Senato: question time sul lavoro femminile

aprile 29, 2010
4:00 pma5:00 pm

dcomedonna“Botta e risposta” fra Vittoria Franco e la ministra Carfagna nel corso del Question Time sul lavoro femminile che si è svolto in senato nel pomeriggio di giovedì 29 aprile.

Di seguito un link al video e il resoconto stenografico del Question time.

Link al video:
http://webtv.senato.it/

Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 370 del 29/04/2010

SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XVI LEGISLATURA ——

370a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 29 APRILE 2010

(Pomeridiana)

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Presidenza della vice presidente BONINO

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; UDC, SVP, Io Sud e Autonomie: UDC-SVP-IS-Aut; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l’Italia: Misto-ApI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,01).

Si dia lettura del processo verbale.

DI NARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L’elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicati nell’allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell’articolo 151-bis del Regolamento, sulle problematiche del lavoro femminile, anche con riferimento alla tutela della maternità e sulla presenza delle donne nelle Istituzioni (ore 16,04)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (question time) su questioni attinenti le problematiche del lavoro femminile, anche con riferimento alla tutela della maternità e sulla presenza delle donne nelle Istituzioni. Su entrambi gli argomenti interverrà il ministro per le pari opportunità, onorevole Carfagna.

Si fa presente che è in corso la diretta televisiva della RAI.

Passiamo dunque alle interrogazioni sulle problematiche del lavoro femminile, con riferimento alla tutela della maternità.

I senatori interroganti hanno facoltà di rivolgere le loro domande al Ministro per due minuti ciascuno.

BIANCONI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCONI (PdL). Signora Presidente, signora Ministro, colleghi, l’Italia dimostra di avere un’attività normativa sicuramente molto attenta alle politiche di conciliazione tra le più avanzate del mondo ed in linea con la normativa comunitaria, ma ad una uguaglianza formale garantita dalla legge non corrisponde tuttavia nella realtà un apprezzabile livello di parità sul piano sostanziale, che risulta poi ancora meno incisivo quando viene analizzata la condizione delle donne imprenditrici o comunque datrici di lavoro, specialmente volendo considerare la maternità come diritto da garantire anche a loro.

Le domando, signora Ministro, se non ritenga necessario che alle lavoratrici autonome sia consentito un periodo di astensione per maternità corrispondente al periodo di cinque mesi, con l’applicazione nel medesimo di un regime di contribuzione previdenziale di tipo parzialmente figurativo, pari al pagamento del 50 per cento del dovuto, prevedendo anche che l’entità dell’assegno di maternità venga calcolata in base al valore effettivo dei contributi versati e non solo sul minimale, così come l’astensione facoltativa dall’azienda per un periodo massimo di sette mesi alle lavoratrici autonome in maternità applicando gli stessi criteri già esposti in merito ai versamenti contributivi.

Presso la Commissione lavoro stiamo ragionando proprio di tali questioni e vi è una serie di interventi e provvedimenti legislativi molto interessanti, che ci metterebbero in linea con l’Europa.

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signora Ministra, vorrei chiederle perché il Governo di cui lei fa parte è stato e continua ad essere così indifferente di fronte al problema drammatico dell’occupazione delle donne nel nostro Paese. Qualche dato, drammatico per tutti ma in particolare per le donne in questo momento: le donne occupate sono solo il 46 per cento, la media europea è del 57 per cento; le donne del Sud che lavorano sono soltanto il 30 per cento e, secondo quanto ci chiede l’Europa, dovremmo arrivare al 60 per cento entro quest’anno, il 2010. Ognuno capisce quanto siamo lontani dall’obiettivo. Un altro dato drammatico e direi anche umiliante per le donne: una su quattro madri lavoratrici è costretta a lasciare il posto di lavoro quando nasce il primo figlio, senza possibilità di rientrare sul mercato del lavoro.

Questo Governo ha cancellato una buona legge come quella sulle dimissioni in bianco, ricacciando così le donne in una condizione di estrema debolezza; non ha previsto un solo euro di incentivo per promuovere l’occupazione delle donne; ha soppresso il Fondo per l’imprenditoria femminile; niente per le giovani donne che si vedono precluso il lavoro, il loro futuro ed anche la maternità: è accertato, infatti, che le donne che non lavorano fanno anche meno figli. C’è un dispendio di risorse umane, di competenze e di sapere che certo non fa bene allo sviluppo civile, sociale ed economico del nostro Paese. Le chiedo, signora Ministra, se intende correggere questa linea.

MARAVENTANO (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARAVENTANO (LNP). Signora Presidente, signora Ministro, colleghi, la grave crisi economica che ha investito il nostro Paese ha avuto pesanti ripercussioni sull’occupazione. In questo momento di generalizzata e particolare difficoltà che vive il mondo del lavoro, le persone deboli sono le prime a pagarne le conseguenze. Tra le persone fragili certamente si possono inserire a pieno titolo le donne portatrici di disabilità. Queste persone spesso si trovano ad affrontare una doppia discriminazione: una legata alla propria condizione fisica, l’altra al solo fatto di essere di sesso femminile. La nostra società è impreparata ad accogliere le donne con disabilità negli ambienti di lavoro.

Emerge la necessità, l’urgenza di attivare forme di aiuto adeguate per le donne diversamente abili, in particolar modo atte a favorirne e promuoverne 1′inserimento nel mondo del lavoro.

In questa legislatura, la ratifica del Parlamento italiano della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità rappresenta un traguardo storico per la promozione di una nuova cultura riguardo alla condizione delle persone con disabilità e delle loro famiglie nel nostro Paese.

Dalla lettura incrociata degli articoli 6 e 27 della Convenzione ONU si evince, quale prioritario impegno da parte degli Stati aderenti, l’adozione di misure finalizzate ad assicurare il pieno sviluppo e rafforzamento delle donne diversamente abili, allo scopo di garantire loro l’esercizio e il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali anche attraverso il riconoscimento del diritto al lavoro, su base di parità con gli altri.

