DDL d’iniziativa popolare sul lavoro femminile


volantonelavdonne1” Più lavoro per le donne = più benessere per tutti”

E’ questo il motivo propulsore del disegno di legge di iniziativa popolare “Misure per favorire l’occupazione femminile e la condivisione e conciliazione fra cura e lavoro”.

Le Feste del PD e qualsiasi altra iniziativa possono essere utili sia per parlare del tema che per raccogliere le firme.
Nella convinzione che sostenere le donne e favorire la loro partecipazione alla vita sociale ed economica del nostro Paese costituisca, prima di tutto, una grande questione democratica, abbiamo ritenuto che lo strumento del disegno di legge di iniziativa popolare fosse particolarmente appropriato per una campagna nazionale a sostegno dell’azione politica ed istituzionale del nostro Partito.

I moduli per la raccolta delle firme stanno per arrivare nelle Federazioni; si possono comunque scaricare oltre che dal link che segue, anche dal sito del PD (www.partitodemocratico.it.).

Vittoria Franco

Roma, 24 giugno 2009

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Apri il modulo per la raccolta delle firme:

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Apri il Disegno di legge:

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Sintesi del disegno di legge

“Misure urgenti a sostegno della partecipazione delle donne alla vita economica e sociale nonché deleghe al Governo in materia di tutela della maternità delle lavoratrici autonome e di rispetto della parità di genere”

Capo I

INCENTIVI Alla partecipazione al lavoro delle donne

*

Incentivi fiscali a favore delle madri lavoratrici dipendenti, autonome e parasubordinate (Art. 2)

Si introduce un nuovo e specifico incentivo fiscale in favore di tutte le donne con figli che a vario titolo lavorano - dipendenti, “atipiche” o autonome - nella forma di una detrazione IRPEF aggiuntiva, a titolo di sostegno alle spese sostenute per il pagamento di rette relative alla frequenza degli asili nido e per i servizi di assistenza familiare e cura di figli minori.

La detrazione è riconosciuta fino a un massimo di 400 euro per il primo figlio, più 200 euro per ciascun figlio successivo al primo, per i redditi non superiori a 15.000 euro. Tale limita si abbassa a 350 euro per il primo figlio, più 150 euro per ciascun figlio successivo al primo, se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 30.000 euro. Infine, si abbassa gradualmente al crescere dei redditi al di sopra dei 30.000 euro, fino ad annullarsi in corrispondenza di un reddito personale della lavoratrice pari ad almeno 40.000 euro. L’incentivo fiscale è riconosciuto in misura maggiorata del 30 per cento alle lavoratrici residenti nel Mezzogiorno.

* Misure di incentivazione e sostegno della flessibilità oraria e del part-time (Art. 3)

Al sostegno della flessibilità oraria e del part-time è dedicata la disposizione che incentiva i datori di lavoro privati a riconoscere la trasformazione, reversibile e su base volontaria, del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale, su richiesta delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, anche adottivi o affidatari, con figli fino a dodici anni di età ovvero fino a quindici anni in caso di affidamento o di adozione.

È inoltre disposta, per le sole lavoratrici dipendenti, la possibilità di richiedere al datore di lavoro - in alternativa al congedo parentale - la trasformazione reversibile del rapporto di lavoro a tempo pieno in un part-time, per un periodo massimo di un anno. L’incentivo, in tal caso è riconosciuto tanto ai datori di lavoro - in termini di esonero dal versamento dei contributi previdenziali - quanto alle lavoratrici, giacché si prevede che i datori di lavoro restituiscano loro in busta paga una parte (fino ad un terzo) dei costi risparmiati.

* Proroga e incremento del credito d’imposta per l’occupazione femminile nelle aree del Mezzogiorno (Art. 4)

Si potenzia il credito d’imposta per l’occupazione previsto dalla Finanziaria 2007, prevedendo una proroga di tre anni della disciplina vigente, fino al 31 dicembre 2011, e un incremento dell’importo del credito fino a 600 euro per ciascuna lavoratrice e ciascun mese di impiego.

