiarando apprezzabile che il Ministro si sia avvalso della commissione De Toni, istituita nella scorsa legislatura, lamenta che siano stati svuotati gli aspetti più innovativi di quell’esperienza. Critica dunque la riduzione a 32 ore, nonché l’assenza di una strategia per la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti. Deplora altresì la penuria di risorse e giudica assai grave l’applicazione del riordino anche alle terze e quarte classi in quanto ciò lede i diritti acquisiti.
Ravvisa comunque degli aspetti condivisibili nello schema di regolamento, relativi all’autonomia e alle quote orarie opzionali, per la cui attuazione tuttavia sarebbero necessari un organico funzionale adeguato e maggiori investimenti. Nel paventare il rischio di una violazione dell’autonomia delle scuole, registra criticamente la contraddizione tra l’obiettivo apprezzabile della didattica laboratoriale, da un lato, e il decremento delle ore di laboratorio e l’eliminazione delle compresenze, dall’altro.
Concorda poi con la semplificazione degli indirizzi e con un maggiore collegamento al mondo produttivo, purché siano attuati in maniera idonea. Parimenti, si dichiara favorevole all’insegnamento in lingua inglese di una materia non linguistica, sottolineando che tuttavia occorrono specifici investimenti per la formazione.
Dopo aver espresso stupore per l’assenza, nello schema di parere del relatore, di richiami a quanto affermato dal Consiglio di Stato, ad esempio con riferimento ai comitati tecnico-scientifici e al Comitato nazionale per l’istruzione tecnica e professionale, sottolinea infine l’esigenza di una maggiore caratterizzazione dell’indirizzo turistico e stigmatizza il ridimensionamento dell’indirizzo per periti aziendali e corrispondenti in lingue estere (PACLE).

One Response to “Riforma scolastica: interventi in Commissione Cultura”

  1. Mirella Casci Says:

    Spettabile Sen. Franco,

    Le scrivo in merito alla proposta di parere presentata da Lei e da alcuni Suoi colleghi in merito alla riforma dei licei. Oltre a ringraziarLa e a congratularmi con Lei per delle osservazioni che condivido pienamente vorrei chiederLe una delucidazione in merito a due punti del documento in questione. Premetto che mi sta particolarmente a cuore la situazione della classe di concorso A047 “Matematica” che stando alla bozza di revisione delle c.d.c. diffusa lo scorso giugno sarebbe espulsa dai licei scientifici e da tutti gli altri licei. Attualmente nei soli licei scientifici insegnano più di 5000 docenti di ruolo della classe A047 e chissà quanti altri sono sparsi nelle varie istituzioni liceali che hanno applicato (poche in realtà) il vecchio regolamento che prevedeva che fosse loro assegnato l’insegnamento della matematica nel biennio di TUTTI i licei. Con una precisione che mi ha lasciata piacevolmente colpita nel parere di cui sopra Lei e altri colleghi avete fatto notare come i tagli della riforma della superiore si ripercuoteranno su alcune c.d.c. In un primo punto si legge “La classe 47 A (Matematica) espulsa dai licei delle scienze umane e linguistici, poiché matematica e fisica diventano disciplina unica già nel biennio”. Con tale affermazione cogliete il possibile disagio di un certo numero di docenti; devo però dire che mi ha sorpreso il mancato riferimento alla perdita del biennio del liceo scientifico che, dato il maggior numero di utenti, rappresenta sicuramente un problema di maggior entità (se non altro dal punto di vista numerico). Quella che credevo fosse una svista è divenuto per me un dubbio quando ho letto la successiva affermazione: “ In tali Licei [linguistici e delle scienze umane] la definizione e distribuzione delle discipline risulta approssimativa: ad esempio matematica e fisica costituiscono una disciplina unica (comprensiva anche di informatica!) diversamente dal classico e dallo scientifico”. Avendo avuto modo di visionare tramite la rete delle bozze non ufficiali dei quadri orari definitivi, non mi è nuova la notizia della materia unica “Matematica e Fisica” (a mio parere un pericoloso compromesso che porterà a non far apprendere bene né la matematica né la fisica). Tuttavia nelle bozze finora diffuse queste materie erano “fuse” anche al liceo classico. A ben interpretare quanto da Voi scritto nel parere sembra che sarà concesso alla A047 di continuare a insegnare al liceo scientifico. Il tutto pare però singolare se confrontato con le informazioni che sono state diffuse a giugno. Può gentilmente confermare (o smentire) se si è provveduto a correggere le notevoli incongruenze dell’insegnamento della matematica? Sono state diffuse delle nuove bozze anche per le classi di concorso? Il pericolo è che in assenza di nuove e più rassicuranti informazioni molti insegnanti facciano dei veri e propri “salti nel buio” in occasione della mobilità annuale. Concludo ringraziandoLa ancora una volta per il suo impegno, per il Suo lavoro e attendo fiduciosa un cortese riscontro.

    In Fede,

    Mirella Casci

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