Illustre Ministro, lei ha dimostrato, fin dall’inizio del suo mandato, una grande attenzione e sensibilità al tema. Basti pensare, a titolo esemplificativo, all’istituzione presso il suo Ministero della commissione di studio sul tema della salute, che prevede tra i vari compiti anche quello di rimuovere gli ostacoli esistenti all’affermazione dei diritti dei disabili.

Alla luce di quanto detto, illustre Ministro, quali interventi sono all’ esame del Governo per favorire concrete azioni volte a promuovere un sistema capace di offrire maggiori garanzie per una piena inclusione e accessibilità delle donne diversamente abili nel mondo del lavoro?

CARLINO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signora Presidente, colleghi, signora Ministro, la crisi economica ha pesantemente colpito le imprese a conduzione femminile ed in generale tutte le donne che lavorano.

Le politiche sociali finora promosse sono a mio avviso assolutamente inadeguate a sostenere la presenza femminile nel mercato del lavoro. Sempre più difficile è per le donne non solo trovare un nuovo lavoro una volta perso il proprio, ma anche semplicemente rientrare al lavoro dopo la maternità. In particolare, in tema di asili nido siamo ancora lontani dalla copertura del 33 per cento prevista dall’Unione europea; in molte Regioni il numero di tali strutture risulta ancora nettamente insufficiente, e ciò, oltre ad aver reso l’Italia destinataria di una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea, è spesso una concausa di scarsa occupazione femminile. Come dimostrato infatti da numerosi studi, le Regioni caratterizzate da un welfare più generoso di strumenti di supporto della famiglia e dell’infanzia, come gli asili nido e la flessibilità degli orari giornalieri delle strutture di servizio, registrano tassi di occupazione femminile ai più alti livelli nazionali ed anche un aumento del tasso di natalità.

Quali interventi specifici e quali concrete politiche di sostegno alle donne lavoratrici sono state attivate dal Ministero delle pari opportunità? In particolare, quali sono gli interventi normativi e finanziari che il Governo sta mettendo in essere per aumentare il numero degli asili nido e delle altre strutture di supporto?

Il maggiore coinvolgimento della risorsa femminile nel mercato del lavoro è ormai improcrastinabile, e la promozione delle pari opportunità non è solo una questione di giustizia sociale, ma una necessità per lo sviluppo socio-economico del Paese.

BIANCHI (UDC-SVP-IS-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCHI (UDC-SVP-IS-Aut). Signora Presidente, signora Ministro, non starò a ripetere i dati già riferiti dalle colleghe. Voglio soltanto porre l’attenzione sul dato dell’occupazione delle donne nelle Regioni meridionali, che scende al di sotto del 40 per cento, e in alcuni casi, come nella sua Campania, persino del 30 per cento. Tale fenomeno interessa oggi anche le Regioni settentrionali con l’aggravarsi della crisi. Si tratta quindi di una situazione generalizzata che conferma la carenza e l’inadeguatezza nel nostro Paese delle politiche rivolte alla conciliazione tra maternità e lavoro, e testimonia soprattutto la debolezza dei servizi per la prima infanzia.

Questo è un dato su cui riflettere, considerando invece che nelle Nazioni in cui si investe in servizi per la prima infanzia e sulle politiche di conciliazione non soltanto è aumentata la partecipazione femminile al mondo del lavoro (quindi si è ridotta la povertà dei minori), ma si è ottenuto anche un aumento della natalità.

E in Italia, invece? Un esempio di cui abbiamo parlato non molto tempo fa in Aula riguarda il passaggio del personale da Alitalia a CAI: da parte della CAI Spa non viene riconosciuto agli assistenti di volo il diritto all’esonero dai turni di lavoro notturno, così come sancito dall’articolo 53 del decreto legislativo n. 151 del 2001, in materia di tutela della maternità e della paternità. In poche parole, le lavoratrici, anche con bambini molto piccoli, sono costrette a fare i turni notturni o devono rinunciare al lavoro.

Noi crediamo che il Governo e lei, signora Ministro, dobbiate dare una risposta concreta a tali problematiche, con un’azione che impegni le aziende al rispetto delle esigenze di una madre lavoratrice, prevedendo anche la flessibilità degli orari di lavoro e l’opportunità, ove possibile, di svolgere per una parte della propria vita lavorativa il lavoro presso la propria abitazione. Chiedo inoltre alla signora Ministro di valutare l’opportunità di istituire un organismo di vigilanza a cui le donne lavoratrici possano anche segnalare discriminazioni ed ingiustizie subite.

Vorrei tornare sulla questione degli asili nido per sottolineare che oggi, in Italia, soltanto un bambino su dieci riesce ad avere gratuitamente l’asilo. Noi crediamo che, nel rispetto del Trattato di Lisbona che abbiamo firmato, dovremmo aumentare le politiche che permettano alle donne di iscrivere i propri bambini agli asili nido e alle scuole materne. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-IS-Aut).

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente alle interroganti il Ministro per le pari opportunità, onorevole Carfagna.

CARFAGNA, ministro per le pari opportunità. Signora Presidente, onorevoli senatori e onorevoli senatrici, vorrei precisare che l’accesso e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, la loro progressione in carriera e la tutela della maternità rientrano senza dubbio tra i principali obiettivi dell’azione del nostro Governo.

Qualche riflessione. La Strategia di Lisbona, adottata nel 2000 dai Paesi dell’Unione europea, ha fissato l’ambizioso obiettivo di raggiungere nel 2010 un tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni del 70 per cento nel complesso e del 60 per cento per le donne. La decisione di adottare come criterio di riferimento il tasso di occupazione invece del tradizionale tasso di disoccupazione costituisce un importante paradigma per le politiche europee del lavoro, dovuto alla nuova condizione della donna all’interno della società. Oggi, infatti, sempre più donne sono presenti nel mercato del lavoro come occupate o in cerca di lavoro, e molte altre vi rientrerebbero se vi fossero minori difficoltà a trovare un’occupazione e se esistessero adeguati sostegni ai carichi di lavoro familiare.