* Incentivi ai datori di lavoro per l’assunzione di persone che avviano o riprendono l’attività lavorativa dopo periodi dedicati alla cura della famiglia (Art. 5)

Si incentiva l’assunzione di persone over 35 che avviano o riprendono l’attività lavorativa dopo periodi dedicati alla cura della famiglia, attraverso il riconoscimento di specifiche agevolazioni fiscali al datore di lavoro che assuma tali soggetti a tempo indeterminato. La condizione richiesta è che la persona cui si offre lavoro si trovi in condizione di inoccupazione o disoccupazione da almeno due anni, durante i quali sia stata impegnata in lavoro di cura in favore di figli di età inferiore ai dodici anni, anche adottivi o in affidamento, di familiari disabili gravi o di familiari non autosufficienti.

*

Formazione professionale e sostegno all’imprenditoria e all’autoimprenditorialità femminili (Art. 6)

Si potenziano gli strumenti vigenti a sostegno della formazione professionale delle lavoratrici autonome e di promozione all’imprenditoria e all’autoimprenditorialità femminili.

In particolare, la norma incrementa le risorse destinate al finanziamento delle azioni positive realizzate mediante la formazione, vincolando a tale obiettivo almeno il 25 per cento delle risorse stanziate per la formazione professionale nell’ambito del Fondo sociale europeo e riservando, nell’ambito di tale quota, almeno un quarto delle risorse alle regioni aventi tassi di occupazione femminile inferiori alla media nazionale

Analogamente, si riserva al sostegno e alla creazione di nuove imprese femminili, nonché al consolidamento aziendale di piccole e medie imprese femminili, una quota non inferiore al 25 per cento del Fondo per la finanza d’impresa.

*

Riqualificazione e rifinanziamento del Fondo nazionale per l’imprenditoria
femminile (Art. 7)

Si dispone la riqualificazione e il rifinanziamento del “Fondo nazionale per l’imprenditoria femminile” attraverso - rispettivamente - la sua apertura alla prestazione di garanzie al credito per la costituzione di piccole e medie imprese in grado di accedere a finanziamenti regionali e comunitari, e la rideterminazione del suo finanziamento annuale, portato a 100 milioni di euro annui a decorrere dal 2009.

Capo II

SOSTEGNO ALLA CONCILIAZIONE FAMILIARE

Estensione e potenziamento dell’istituto del congedo parentale. Istituzione del congedo di paternità obbligatorio (Art. 8)

Il secondo pacchetto di misure proposto dal disegno di legge è centrato sul potenziamento degli strumenti di conciliazione familiare e il rafforzamento delle prestazioni sociali e assistenziali in favore delle famiglie con figli.

In questo ambito, è proposto innanzitutto il potenziamento dei congedi parentali. Si prevede infatti che le lavoratrici e i lavoratori possano accedere ai congedi parentali fino al terzo anno di vita del bambino, godendo di un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione, per i redditi fino a 35.000 euro per una famiglia di tre componenti . Tale limite è rimodulato al rialzo per le famiglie più numerose, sulla base dell’indicatore di situazione economica equivalente (ISEE). Per gli altri lavoratori, con redditi più alti, l’indennità è comunque elevata dal 30 per cento attuale al 50 per cento della retribuzione.

Infine, si introduce un istituto del tutto innovativo rispetto all’ordinamento vigente, volto ad incidere anche sul piano culturale sulla percezione e considerazione sociale della paternità. Si tratta del “congedo di paternità esclusivo ed obbligatorio”, della durata di dieci giorni, riservato ad ogni lavoratore padre, da fruire necessariamente entro tre mesi dalla nascita del figlio.

- Delega al Governo in materia di tutela della maternità delle lavoratrici autonome (Art. 9)

Una disposizione di delega ad hoc è dedicata al rafforzamento dei sistemi di tutela sociale della maternità delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici.

