Apprendistato a 15 anni: misura drastica e regressiva


vittoriafranco0108Di seguito il resoconto dell’intervento di Vittoria Franco sulla proposta del governo di mettere l’apprendistato a 15 anni al posto dell’obbligo all’istruzione, svolto nel corso della seduta della VII Commissione di mercoledì 10 febbraio 2010.

IN SEDE CONSULTIVA
(1167-B) Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro, approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dallo stralcio, deliberato dalla Camera dei deputati, degli articoli 23, 24, 32, da 37 a 39 e da 65 a 67, del disegno di legge n. 1441 d’iniziativa governativa, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati
(Parere alle Commissioni 1ª e 11ª riunite. Seguito dell’esame e rinvio)

Riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.

La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD)
, richiamandosi all’intervento del Presidente sul disegno di legge n. 1905, afferma che la cultura va trasferita ai giovani senza alcuna discriminazione, atteso che essi rappresentano il futuro del Paese. Nel rammentare che la Commissione, pur essendosi espressa in modo difforme sul riordino del secondo ciclo, non ha messo in dubbio la possibilità di elevare il tenore culturale della società attraverso la scuola, tiene a precisare che non si è mai registrato disaccordo neanche circa la possibilità di realizzare l’obbligo di istruzione nel primo biennio della scuola secondaria superiore, nonostante esso non sia unitario per tutti gli indirizzi.
Invita poi a considerare gli obiettivi posti dall’Europa sull’obbligo di istruzione, ravvisando inoltre profonde differenze tra i diversi modelli di formazione professionale regionale, che possono essere armonizzabili ma sicuramente non sono uguali tra loro. Ritiene peraltro che la diffusione del sapere migliori il livello culturale e di sviluppo della nazione; giudica perciò inaccettabile relegare i ragazzi più sfortunati in posizione di svantaggio, atteso che il lavoro - che pure ha la sua dignità - rischia di essere controproducente se non è accompagnato da un’idonea base culturale.
Si sofferma dunque sull’articolo 48, comma 8, sottolineando che l’apprendistato è un contratto di lavoro assai diverso dalla formazione scolastica. Sollecita perciò chiarimenti da parte dell’Esecutivo sul significato della disposizione, con particolare riferimento al rapporto tra le ore svolte a scuola e quelle lavorative nonché al soggetto incaricato di garantirne il funzionamento. Deplora peraltro che la norma faccia riferimento esclusivamente all’età anagrafica senza tener conto dello stadio di maturazione del percorso scolastico. In conclusione stigmatizza la collocazione dei giovani nell’ambito dell’apprendistato senza una formazione adeguata ed un titolo di studio, ravvisando una contraddizione con le finalità emerse in occasione dell’esame dei provvedimenti di riforma della scuola secondaria.

La senatrice Vittoria FRANCO (PD)
invita a sua volta a prestare particolare attenzione al comma 8 dell’articolo 48, lamentando l’assenza dell’Esecutivo con cui sarebbe stato necessario invece interloquire, al fine di comprendere la ratio di una misura a suo avviso drastica e regressiva. Nel reputare assai grave la disposizione, ritiene altresì che essa costituisca una eccessiva semplificazione dei problemi degli adolescenti, a prescindere dalla loro appartenenza sociale e culturale.
Rivendica invece l’obiettivo della propria parte politica di creare una scuola inclusiva, che non lasci indietro nessuno proprio nella prospettiva di assicurare la crescita del Paese. Ricordando poi i traguardi posti dalla strategia di Lisbona, si interroga sulle misure concrete per contrastare la dispersione scolastica, per innalzare la qualità e per incrementare il numero di diplomati e laureati. In particolare afferma che la scuola deve tentare di risolvere tali questioni, mentre attraverso il comma 8 dell’articolo 48 si ignorano le difficoltà dei ragazzi, i quali vengono abbandonati a se stessi ed esposti allo sfruttamento. Puntualizza infatti che l’apprendistato si configura come un’attività lavorativa che esula da un percorso formativo adeguatamente definito.
Stigmatizza quindi la totale deresponsabilizzazione della scuola e delle istituzioni, deplorando altresì come la prima sia progressivamente penalizzata dalla diminuzione delle strutture e dei docenti.
Pur riconoscendo che l’acquisizione dei saperi passa anche attraverso il saper fare, sottolinea con forza che ciò deve avvenire nell’ambito del sistema scolastico. Al riguardo, pone l’accento su alcune buone sperimentazioni della scuola secondaria, purtroppo eliminate dal recente riordino, mediante le quali si sono realizzate positive esperienze di apprendimento mediante l’uso dei laboratori.
Sollecita dunque la Commissione ad affermare, come limiti inderogabili, alcuni elementi acquisiti, come l’innalzamento dell’obbligo scolastico e dell’età di ingresso nel lavoro. Invita altresì a non confondere l’istruzione e la formazione, in quanto solo la prima mette i ragazzi in grado di imparare lungo tutto l’arco della vita, evitandone l’emarginazione. Ritiene invece che l’apprendistato settorializzi la mente e renda più complesso l’inserimento nel mondo del lavoro, dato che non garantisce gli strumenti minimi di conoscenza.
Avviandosi alla conclusione, reputa essenziale che la scuola intervenga per prevenire e sostenere il disagio giovanile, mettendo a frutto anche positive esperienze locali, dato che anche i giovani con maggiori difficoltà rappresentano il futuro della nazione.

Il seguito dell’esame è rinviato.

La seduta termina alle ore 16.

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