Il Rapporto CNEL sul mercato del lavoro 2008-2009 segnala che gli effetti della crisi economica sono stati inferiori sulla componente femminile, dove si è registrato addirittura un lieve aumento dell’occupazione a fronte di una sostanziale immobilità del tasso di occupazione maschile. Ciò è dovuto all’incremento dell’occupazione ad orario ridotto e ad orario parziale o flessibile, che ha interessato più le lavoratrici che i lavoratori: dal 6 per cento di soli dieci anni fa siamo passati nel 2008 ad una percentuale di lavoro parziale pari al 14,8 per cento.

Il timore, tuttavia, è che proprio sulle donne, che costituiscono indubbiamente la componente più debole del mercato del lavoro per livello di istruzione, esperienza e mobilità territoriale, ma soprattutto per forti carichi di conciliazione tra lavoro e cura della famiglia, si manifesti un’onda lunga dell’attuale crisi economica i cui effetti potranno essere visibili in un arco temporale più ampio. Gli sforzi che questo Governo sta compiendo sul versante del potenziamento degli ammortizzatori sociali servono a compensare anche queste situazioni di svantaggio.

A ciò si aggiunge la necessità di ridurre il divario che comunque si frappone fra occupati uomini e occupate donne, che è ancora molto consistente, specie nelle aree del Mezzogiorno. Tale divario è particolarmente significativo proprio nell’età tra i 25 e i 35 anni in cui massimo dovrebbe essere lo sforzo non solo per l’inserimento, ma anche per gettare le basi per ottenere soddisfacenti risultati in termini di carriera, e quindi di retribuzione. Su questo incidono fortemente le difficoltà che le donne incontrano nel conciliare maternità e lavoro.

Tante sono le iniziative promosse da questo Governo per favorire la crescita dell’occupazione femminile in una fase di crisi economica internazionale e nazionale che certo non aiuta; esse tuttavia dimostrano che il Governo, senatrice Franco, non è affatto indifferente al problema della condizione femminile all’interno del mercato del lavoro.

Tra le azioni in favore delle donne lavoratrici e delle madri lavoratrici rientrano sicuramente il piano di interventi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e il programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro. Il piano di interventi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro investe 40 milioni di euro del Fondo pari opportunità: è la prima volta che un Dipartimento per le pari opportunità utilizza 40 milioni di euro del proprio Fondo in investimenti concreti a favore e a sostegno delle madri lavoratrici, in finanziamenti per le tagesmutter, per il telelavoro, per la formazione volta a sostenere il rientro nel lavoro dopo un periodo di congedo per maternità.

In particolare, le risorse saranno destinate alla creazione o all’implementazione nelle diverse realtà territoriali di nidi, di nidi famiglia, di servizi e interventi similari, come, ad esempio, le cosiddette mamme di giorno, una figura molto diffusa nei Paesi del Centro e del Nord-Europa, già utilizzata in alcune Regioni italiane, che accudiscono un massimo di cinque bambini nel proprio domicilio.

Ancora. Le risorse verranno destinate per facilitare il rientro al lavoro di lavoratrici che abbiano usufruito di congedo parentale o per motivi comunque legati ad esigenze di conciliazione anche tramite percorsi formativi e di aggiornamento. Le risorse saranno altresì utilizzate per erogare i voucher di sostegno all’acquisto di servizi di cura offerti da strutture specializzate o in forma di buoni lavoro da prestatori di servizio. Verranno ancora utilizzate le risorse per sostenere le modalità di prestazioni di lavoro e di tipologie contrattuali facilitanti (come, per esempio, la banca delle ore, il telelavoro o il part-time) e per sostenere interventi innovativi e sperimentali proposti dalle Regioni e dalle Province autonome.

Per quanto riguarda il quesito rivoltomi dalla senatrice Maraventano, credo molto nel telelavoro e nell’aiuto che l’innovazione tecnologica può dare all’inclusione delle donne all’interno del mercato del lavoro, ed in particolare alle donne con disabilità. Per facilitare soprattutto l’accesso delle donne con disabilità al mercato del lavoro si potrebbe privilegiare la destinazione delle risorse ad iniziative che considerino queste donne come utenti prioritari.

La disabilità è un tema al quale prestiamo particolare attenzione; nei giorni scorsi è stata avviata una campagna di comunicazione dal titolo: «Abilità diverse, stessa voglia di vita», per contrastare il fenomeno dell’esclusione e della discriminazione nei confronti dei disabili. Si tratta di una campagna che racconta con un linguaggio molto semplice, un linguaggio simbolico, una verità di cui a volte ci dimentichiamo: una disabilità può impedire ad una persona di fare qualcosa, non può impedire ad una persona di fare tutto. Sarà ovviamente cura del Dipartimento per le pari opportunità, anche attraverso ulteriori campagne informative, garantire la promozione unitaria delle linee di intervento più innovative che meritano maggior impegno di divulgazione e di sensibilizzazione.

È stato poi avviato con il Ministro della pubblica amministrazione e l’innovazione e il Sottosegretario per le politiche della famiglia un progetto pilota di apertura di nidi aziendali presso le sedi centrali e periferiche delle pubbliche amministrazioni, con l’obiettivo di favorire l’incremento del numero dei nidi di infanzia e dei posti nidi d’infanzia esistenti sul territorio nazionale, nonché di promuovere e garantire il benessere e lo sviluppo dei bambini, il sostegno alle famiglie, distribuendo così i carichi di cura e favorendo la parità tra uomini e donne e contestualmente favorendo la flessibilità nel mercato del lavoro.

Anche nel piano “Italia 2020″ per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, che abbiamo elaborato d’intesa con il ministro Maurizio Sacconi, sono previste cinque linee di azione che hanno come obiettivo quello di favorire la conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro.