Essa è orientata innanzitutto al riconoscimento di forme di contribuzione figurativa, totale o parziale, alle lavoratrici autonome in maternità, per un periodo corrispondente a quello di astensione obbligatoria delle lavoratrici dipendenti (cinque mesi), con l’estensione alle stesse fattispecie e modalità di astensione anticipata per gravidanza a rischio, di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 15. Con specifico riferimento alle piccole e micro imprese, è riconosciuta la possibilità di sostituzione in caso di maternità delle lavoratrici autonome anche con familiari della lavoratrice stessa, come individuati ai sensi dell’articolo 230-bis del codice civile, o con i soci partecipanti all’impresa, anche attraverso il riconoscimento di forme di compresenza della lavoratrice e del suo sostituto.

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Detrazione fiscale delle spese sostenute dalle famiglie per l’assistenza ai bambini e agli anziani (Art. 10)

A sostegno della conciliazione familiare devono leggersi anche le misure che riconoscono detrazioni fiscali alle spese sostenute dalle famiglie per l’assistenza e cura di figli minori e di familiari non autosufficienti.

In particolare, ai contribuenti con redditi non superiori a 40.000 euro si riconosce una detrazione del 19% delle imposte sui redditi personali (IRPEF) delle spese documentate sostenute per gli addetti all’assistenza domestica (baby-sitter, badanti, ecc.), per un importo non superiore a 2.100 euro annui.

La stessa detrazione del 19% è riconosciuta per le spese documentate sostenute per il pagamento di rette relative alla frequenza degli asili nido, per un importo complessivamente non superiore a 632 euro annui per ogni figlio.

* Assistenza di maternità individuale e conciliazione dei tempi nell’accesso ai servizi (Art. 11)

Si prevede che le Regioni, in sede di attuazione del “Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi” introdotto dalla Finanziaria 2007, realizzino servizi mirati al sostegno delle madri in situazioni di disagio economico/sociale. In particolare, si prevede che le donne in difficoltà possano avere l’aiuto di apposite Assistenti di maternità, a partire dalla nascita del bambino fino al suo accesso all’asilo nido.

Nello stesso contesto, si prevede l’incentivazione all’allungamento e alla flessibilizzazione degli orari di apertura degli asili e delle scuole e, in generale, di tutti gli uffici pubblici che rendono i principali servizi ai cittadini.

* Rifinanziamento del Fondo nazionale per gli asili nido (Art. 12)

A completamento delle misure per il potenziamento dei servizi all’infanzia, si dispone un incremento delle risorse stanziate per l’attuazione del “Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi”, nella misura di 100 milioni di euro per l’anno 2008 e di 200 milioni di euro in ragione d’anno per gli anni 2009, 2010, 2011 e 2012, al fine di conseguire l’obiettivo di assicurare entro cinque anni la copertura del servizio di asili nido su tutto il territorio nazionale per almeno il 25 per cento dei bambini tra 0 e 3 anni, in attuazione degli obiettivi di copertura territoriale fissati dal Consiglio europeo di Lisbona del 23-24 marzo 2000

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Apri il volantone su Occupazione femminile:

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di seguito l’intervista di Lisa Castaldo a Vittoria Franco, pubblicata su “Woman in the city” online:

