Mozione: promuovere empowerment femminile anche in arte e spettacolo


danzatriceDi seguito il testo di una mozione presentata ieri, 22 aprile 2010, in Senato dalle senatrici

Franco Vittoria, Vita, Biondelli, Bastico, Soliani, Garavaglia Mariapia, Mongiello, Zanda, Marcucci, Nerozzi

premesso che:
dall’indagine sulla programmazione concertistica della”GateKeepers”, promossa dalla Comunità Europea, coordinata dall’istituto di ricerca tedesco ERICarts e svolta in Italia dalla “Fondazione Adkins-Chiti: Donne in Musica” si evince, riguardo il rapporto tra compositori italiani e stranieri (donne e uomini), una situazione anomala: in Italia ci sono numeri quasi eguali per coloro che si dedicano alla composizione e creazione musicale mentre si riscontra che il rapporto compositrice/compositore nella programmazione (misurato in un periodo di dieci anni) scende a quattro su cento e il numero di lavori musicali programmati dalle sole donne italiane è dello 0,4 per cento;
il rapporto “Donne nelle arti e nello spettacolo” - presentato dalla Commissione nazionale Pari Opportunità - constata che nel settore della cultura, dello spettacolo e dell’indotto, le donne occupano un posto su tre (33,8 per cento). In totale le posizioni dirigenziali nominali ricoperte da donne sono 690. Soprattutto nel settore privato, dove le manager sono 222 e rappresentano il 32,3 per cento del totale. Nel settore pubblico, invece, sono solo 164 con un 23,7 per cento; nell’ambito dei Beni Culturali, sono in aumento le donne soprintendenti (24 pari al 3,5 per cento), così come le presidenti di istituzioni culturali, pubbliche e private (92 pari al 13,2 per cento);
inoltre, il risultato di una ricerca indetta dal Teatro delle donne - Centro Nazionale di Drammaturgia (2006) vede che nessun teatro stabile in Italia ha un direttore donna e nonostante l’alta presenza di drammaturghe italiane soltanto il 2,7% della programmazione teatrale è dedicata alla presentazione delle loro opere;
la situazione non migliora per l’acquisto di opere prodotte da donne. Infatti, le artiste contemporanee sono quasi invisibili;

per quanto attiene il mondo accademico, il progetto “Ricerca e didattica in ottica di genere” ( 2006/2007), a cura dell’Università Roma Tre, evidenzia un dato fondamentale del world economic forum di Davos : le studentesse non hanno rivali, il 72 per cento contro il 54 dei loro colleghi si laurea. Eppure, la situazione si rovescia nel momento dell’ingresso nel mondo del lavoro: solo il 21 per cento delle donne raggiunge posizioni dirigenziali, contro il 79 per cento degli uomini. Nelle università italiane soltanto il 9,20 per cento delle donne ha una cattedra;

nelle accademie artistiche e nei conservatori, nel campo archivistico e museale, il corpo docenti e i ruoli dirigenziali hanno visto una grande “femminilizzazione” del settore, tuttavia, in Italia, non ci sono direttori artistici per gli enti lirici ed orchestrali di sesso femminile.
Premesso, inoltre, che
nell’ambito del progetto europeo “Women and Media in Europe” a cura della Fondazione Adkins-Chiti: Donne in Musica, della Fondazione Censis e della Fondazione Risorsa Donna del 2006 è stato dimostrato come l’immagine della donna offerta dalla televisione italiana sia stereotipata e molto spesso non corrispondente all’effettivo ruolo ricoperto dalle donne nella realtà della vita quotidiana;
dall’indagine, durata due anni, che ha considerato i generi televisivi dell’informazione, dell’approfondimento, della cultura e dell’intrattenimento attraverso l’analisi dei contenuti di 578 programmi televisivi sulle sette emittenti nazionali (Rai, Mediaset, La7), è emerso in modo inquietante come l’immagine della donna sia soprattutto quella della “donna dello spettacolo”, patinata, sempre giovane e di bell’aspetto;
falsata ed edulcorata è poi la rappresentazione del mondo femminile: non si parla quasi mai delle donne impegnate nella politica (6,4%), delle donne anziane (che sembrano essere solo il 4,8% delle donne), delle donne disabili, così come solo nel 9,6 dei casi la donna sembra appartenere ad un ceto medio-basso. Lo status sociale rappresentato prevalentemente è quello medio-alto cui appartengono solo donne ben vestite e truccate, attente alla cura dell’aspetto fisico;
questi ultimi dati sono stati riportati nel corso della XV Legislatura dalla mozione 1-00136, a prima firma della Senatrice Vittoria Franco, che fu approvata all’unanimità il 13 settembre 2007; nonostante il Governo avesse espresso parere favorevole alla suddetta mozione, esaminata congiuntamente alla mozione della Senatrice Allegrini ed altri, non ha dato seguito agli impegni assunti davanti all’Assemblea del Senato;