Se poi spostiamo l’attenzione all’impianto normativo e di tutela della madre lavoratrice nel confronto internazionale e comparato, l’Italia senza dubbio presenta una delle legislazioni più avanzate del mondo e pienamente in linea con la normativa comunitaria. Basti pensare che a livello europeo si sta discutendo oggi di una direttiva rispetto alla quale l’Italia è già assolutamente in linea.

Riconosco tuttavia che le lavoratrici dipendenti godono di un regime più favorevole rispetto alle donne imprenditrici, e quindi condivido la proposta di legge della senatrice Laura Bianconi, volta a consentire alle lavoratrici autonome, nel periodo di astensione per maternità, la contribuzione di tipo parzialmente figurativo. La questione peraltro riguarda non solo le imprenditrici, ma anche le libere professioniste.

Il decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 5, di recente varato per il recepimento della direttiva 2006/54/CE, relativa al principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, prevede tra l’altro il divieto di discriminazione per ragioni connesse al sesso, allo stato di gravidanza, di maternità o di paternità, anche adottive. Si interviene inoltre sul cosiddetto gender pay gap, vietando qualsiasi discriminazione, diretta o indiretta, relativa alle retribuzioni, sanzionando i datori di lavoro che discriminano le lavoratrici con l’ammenda da 250 a 1.500 euro e stabilendo altresì, qualora il datore di lavoro non ottemperi alla sentenza che accerta la discriminazione, l’ammenda fino a 50.000 euro e l’arresto fino a sei mesi.

Desidero poi sottolineare, e mi avvio alle conclusioni, l’impegno del Governo per il rilancio di misure di sostegno all’imprenditoria femminile, specialmente nel Mezzogiorno. La legge n. 215 del 1992 è ora in una fase di stallo, non per volontà del Governo Berlusconi, ma perché non è stata rifinanziata da parte di molti Governi. Il limite dell’attuazione di quella legge - bisogna dirlo - è stato tuttavia quello di concedere finanziamenti a pioggia, senza una seria regia e senza un monitoraggio costante degli effetti in termini di incremento dell’occupazione femminile.

La mia idea, la nostra idea, alla quale stiamo lavorando con il Ministro dello sviluppo economico nel quadro più ampio del piano del Governo per il Sud, è quella di reperire nuove risorse ricorrendo a fondi europei per favorire l’accesso al credito delle imprese femminili operanti nel Mezzogiorno attraverso l’utilizzazione della garanzia del Fondo per le piccole e medie imprese, di cui alla legge n. 662 del 1996, ed un contributo non più in conto capitale ma in conto interessi.

Il nostro impegno anche in questa direzione è forte e costante, ma più in generale l’impegno del Governo Berlusconi per favorire l’inclusione delle donne all’interno del mercato del lavoro è un impegno che, come ho affermato in apertura, oserei definire prioritario. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

PRESIDENTE. Hanno ora facoltà di replicare le interroganti per un minuto ciascuno.

BIANCONI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCONI (PdL). Signora Presidente, desidero ringraziare la signora Ministro per l’amplissima carrellata che a noi, ma anche a chi ci ascolta, ha voluto dare su tutte le politiche al femminile che il suo Dipartimento sta mettendo in atto. Grazie quindi per lo sforzo che sta compiendo.

La ringrazio anche della risposta che ha dato al mio quesito: ero certa che lei avrebbe colto con grande sensibilità l’assoluta necessità di porre mano anche a possibili disuguaglianze tra il lavoro autonomo e quello che invece non lo è. Quindi, la ringrazio ancora, nella certezza che da questo punto di vista avremo in lei una grande paladina nel percorso legislativo che proprio in queste settimane si sta avviando nella Commissione lavoro del Senato.

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, ringrazio la Ministra della risposta, di cui mi ritengo assolutamente insoddisfatta, perché mi sembra una goccia nell’oceano delle disparità di cui, per così dire, godono le donne del nostro Paese.

Con riferimento ai 40 milioni di euro stanziati per interventi volti a favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, ricordo che il Governo Prodi, nonostante le difficoltà economiche del momento, aveva destinato 170 milioni al finanziamento di un piano di asili nido.

Mi sarei aspettata, come dicono le nostre proposte, un impegno ulteriore nel varo di provvedimenti che stabiliscano, ad esempio, congedi paterni obbligatori, contributi figurativi a carico dello Stato per il part-time sostitutivo del congedo per maternità, un credito d’imposta per il lavoro di cura per le madri lavoratrici, incentivi seri alle imprese che assumono donne o, ancora, un sostegno alla carriera delle donne, dal momento che sono soltanto il 3 per cento, e forse anche meno, le donne che riescono ad arrivare al top (e a tale proposito abbiamo presentato un disegno di legge che prevede, ad esempio, quote femminili nei consigli di amministrazione).

Le misure da attuare sono tante perché le discriminazioni nei confronti delle donne non fanno che aumentare, e con il Governo di centrodestra sono già aumentate.

MARAVENTANO (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARAVENTANO (LNP). Signora Presidente, sono rimasta molto soddisfatta della risposta del Ministro, anche se sicuramente ci sarà ancora tanto lavoro da fare.

Spero che la fascia di donne portatrici di disabilità - che io, nel mio mandato, cercherò costantemente di attenzionare - possa ricevere la dignità che merita.

CARLINO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signora Presidente, signora Ministro, prendiamo atto degli impegni da lei assunti. Il programma del suo Governo prefigurava azioni comuni tra il Ministero del welfare e il Dipartimento delle pari opportunità per favorire l’occupazione femminile e il potenziamento dei servizi per la prima infanzia su tutto il territorio nazionale. Ad oggi, però, purtroppo, provvedimenti attuativi non ci sono stati in tal senso, tanto che nella Commissione lavoro del Senato sono stati presentati sull’argomento ben tre disegni di legge da parte dell’opposizione, ai quali ultimamente se ne è aggiunto uno della maggioranza. Tali proposte sono state molto apprezzate e condivise in sede di audizione dalle parti sociali e da diverse associazioni femminili.