Proviamoci ancora, questa volta per iniziativa popolare

di Lisa Castaldo

E’ iniziata in questi giorni in Toscana e proseguirà su tutto il territorio nazionale la campagna per la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per favorire l’occupazione femminile e la condivisione e conciliazione fra cura e lavoro“.
La legge di iniziativa popolare è un strumento di iniziativa legislativa riservato ai cittadini che, attraverso una raccolta di 50.000 firme, possono presentare un progetto di legge al Parlamento (o ad un ente amministrativo locale, come la Regione), affinché questo sia poi discusso e votato.
Lo prevede l’articolo 71 della nostra Costituzione: “Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli”, supportato dagli articoli 48 e 49 della legge 25 maggio 1970, n.352, che stabiliscono l’iter parlamentare del progetto.
Come per il referendum, in sostanza, l’iniziativa popolare è istituto di democrazia diretta.
Che si sia fatto dunque ricorso ad uno strumento di democrazia diretta come la legge di iniziativa popolare per cercare di mettere al centro dell’agenda politica nazionale la questione dell’occupazione femminile, la dice lunga.
È sin troppo noto il ruolo di fanalino di coda dell’Italia, tra i Paesi occidentali, per numero e presenza delle donne nel mercato del lavoro, per impulso alle carriere femminili e per pari opportunità nei luoghi decisionali.
La presidenza di turno del prossimo G8, il summit dei Paesi più industrializzati del mondo, dovrebbe far arrossire di una vergogna in più la nostra classe politica al governo. Che poco si cura, nei fatti, della vita reale delle italiane. Nonostante economisti e studi di settore non manchino di rilevare che la partecipazione femminile al lavoro è strumento di crescita e di competitività dell’intero sistema produttivo, è risorsa su cui investire per fare uscire il Paese dall’attuale crisi economica, oltre che indice del livello di democrazia del Paese.
La campagna di raccolta firme è stata lanciata dal partito di opposizione, il Partito Democratico, in particolare dal Coordinamento Pari opportunità di cui è responsabile Vittoria Franco.
Vediamo dunque con lei come nasce questa proposta di legge di iniziativa popolare, quali sono le azioni che intende mettere in campo e quali obiettivi vuole raggiungere.

Women in the city. Senatrice Franco come nasce questa proposta di legge di iniziativa popolare per favorire l’occupazione femminile ? Perché si è deciso di ricorrere a questo strumento ?
Vittoria Franco
. Perché creare le condizioni di una possibile espansione del lavoro femminile è una delle questioni più urgenti, ma anche più neglette nel nostro Paese.
Abbiamo chiesto a questo Governo in molte occasioni di dare risposte, con interventi in Parlamento, mozioni, interrogazioni, proposte di legge. Ma la risposta è il silenzio oppure misure che ci fanno tornare indietro, come la cancellazione della legge per impedire il fenomeno delle dimissioni in bianco, la revoca delle risorse per promuovere l’imprenditoria femminile e l’occupazione al Sud, blocco del piano degli asili nido lanciato da Prodi.
A questo punto l’unico strumento per sensibilizzare opinione pubblica, politica, Governo nazionale e amministrazioni locali è il ricorso alla voce dei cittadini attraverso la firma di un disegno di legge di iniziativa popolare. Occorrono almeno 50.000 firme, ma noi puntiamo a raccoglierne molte di più.

WiC.Da anni conosciamo i dati sull’occupazione femminile: in Italia solo il 46% delle donne lavora, contro una media europea del 57%. Nel Sud le occupate sfiorano il 31%. Nel contempo aumenta anche il tasso di inattività femminile. Quali sono le azioni che la proposta di legge intende mettere in campo per superare questo stato di cose ?
V.F.
Le nostre proposte riguardano due grandi capitoli: il primo contiene misure per promuovere l’occupazione femminile; il secondo interventi per sostenere la conciliazione fra maternità e lavoro e la condivisione del lavoro di cura.
Le due cose sono evidentemente legate, dal momento che tutti sanno che i due ostacoli maggiori per l’accesso delle donne al mercato del lavoro e alla carriera sono la maternità e il tempo di cura.
Sul primo punto proponiamo vantaggi fiscali per le imprese che assumono donne, sostegno all’imprenditoria femminile, blocco ai licenziamenti delle donne precarie della pubblica amministrazione. Riguardo al secondo punto, è importante richiamare l’attenzione sul fatto che usiamo due parole e non una: conciliazione e condivisione.
E infatti, prevediamo un periodo di congedo paterno obbligatorio, di rivedere la legge sui congedi parentali in modo da renderli più fruibili e convenienti anche per gli uomini, un credito d’imposta per le lavoratrici madri come riconoscimento del lavoro di cura, ripristino delle risorse investite dal Governo Prodi in un piano per asili nido e servizi all’infanzia e ai non autosufficienti, flessibilità degli orari, per le lavoratrici madri possibilità del part-time con un periodo di contributi figurativi a carico dello Stato.

