DDL riforma dell’Università


unitauniversita0303101 Intervento di Vittoria Franco, pubblicato sull’Unità di mercoledì 3 marzo 2010 e, di seguito il resoconto stenografico dell’intervento svolto nel corso della discussione nella seduta pomeridiana della Commissione istruzione del Senato di martedì  23 febbraio 2010.

Per leggere l’intervento pubblicato dall’Unità:

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Legislatura 16º - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 172 del 23/02/2010

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI    (7ª)

MARTEDÌ 23 FEBBRAIO 2010

172ª Seduta

Presidenza del Presidente

POSSA

Interviene il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca Pizza.

La seduta inizia alle ore 14,35.

La senatrice Vittoria FRANCO (PD) esprime anzitutto apprezzamento per la qualità del dibattito in corso, che ha visto anche l’appassionata partecipazione di illustri senatori esterni alla Commissione. Il tema della riforma universitaria è quindi unanimemente avvertito e tutti gli schieramenti politici si dimostrano parimenti responsabilizzati per il bene del Paese. Se l’università non viene riformata, del resto, sarà l’intero sistema Paese a continuare nel processo di decadenza in atto. Ella si augura dunque che il dibattito avviato preluda a riforme sostanziali, che partano dalle convinzioni comuni emerse. Si rallegra ad esempio che si sia registrata convergenza sulla direzione da intraprendere, con riguardo fra l’altro alla valorizzazione del merito nella fase sia di produzione che di trasmissione del sapere. Giudica tuttavia piuttosto lacunoso l’articolo 1, che si incentra solo sulla didattica e non anche sulla ricerca. Ciò testimonia, a suo avviso, i limiti dell’approccio governativo, di cui auspica un radicale cambiamento. Occorre infatti chiedersi, prosegue, se la riforma prefigurata dal Governo sia idonea a conseguire gli obiettivi di Lisbona, ovvero se essa non finisca piuttosto nel licealizzare l’università, rendendola luogo di trasmissione di conoscenze già acquisite anziché di produzione di nuovo sapere.

Ella rammenta poi che il riordino della governance è stato da più parti definito eccessivamente dirigistico e centralistico. A suo avviso, esso è piuttosto paternalistico, depotenziando totalmente l’autonomia in nome di una presunta maggiore efficacia dell’intervento statale che invece mortifica gli atenei, posti sotto la tutela dell’Economia. Ciò risulta tuttavia del tutto inaccettabile per la sua parte politica.

Pur riconoscendo che in alcuni casi l’autonomia sia stata utilizzata in modo distorto, ella ritiene invece che occorra individuare meccanismi idonei a conseguire un’autonomia responsabile ed in tal senso pone l’accento sul potenziamento della valutazione e su una conseguente premialità rigorosa. In questa direzione, del resto, rammenta, andava l’istituzione dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), mentre l’articolo 1, comma 4, del disegno di legge n. 1905 avoca al Ministero i poteri di valutazione, estremizzando l’approccio paternalistico già ricordato.

L’omologazione del modello di riferimento soffoca inoltre gli atenei, le cui differenze andrebbero invece valorizzate. Né si comprende, prosegue, perché i vincoli burocratici imposti alle università statali non si applichino agli atenei privati, come se entrambi non appartenessero ad un unico sistema pubblico da assoggettare alle medesime regole. Ella si dichiara indi favorevole alla fissazione di livelli essenziali di prestazione, coerenti con l’autonomia, e si associa alle considerazioni del Presidente sul diritto allo studio. Reputa infatti incongruo che si prediliga la didattica laddove non si garantiscano poi servizi efficienti agli studenti.

Quanto agli organi di governo, rileva criticamente come non sia ben individuato il responsabile del buon andamento dell’ateneo, prefigurando una struttura bicefala che finirà per essere paralizzata da veti incrociati. Né ella condivide che i rettori possano svolgere l’incarico in periodi successivi presso diversi atenei, tanto da trasformare tali mansioni in un vero e proprio mestiere.

Dopo aver deplorato la disciplina dettagliata di numerose modalità operative, che più correttamente dovrebbero essere rimesse agli statuti, censura lo svuotamento di poteri del senato accademico. Si sofferma altresì sul Fondo per il merito, condividendone il principio ispiratore ma rimarcandone il carattere demagogico, stante l’assoluta mancanza di copertura finanziaria.

Passando al sistema della tenure track, osserva che essa presuppone una considerevole capacità di programmazione. Registra tuttavia che i concorsi sono fermi da molto tempo e giudica irrealistico passare rapidamente da un sistema all’altro. Nell’invocare perciò maggiore gradualità, chiede al Governo di chiarire quale sarà il destino di coloro che alla data di entrata in vigore della legge abbiano conseguito l’idoneità ma non abbiano potuto essere assunti perché i rispettivi atenei non erano in condizioni di farlo.

Avviandosi alla conclusione, rimarca che l’assenza di risorse vanifica di fatto la premialità ed auspica un lavoro comune sul testo, possibilmente in sede di comitato ristretto.


One Response to “DDL riforma dell’Università”

  1. miriam Says:

    Gentile Senatrice,

    per qualche incomprensibile ragione, nelle discussioni sul ddl nella commissione del senato sono misteriosamente assenti i 30000 e oltre lavoratori precari delle università, per i quali con il ddl si sta preparando una colossale operazione di macelleria sociale. Curioso, no?
    E dire che secondo il segretario Bersani il precariato sarebbe una delle priorità del partito…
    Misteri della politica…

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