Ci auguriamo che lei con il suo Governo dia un chiaro segno di impegno, adoperandosi per facilitare l’iter di questi provvedimenti e dando davvero maggiore impulso a politiche di promozione reale delle pari opportunità.

BIANCHI (UDC-SVP-IS-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCHI (UDC-SVP-IS-Aut). Signora Presidente, signora Ministro, naturalmente le sue sono parole apprezzabili, ma l’amplissima carrellata - come diceva la collega Bianconi - che lei ha fatto di questioni giustissime trova risposta soltanto in 40 milioni di euro che, alla fine, credo siano insufficienti per affrontare tutti i problemi veri e giusti che ci ha riferito.

Ci dispiace che lei non abbia risposto in merito alla problematica delle lavoratrici di CAI.

Faccio inoltre presente che il Gruppo UDC-SVP-IS-Aut ha presentato due disegni di legge molto importanti: uno relativo al riconoscimento giuridico della genitorialità di chi è affetto da gravi handicap, l’altro riguardante gli aiuti reali alle madri di bambini oncologici, che troppo spesso sono costrette a migrare da una Regione a un’altra lasciando a casa il resto della famiglia e, spesso, il posto di lavoro.

Nell’esprimere apprezzamento per le sue intenzioni, spero che alla fine tutte le sue parole possano tradursi in fatti concreti. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-IS-Aut).

PRESIDENTE. Passiamo ora alle interrogazioni riguardanti la presenza delle donne nelle istituzioni, cui risponderà il Ministro per le pari opportunità, onorevole Carfagna.

GERMONTANI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (PdL). Signora Presidente, signora Ministro, sappiamo bene che la scarsa presenza delle donne nelle istituzioni e nei luoghi decisionali non si può considerare come un mero problema di settore relativo al cattivo funzionamento della politica, superabile attraverso una serie di aggiustamenti tecnico-giuridici.

Questa condizione altamente discriminante per le donne si ripercuote visibilmente nella scarsa attenzione alle pari opportunità da parte delle istituzioni che non riescono a vedere le diverse necessità, e quindi a rispondere alle differenti esigenze della donna cittadina rispetto a quelle dell’uomo cittadino.

A questo proposito le chiedo, onorevole Ministro, quali provvedimenti il Governo intenda porre in essere per garantire che in tutti i settori in cui si prendono decisioni, in primo luogo nelle istituzioni, venga rispettata la giusta rappresentanza delle donne, che continuano ad essere in proporzione ancora troppo poco rappresentate.

CARLONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLONI (PD). Signora Presidente, onorevole Ministro, le recenti elezioni regionali hanno visto confermato un triste primato italiano: quello della bassa presenza di donne nelle assemblee elettive.

A parole tutte e tutti si dichiarano concordi sulla necessità di colmare il grande divario che esiste tra società civile ed istituzioni della politica, tra presenza maggioritaria delle donne nel corpo elettorale e nella vita socio-culturale a fronte del mancato riconoscimento nelle assemblee elettive. Nei fatti in Italia non si è ancora data attuazione al principio sancito dall’articolo 51 della Costituzione in materia di promozione di pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive.

Bisogna tornare al 2005 per ricordare l’ultima volta in cui, a lungo e inutilmente, si è posta in Parlamento la questione di prevedere un meccanismo che garantisse una presenza femminile nella legge elettorale nazionale per il rinnovo del Parlamento: il risultato è stata una legge elettorale che in nessun modo consente agli elettori di pronunciarsi sulle candidature, né favorisce la presenza delle donne nelle liste.

L’unica eccezione è rappresentata dalla Regione Campania, che si è dotata di una legge elettorale che, con un rimedio semplice ed ineccepibile sotto il profilo costituzionale (quello della doppia preferenza uomo-donna), ha dato buoni frutti, consentendo l’elezione di 14 donne su 60 in Consiglio regionale.

Alla luce di questa positiva esperienza, ritiene di doversi impegnare per cambiare le leggi elettorali nazionali, provvedimento che, tra l’altro, non avrebbe oneri aggiuntivi sul bilancio dello Stato?

BUGNANO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUGNANO (IdV). Signora Presidente, rivolgo innanzitutto un ringraziamo alla signora Ministro per essere qui oggi nell’Aula del Senato per disquisire con noi su un tema così importante come quello della rappresentanza delle donne nelle istituzioni.

Come il Ministro sicuramente saprà, è stato recentemente pubblicato un rapporto della Commissione europea dal titolo «More women in senior positions», in cui la Commissione s’interroga sulla necessità che vi siano più donne nelle istituzioni come elemento per garantire la stabilità e la crescita economica dell’Europa. In questo rapporto, però, la Commissione europea ritiene che le donne siano scarsamente rappresentate nelle posizioni senior delle istituzioni. Sembrerebbe, quindi, che l’Unione europea, raggiunto sostanzialmente (almeno in molti Paesi) l’obiettivo fissato per l’occupazione femminile nel Trattato di Lisbona, stia guardando oltre, e cioè alla necessità che il contributo delle donne sia importante anche nelle posizioni decisionali della politica, della finanza e delle istituzioni in generale.

La rappresentanza femminile nelle ultime elezioni del Parlamento europeo è stata molto importante, ma non vi è un riscontro altrettanto importante nelle istituzioni dei singoli Paesi, in primo luogo nel nostro Paese, nella nostra Italia. Anche nel Governo Berlusconi, come molto spesso capita, la rappresentanza femminile viene relegata ai Ministeri senza portafoglio.

Le chiedo quindi, signora Ministro, quali azioni positive il Governo, e in particolare il Dipartimento da lei guidato, intende intraprendere per fare in modo che nelle istituzioni tutte la rappresentanza femminile sia più importante non solo dal punto di vista numerico, ma anche qualitativo, cioè affinché le donne possano accedere a quelle posizioni senior in cui oggi sono sottorappresentate.