nel dicembre 2009, con la mozione n. 1-00226 presentata dal Gruppo PD del Senato, si è ritenuto necessario portare nuovamente all’attenzione dell’ Assemblea la gravissima situazione - che è senza alcun dubbio degenerata - del rapporto tra la figura ed il ruolo delle donne nella realtà, a causa della rappresentazione distorta che ne fanno i media.

Considerato che

la grande visibilità e, purtroppo non di rado il miraggio di successo e di guadagni economici che le giovani donne acquistano solo grazie a qualche apparizione televisiva, hanno portato inevitabilmente alla convinzione che cultura, talento, impegno non siano assolutamente requisiti necessari per ricoprire ruoli anche importanti. Risultato della diffusione deteriore di una certa immagine della donna è l’idea che sia sufficiente apparire per essere, per esistere, per dare un senso alla propria vita, come dimostrano le ricerche più recenti riportate nella presente mozione. Spesso, come dimostra il recente video presentato da Lorella Zanardo, dal titolo esemplificativo ‘Il corpo delle donne‘ le immagini e le modalità con le quali le donne vengono rappresentate sono lesive della loro dignità: una rappresentazione antropologica della donna unicamente come oggetto passivo, sessualmente disponibile pur di avere successo;

dato non meno rilevante dell’indagine “Women and Meda”: risulta che nei programmi di intrattenimento il conduttore è quasi sempre un uomo (58%) mentre della donna, mostrata in abiti succinti, si sottolineano le “doti” della giovinezza, bellezza, malizia e spregiudicatezza e solo nel 15,7% dei casi le doti artistiche, culturali o le qualità umane;
la rappresentazione della donna che il sistema dei media rimanda continuamente è indegna in un paese civile, in quanto compromette in modo serio lo sviluppo sociale ed economico del Paese stesso.
Considerato, inoltre, che
la risoluzione del parlamento europeo del Marzo 2009 sulla Parità di Trattamento e di Accesso tra Uomini e Donne nelle Arti dello Spettacolo sostiene che il principio di parità deve applicarsi a tutti gli operatori del settore, in tutte le discipline, in tutti i tipi di struttura (produzione, diffusione e insegnamento) ed in tutti i settori di attività (artistico, tecnico, amministrativo). A tal riguardo, all’art. 14 si “ricorda alle istituzioni culturali l’esigenza assoluta di tradurre nei fatti il concetto democratico, secondo cui a lavoro eguale tra uomo e donna deve corrispondere una remunerazione anche essa identica che, in campo artistico, come in altri settori, non è sempre applicata.” Infatti, spesso, malgrado un elevato livello di preparazione, la disponibilità ad apprendere ed un’elevata rete di contatti, le donne hanno un reddito inferiore agli uomini;
nonostante negli ultimi anni sia aumentato il numero delle professionalità femminili all’interno del sistema radiotelevisivo pubblico, teatrale, cinematografico, musicale, nei campi delle arti visive ed applicate e nei settori di ricerca e conservazione, i posti di potere all’interno del sistema restano appannaggio degli uomini;
la discriminazione nei confronti delle diversità creative è insidiosa, raramente riconosciuta e spesso invisibile ma è vissuta dalle artiste e dalle creative come una ‘violenza morale’.
Si chiede al Governo di:
promuovere l’acquisizione di ruoli e di responsabilità da parte delle donne (empowerment) in tutti i settori della vita produttiva e sociale, nelle istituzioni culturali, delle accademie e delle università e, in particolare nell’ambito dei media e dello spettacolo con azioni antidiscriminatorie mirate, per il reale accesso delle donne alle posizioni dirigenziali e in tutti i mestieri dello spettacolo in cui sono minoritarie.

Si chiede, inoltre
di introdurre misure volte a valorizzare e tutelare il lavoro svolto dalle “creative” ossia dalle artiste per la protezione e divulgazione delle loro opere.

Si chiede, infine, al Governo di
acquisire dati sulla situazione del lavoro culturale delle donne e di relazionare, conseguentemente, ogni sei mesi, nelle commissioni competenti di Camera e Senato.
Franco Vittoria, Vita, Biondelli, Bastico, Soliani, Garavaglia Mariapia, Mongiello, Zanda, Marcucci, Nerozzi

Leave a Reply