Le donne bastonate


donneIntervento di Vittoria Franco pubblicato su Aprileonline giovedì 10 giugno 2010

Le donne bastonate

Vittoria Franco*,   10 giugno 2010, 17:18

Il governo ha appena deciso di innalzare di quattro anni, a partire dal 2012, l’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego. L’esecutivo ha preferito la via più facile per adeguarsi alle disposizioni di Bruxelles. Lo si farà con un emendamento al decreto sulla manovra già in discussione al Senato, in tempi record, senza pensarci su più di tanto. La decisione è grave, se si pensa che all’equiparazione di oggi non ne corrisponde un’altra in termini di diritti e condizioni di lavoro. Col miliardo e mezzo che si risparmia con il provvedimento, qualcosa si potrebbe fare

Un brutto pasticciaccio quello che sta combinando questo governo ai danni delle donne elevando d’un botto di quattro anni l’età pensionabile nel pubblico impiego, oltre a quello appena entrato in vigore. Il pretesto è la richiesta del l’Unione europea di eguale trattamento pensionistico di uomini e donne. Richiesta reiterata qualche giorno fa dalla commissaria Viviane Reding, che ha considerato eccessivamente lunghi i tempi del cambiamento previsti dal Governo - entro il 2018 a regime - e ha imposto la scadenza del 2012. Il Governo ha preferito la via più facile e oggi il Consiglio dei Ministri ha detto sì. Lo si farà con un emendamento al decreto sulla manovra già in discussione al Senato, in tempi record, senza pensarci su più di tanto.

E invece pensarci sarebbe importantissimo: per rendersi conto, ad esempio, che le donne stanno già pagando la crisi in termini di occupazione e di servizi che anziché aumentare diminuiscono; sostegni alle famiglie zero; si sta esaurendo il tempo pieno nelle scuole elementari. A questo si aggiunge ora anche la botta del pensionamento ritardato per quelle donne che magari avevano fatto altri progetti. Per le insegnanti, poi, arriva anche il blocco dello stipendio: becche e bastonate.

Non è corretto in questo frangente il discorso se, in linea generale, sia giusto o no innalzare l’età pensionabile delle donne. Il discorso giusto è: come lo si fa? E in cambio di che cosa? Se la differenza di età era considerata una forma di risarcimento per il lavoro di cura e la maternità, cosa vuol dire oggi revocare quel risarcimento? Che pe

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r le donne si sono raggiunte la pari opportunità? Che la società non deve loro più niente? No, evidentemente. Vuol dire soltanto che le donne dovranno tornare a essere quelle che si occupano prevalentemente della casa e della cura. Che dovranno continuare a lavorare per la famiglia più delle attuali 5 ore e mezzo, oltre il lavoro di mercato, mentre gli uomini potranno farlo meno dell’ora e 20 minuti attuali. Che non importa se lasciano il lavoro quando nasce il primo figlio: si potrà anche fare a meno di loro. Se proprio vogliono lavorare, fare figli e magari aspirare alla carriera, irrobustiscano le loro spalle e stop alle lamentele!

Fa sorridere la ministra Carfagna. Dopo che ha taciuto per l’intera settimana, oggi, a conclusione del Consiglio dei Ministri, ha trovato un filo di voce per dire che il sacrificio delle donne sarà compensato dai servizi di conciliazione. Non starà mica pensando alle tagesmutter! Comunque, aspettiamo i suoi sostanziosi emendamenti. Gliene suggeriamo alcuni: asili nido, incentivi all’occupazione femminile, servizi alla persona, contributi figurativi alle neomamme, congedo paterno obbligatorio. Col miliardo e mezzo che si risparmia, qualcosa si può fare. Abbia coraggio,la ministra delle Pari Opportunità, e noi le daremo una mano: per il bene di tutte le donne.

*Senatrice Partito democratico

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