POLI BORTONE (UDC-SVP-IS-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (UDC-SVP-IS-Aut). Signora Ministro, credo che il discorso incentrato sulla maggiore presenza femminile nelle istituzioni sia stato un totale fallimento, atteso che ormai, nonostante se ne parli da tanti anni, a conti fatti la partecipazione femminile non è andata assolutamente avanti né in termini percentuali, né in termini di maggiore presenza e preparazione all’interno dei partiti, che non hanno agevolato assolutamente questa presenza. Né ha sortito effetti la legge sulle quote rosa (da me non condivisa affatto, come credo anche dalla senatrice Bonino, che insieme a me votò contro), anche perché il principio delle quote è davvero aberrante.

D’altra parte, anche quando c’è stata l’opportunità di quella legge - che non condividiamo assolutamente - per la quale noi qui dentro siamo nominati, i nominati avrebbero dovuto essere dei nominati in parti uguali, il 50 per cento di donne ed il 50 per cento di uomini. Ma neanche questo è avvenuto perché, anche quando ci sono le possibilità date dalle norme, non si vuole intervenire per rendere più efficace la presenza femminile all’interno delle istituzioni.

E le dico anche un’altra cosa (immagino che lei non lo sappia, altrimenti ritengo che sarebbe intervenuta): anche quando siamo presenti all’interno delle stesse istituzioni, non possiamo esserlo in alcune Commissioni particolari. Faccio riferimento al Copasir: come se le donne del Parlamento non dovessero conoscere i segreti del Comitato per la sicurezza della Repubblica. Ecco, questa mi sembra veramente una discriminazione di fatto che, quanto meno, si sarebbe potuta evitare.

Che ricetta ha lei, Ministro, per fare in modo che le donne, dopo tanti anni ormai di applicazione della nostra Costituzione, ed anche dopo il novellato articolo 51, possano essere realmente più presenti nell’ambito delle istituzioni?

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente alle interroganti il Ministro per le pari opportunità, onorevole Carfagna.

CARFAGNA, ministro per le pari opportunità. Onorevoli senatrici e senatori, permettetemi innanzitutto di richiamare in apertura quanto affermato dal presidente del Senato, l’onorevole senatore Schifani, nel corso del recente convegno organizzato dalla Commissione per la parità e le pari opportunità di Palazzo Madama. Non sono solo le donne ad avvertire l’esigenza di essere maggiormente presenti ed attive nei circuiti dirigenziali, ma è la società intera ad avere fortemente bisogno di una maggiore presenza femminile affinché venga raggiunto quell’equilibrio necessario alla costruzione di un modello europeo di democrazia matura.

Il dibattito relativo alla partecipazione delle donne nelle istituzioni sicuramente è molto attuale; investe la questione della democrazia paritaria e non c’è dubbio che occorre dare efficace attuazione anche nelle istituzioni politiche all’articolo 51 della Costituzione che garantisce il diritto di accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza e prevede che la Repubblica promuova con appositi provvedimenti le pari opportunità tra uomini e donne.

Bisogna dire che esiste finalmente oggi quello che è stato definito un vero e proprio statuto delle pari opportunità, che si articola in norme internazionali (come per esempio la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna), norme comunitarie (da quelle contenute all’articolo 23 della Carta di Nizza al Trattato di Lisbona), norme nazionali (dagli articoli 3 e, soprattutto, 51 della Costituzione al codice delle pari opportunità), che hanno come obiettivo quello di raggiungere la parità uomo-donna in tutte le cariche pubbliche, comprese quelle elettive.

Tuttavia, bisogna ammettere che, nonostante il riconoscimento formale dei diritti politici, le donne non sono ancora riuscite ad entrare a far parte in misura consistente delle istituzioni politiche rappresentative. Si tratta di un fenomeno trasversale - occorre dirlo - che coinvolge tutti i Paesi del mondo indistintamente, a dimostrazione del fatto che ancora forse nessuno ha trovato quella ricetta miracolosa che possa garantire ed affermare un principio sacrosanto di equità e di giustizia sociale.

In media, nei Paesi dell’Unione europea, la partecipazione politica femminile è piuttosto bassa, fatta eccezione per i Paesi scandinavi in cui, grazie a delle precise azioni positive, si è riusciti a raggiungere un alto tasso di presenza delle donne nelle sedi ufficiali della politica ed in professioni di alto impegno, al punto da far ritenere in Svezia le rigorose legge ivi approvate a partire dal 2003 ormai superate, addirittura dannose per le donne stesse.

Nel Parlamento europeo, la presenza femminile si attesta intorno al 40 per cento, che è un dato decisamente al di sotto della componente femminile della popolazione, anche se è più che raddoppiata rispetto agli anni Ottanta. La media della componente femminile nei Governi nazionali è invece pari al 24 per cento, poco al di sopra delle percentuali di Ministri donne nel Governo italiano, e scende dal 21 al 16 per cento se si considerano anche Vice Ministri e Sottosegretari.

I motivi della scarsa presenza delle donne nelle istituzioni rappresentative sono diversi, legati sia alla crisi della rappresentanza, sia a fattori socio-culturali, che richiedono una forte sensibilizzazione dell’opinione pubblica ed una modifica della cultura politica, che ancora oggi considera l’uomo come il solo legittimo protagonista della gestione dello Stato. Ritengo quindi che la presenza delle donne nelle istituzioni sia un obiettivo necessario ed utile all’intera collettività.

In Italia, le donne sono oltre la metà degli aventi diritto al voto, ma non sono mai riuscite a superare la quota di un quarto delle persone elette. Nel corso degli anni, la percentuale delle elette al Parlamento non ha avuto un andamento lineare, rimanendo comunque nella media del 7-9 per cento, fino all’XI legislatura, e salendo alla quota del 15 per cento nel corso della XII legislatura. Ed è solo dopo il 2003, con la modifica dell’articolo 51 della Costituzione, che la rappresentanza delle donne in Parlamento riprende pian piano a crescere.