WiC.Dopo la Fair Pay Act varata negli Stati uniti dal presidente Obama, anche la Gran Bretagna nei giorni scorsi è scesa in campo contro i divari retributivi di genere con un progetto di legge che prevede misure molto forti: obbligo per legge a carico delle aziende di rendere note le retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori, ispezioni obbligatorie sugli stipendi. Cosa prevede la proposta di legge in materia di disparità salariali ?
V.F.
In Italia abbiamo già una buona legge, quella che porta il nome di Tina Anselmi, che vieta le discriminazioni salariali fra uomini e donne. Si tratta di fare maggiori controlli nel settore privato.
Nel Pubblico impiego le discriminazioni salariali riguardano invece la parte variabile dello stipendio, per esempio quella che deriva dagli straordinari. Detassandoli, il governo Tremonti non ha fatto altro che ampliare le discriminazioni salariali, visto che le donne difficilmente riescono a farli. Non dobbiamo però dimenticarci che il divario maggiore riguarda le professioni e i ruoli che richiedono un titolo di studio superiore, per i quali si può arrivare anche al 28 - 30% di differenza.

WiC.Negli ultimi anni alcuni Paesi Europei hanno fatto grandi passi in avanti per quanto riguarda la condizione economica e sociale delle donne. Perché da noi non è accaduto ? Quale è la sua valutazione ?
V.F.
In Italia ci troviamo in una condizione di arretratezza storica che riguarda il ruolo delle donne nella sfera pubblica: dal mercato del lavoro alla presenza nelle istituzioni elettive, nella politica, nelle carriere, nei Consigli di Amministrazione. Le donne oggi sono più scolarizzate degli uomini, ma restano indietro nel mercato del lavoro. Sono più povere e precarie.
L’idea è sempre quella tradizionale: la donna deve pensare alla famiglia. Anche quando ha un lavoro, è lei, naturalmente, che ha il compito di organizzare il tempo degli altri. Se poi, le difficoltà di organizzazione crescono, è naturale che a rinunciare al lavoro sia lei: in fondo, non è sempre stato così ?
È significativo che il motto della destra, compresa la ministra per le pari opportunità, non è un paradosso?, sia “Dio, Patria, Famiglia”. Ne discende come conseguenza che non è uno scandalo ridurre le risorse ai comuni, e quindi i servizi e l’intero welfare, o accorciare il tempo scuola. Le donne sanno fare le acrobate.
Voglio dire alle donne italiane: stiamo attente. Il futuro delle nostre figlie dipende anche da noi.

16/05/2009

VAI ALLA PAGINA DEL SITO DEL PD DEDICATA AL DISEGNO DI LEGGE:

DISEGNO DI LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE

3 Responses to “DDL d’iniziativa popolare sul lavoro femminile”

  1. Quando le donne di potere cancellano le altre come fossero inutili rumori di fondo « Best Web News Blog Says:

    [...] matrimonialisti pubblicato oggi su il messaggero e poi dare un’occhiata alla proposta di legge sul lavoro delle donne per cui le rappresentanti del pd starebbero raccogliendo le [...]

  2. admin Says:

    ciao cis

  3. liliana boccarossa Says:

    Quando le donne dei partiti capiranno che lanciare iniziative a partire dal proprio partito senza prima porsi il problema di ricostruire legami e mediazioni politiche tra donne porta solo alla sconfitta delle donne (anche se servono a visibilità e carriere di alcune)?

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