Dai dati aggiornati al 16 aprile 2010, risulta che in Parlamento ci sono 193 donne: 59 senatrici e 134 deputate; tra queste, 62 appartengono alla maggioranza e 60 al Partito Democratico, quattro all’UDC, due all’Italia dei Valori e due al Gruppo Misto. Dal 1996 ad oggi, alla Camera si è passati da 70 a 134 deputate e al Senato da 26 a 59 senatrici.

Anche se il trend è indubbiamente positivo, a livello internazionale questi dati posizionano il nostro Paese solo al cinquantaduesimo posto su 188 Nazioni, al pari della Cina e dietro Paesi come Argentina, Cuba, Spagna, Germania, Nuova Zelanda, Svizzera e Portogallo. Queste percentuali di rappresentanza femminile sono lontane rispetto alla soglia del 30 per cento stabilita dalla Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile già nel 1990 e considerata come quota minima affinché le donne possano realmente avere un peso decisionale.

Se poi spostiamo l’attenzione a livello regionale, nel 2009 la presenza femminile nelle Giunte e nei Consigli regionali superava di poco il 12 per cento. In base ai dati delle ultime elezioni regionali, le consigliere elette sono il 13,3 per cento: su 697 eletti nelle 13 Regioni andate al voto, 93 sono donne. Nel Lazio, le consigliere regionali sono 12; in Piemonte, su 50 eletti, ci sono 14 donne: 8 del centrodestra e sei del centrosinistra; in Campania, su 61 consiglieri, 14 sono donne: 10 del centrodestra e 4 del centrosinistra.

Anche se l’andamento, pur lento, è costantemente in direzione favorevole alla partecipazione femminile, siamo senza dubbio ancora molto, troppo lontani dall’obiettivo del 30 per cento, nonostante alcune leggi elettorali regionali abbiano mostrato attenzione per la questione della democrazia paritaria, riservando al genere sottorappresentato una percentuale di posti in lista (dalle misure più blande della Calabria, che prevedono la misura minima di non discriminazione, a quelle della Puglia, del Lazio, delle Marche, della Toscana e dell’Umbria, che prevedono la riserva di un terzo), o prevedendo, come la Regione Campania, che le due preferenze vadano obbligatoriamente destinate a rappresentanti di due generi, a pena di annullamento della seconda preferenza.

Vorrei tuttavia sottolineare che la partecipazione politica non è verificabile solo attraverso un’analisi quantitativa dei dati, bensì è un fenomeno multidimensionale, che si esprime a diversi livelli di partecipazione, istituzionalizzata e non, visibile e non. Spesso, infatti, l’interesse verso il mondo politico e la cosa pubblica non necessariamente si traduce in attività di sostegno alla politica in senso stretto o in un’attività con chiara visibilità all’esterno.

Nell’Indagine multiscopo sulle famiglie (denominata «Aspetti della vita quotidiana»), realizzata dall’ISTAT dall’8 marzo 2010 e riferita all’anno 2009, è stata analizzata la cosiddetta partecipazione politica multidimensionale delle donne. Negli ultimi dieci anni, secondo i dati ISTAT, le donne che parlano di politica almeno una volta alla settimana sono cresciute del 46,9 per cento, più del doppio degli uomini; quelle che si informano di politica almeno una volta alla settimana sono cresciute del 20 per cento; quelle che si informano tutti i giorni del 25 per cento; cala il numero di persone che non ne parla mai e, anche in questo caso, soprattutto tra le donne.

Nella consapevolezza di quanto sia importante avvicinare le cittadine alle istituzioni pubbliche e politiche, il Dipartimento per le pari opportunità, d’intesa con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e con la collaborazione della Scuola superiore della pubblica amministrazione, ha promosso la realizzazione di un percorso formativo denominato «Donne, politica e istituzioni», con l’attivazione di corsi presso le università per la promozione della cultura di genere delle pari opportunità, con specifico riferimento alle istituzioni ed alla politica.

L’iniziativa è stata finanziata dal Dipartimento e dagli atenei al 50 per cento; sono state 35 le università che hanno aderito e circa 2.800 i frequentatori, uomini e donne, dei corsi di formazione. L’obiettivo del progetto è stato quello di fornire un insieme di conoscenze, in parte teoriche, in parte pratiche, per diffondere la cultura di genere. Inoltre, il progetto ha voluto promuovere l’affermazione e la partecipazione nella vita politica e sociale delle donne, che rappresentano un patrimonio prezioso di risorse umane nel nostro Paese. L’offerta formativa ha insistito sulle conoscenze attinenti al funzionamento di determinati meccanismi istituzionali, politici e di governance ed è allo studio una nuova edizione di questo progetto.

Anche nella pubblica amministrazione, nonostante la componente femminile sfiori il 50 per cento del totale, le dirigenti di seconda fascia si fermano ad un 25 per cento ed i dirigenti di prima fascia restano ancora più indietro. A livello di amministrazione centrale, la presenza delle donne nelle posizioni dirigenziali è un po’ più alta. Le dirigenti generali di seconda fascia sono il 35 per cento, le dirigenti di prima fascia sono il 20 per cento.

Per assecondare un percorso di crescita delle donne anche nelle posizioni apicali della pubblica amministrazione, ho chiesto e ottenuto dal ministro Brunetta che uno degli indici di valutazione delle performance delle amministrazioni fosse proprio la promozione delle pari opportunità. Anche instaurando un meccanismo premiale, infatti, credo si possa incoraggiare un circolo virtuoso a vantaggio di una maggiore presenza femminile nei processi decisionali.

In conclusione, quali azioni intraprendere? Come fare a garantire una maggiore presenza delle donne all’interno delle istituzioni e del mondo politico più in generale? Personalmente sono d’accordo con la senatrice Poli Bortone: non credo alle quote rosa, preferisco che la scelta ricada sulle donne per i loro meriti. Non possiamo certo credere che manchino talenti femminili se è vero, come è vero, che nel 2009 ben cinque premi Nobel sono stati assegnati alle donne.

Si tratta tuttavia di affermare - credo che questo sia il compito più difficile che ci spetta - una nuova cultura che prenda coscienza dei valori, dei talenti e dell’indispensabilità del contributo che le donne possono portare nei processi decisionali. Si deve puntare su azioni positive strategiche e su azioni di sensibilizzazione. Le prime devono essere rivolte a ottenere un risultato effettivo, misurabile, duraturo, strutturale e di sistema; le seconde devono prevedere interventi nella formazione anche politica e nell’informazione, per diffondere la promozione della figura e del ruolo femminile nel tessuto delle istituzioni, in modo da garantire una presenza equilibrata a tutti i livelli decisionali e in tutti i settori. Un’informazione non solo per le donne ma anche alle donne, perché divengano sempre più consapevoli del ruolo fondamentale che possono giocare all’interno delle istituzioni.

Termino rispondendo al quesito posto dalla senatrice Dorina Bianchi. La ringrazio per l’opportunità che mi dà di precisare che abbiamo incontrato le dipendenti CAI. Stiamo cercando, tra mille difficoltà, di ottenere l’esonero dal lavoro notturno per le madri lavoratrici. Inoltre, accolgo con favore l’idea di istituire un organismo di vigilanza cui le donne possano rivolgersi per segnalare eventuali discriminazioni che fossero costrette a subire.

PRESIDENTE. Hanno adesso facoltà di replicare le interroganti per un minuto ciascuno.

GERMONTANI (PdL). Signora Presidente, ringrazio il Ministro per aver fornito i dati, che se, da una parte, come lei stessa ha sottolineato, sono ancora ben lontani dagli obiettivi stabiliti, registrano comunque un nuovo incremento della rappresentanza femminile nelle istituzioni. Grazie anche per aver ricordato quel convegno, che è stato inaugurato dal Presidente del Senato, organizzato dalla Commissione per la parità e le pari opportunità del Senato, presieduta dalla presidente Emma Bonino, della quale mi onoro di far parte.

Auspico che si affermi quella cultura delle pari opportunità - come lei ha detto, signora Ministro - che si fonda sui principi della nostra Carta costituzionale, ma auspico anche da parte sua un’attenzione per i disegni di legge presentati da tutte le parlamentari in questa legislatura, indipendentemente dal fatto che si fondino su uno strumento come le norme di garanzia o le quote rosa, oppure su un’affermazione di quella cultura in cui tutti noi crediamo.

CARLONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLONI (PD). Signora Presidente, onorevole Ministro, la ringrazio per la sua risposta anche se, per la verità, ritengo che lei abbia scelto in questa sede di non rispondere alla domanda che le ho formulato, ovvero se lei intende impegnarsi per modificare le leggi elettorali nazionali.

Auspico comunque che lei voglia pensare a questo, considerando appunto il buon esito delle recenti elezioni in Campania, dove è stata possibile l’elezione di tante donne, pur senza pensare a meccanismi di quote, e considerando che l’anno prossimo voteranno importanti amministrazioni locali e che in molti casi esistono Comuni dove non c’è una donna eletta. Quindi la invito a riflettere e a considerare anche da questo punto di vista le iniziative legislative presentate nell’attuale legislatura.

Tra l’altro, la invito a considerare l’opportunità di proseguire sulla strada di promozione della cultura delle pari opportunità, anche confermando i comitati di pari opportunità nella pubblica amministrazione, rispetto ai quali mi sembra che il Governo, invece, stia procedendo a scelte diverse.

BUGNANO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUGNANO (IdV). Signora Presidente, signora Ministro, la ringrazio per l’esposizione dei dati che ci ha fornito. Rilevo però che, rispetto alla situazione estremamente critica che lei ci ha rappresentato, l’azione del Governo fino ad oggi svolta, che dalle sue parole apprendo essere limitata a momenti formativi, sia assolutamente insufficiente rispetto agli obiettivi che credo tutti ci poniamo.

La invito, ma in modo un po’ più forte rispetto a come hanno fatto le mie colleghe, ad analizzare e a far visionare dai suoi uffici tutte le proposte di legge che giacciono da diverse legislature, sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica, che potrebbero essere un punto di avvio anche di azioni successive da parte del Governo. Si tratta di disegni di legge che vengono riproposti ad ogni legislatura e che non trovano mai uno sbocco concreto.

Quindi, come impegno concreto, signora Ministro, le chiedo veramente di fare questo lavoro di analisi delle proposte esistenti, perché da lì possiamo partire in modo serio e concreto.

POLI BORTONE (UDC-SVP-IS-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (UDC-SVP-IS-Aut). Signora Presidente, signora Ministro, la ringrazio, anche a nome della collega Bianchi, per l’attenzione che ha voluto riservare alle nostre indicazioni ed anche per aver ricevuto le lavoratrici di Alitalia. Sappiamo che dovrà fare una bella fatica, anche perché ci sono i sindacati, che non mi sembra siano particolarmente vicini a queste tematiche.

Siamo qui anche per dirle che presteremo grande attenzione a tutto ciò che riguarderà quello che lei ha voluto riferire in quest’Aula: l’attenzione del Governo ai temi della formazione ed anche alla creazione di una nuova cultura e di una forte sensibilizzazione nei riguardi di quella che può essere realmente una cultura delle pari opportunità.

Quindi, senza pregiudizio alcuno, affronteremo qualunque tipo di iniziativa questo Governo vorrà offrire all’attenzione dell’Aula, con l’auspicio che si possa anche convergere rispetto ad alcune tematiche che, a quanto registriamo, stanno a cuore a tutti noi.

PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro per le pari opportunità per la disponibilità manifestata e dichiaro così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all’ordine del giorno.

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