Manovra del governo: verso l’affossamento della cultura


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Di seguito una dichiarazione (22 giugno 2010), la dichiarazione di voto in Commissione Cultura (22 giugno 2010) e l’intervento, sempre in Commissione Cultura del Senato (15 giugno 2010) in merito alla manovra finanziaria del Governo

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7ª)

MARTEDÌ 22 GIUGNO 2010
222ª Seduta

Presidenza del Presidente
POSSA

Interviene il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca Viceconte.

La seduta inizia alle ore 15,10.

SULL’AUDIZIONE DEI VERTICI DI ARCUS S.P.A.
La senatrice Vittoria FRANCO (PD) ricorda che il suo Gruppo aveva a suo tempo sollecitato l’audizione dei vertici di Arcus oppure del Governo in quanto responsabile della Società. Alla luce delle recenti informazioni diffuse dalla stampa che riferiscono di una valutazione assai negativa della Corte dei conti circa la gestione della Società, chiede anzitutto di acquisire la relazione della Corte medesima e di chiamare il Governo a rispondere tempestivamente in Commissione, atteso che sembrerebbe che le risorse pubbliche siano state gestite per interessi privati.
La senatrice Vittoria FRANCO (PD) interviene per dichiarazione di voto a nome del suo Gruppo, rinnovando le critiche alla manovra, che reputa totalmente iniqua in quanto grava solo sul ceto medio, benché sia quello che sostiene maggiormente i consumi. Ritiene peraltro che anche la maggioranza sia in difficoltà ma non ha il coraggio di elaborare una proposta di rilancio. Del resto, prosegue, lo schema di parere riformulato dal Presidente relatore manifesta forti preoccupazioni e dunque il dispositivo non sembra coerente con le premesse.
Pur apprezzando lo sforzo di recepire le indicazioni emerse, afferma che le condizioni sono insufficienti, così come le osservazioni, e ravvisa una certa partigianeria nella difesa di alcuni istituti, mentre sarebbe stato preferibile il sostegno all’intero sistema. Ribadisce altresì le critiche al provvedimento, che incide pesantemente sull’istruzione, ad esempio privando la scuola dei risparmi che avrebbero dovuto essere reinvestiti sul merito e che ora invece servono a ripianare i debiti. Ciò conferma a suo avviso una manovra recessiva che non promuove lo sviluppo e maltratta gli insegnanti. Dopo aver stigmatizzato il taglio di 190 milioni di euro della missione “Istruzione”, lamenta l’assenza, nello schema di parere, del tema delle liste di attesa nella scuola dell’infanzia la quale, pur non essendo formalmente parte dell’obbligo scolastico, rappresenta un elemento chiave per la qualità della cittadinanza.
Reputa altresì generico il richiamo ai bambini con disabilità, dichiarando che avrebbe preferito una formulazione più precisa circa il limite posto agli organici. In proposito, confuta l’affermazione del Presidente secondo cui il numero di alunni con handicap si mantiene costante, in quanto si è verificata una progressiva crescita di studenti con disabilità. Occorre dunque riportare gli organici a livello effettivo del bisogno.
Esprime invece apprezzamento per la richiesta di reintegrare il FFO, prevista dall’osservazione di cui alla lettera d) e per la condizione n. 5 relativa alla premialità.
Evidenzia tuttavia la necessità di approfondire la sorte di numerosi enti di ricerca già ridotti nel numero e svuotati di importanti funzioni, rilevando come a causa del provvedimento si verificherà un decremento complessivo delle risorse destinate alla ricerca. Al riguardo ritiene insufficiente il richiamo nelle premesse agli istituti oggetto del comma 24 dell’articolo 7, che in sostanza produce un risparmio esiguo e incide anche sui fondi del 2010 con forte pregiudizio per l’attività già programmata. Pone in proposito una questione politica in quanto spetterà al Ministro di riferimento decidere in che misura applicare il taglio dei fondi su ciascun organismo, senza che siano previsti adeguati criteri. Ritiene pertanto che lo schema di parere avrebbe dovuto contenere un’esplicita indicazione in questa direzione.
Concorda comunque con la condizione n. 4 riguardante l’ETI, che andrebbe collocata in un quadro di riforma.
Nel dichiarare il convinto voto contrario del suo Gruppo sulla proposta di parere del Presidente relatore nel suo complesso, manifesta dispiacere per l’eliminazione, rispetto allo schema proposto la settimana scorsa, del paragrafo concernente le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, tenuto conto che questa occasione potrebbe essere un momento di rilancio e di coesione che rappresenta la premessa di sviluppo dell’intero Paese. Dichiara infine il voto favorevole sulle condizioni nn. 1, 3, 4 e 5 e l’astensione su tutte le osservazioni.

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22 giugno 2010
manovra
Franco: “Verso affossamento della cultura”
“Questa manovra produce due pessimi risultati: colpisce gli insegnanti che finiscono per essere, ancora una volta, la categoria di lavoratori più tartassata e di fatto distrugge le istituzioni culturali del nostro Paese”. Lo dichiara la senatrice del PD Vittoria Franco a proposito della manovra.
“Sono ben 190 - spiega Franco - i milioni che vengono sottratti all’istruzione e all’università. Si tratta di un taglio che va ad aggiungersi a quelli già pesantissimi che hanno colpito scuola e atenei negli ultimi due anni. Viene da chiedersi come istituzioni così importanti possano sopravvivere a questa manovra”.
“Per quanto riguarda gli istituti di cultura, - prosegue la senatrice Pd - la situazione si profila ancora più catastrofica, con un taglio immediato, che parte da quest’anno, del 50% dei fondi erogati. La ricerca, infine, subisce un duro colpo con accorpamenti di istituti d’eccellenza che, come unico risultato, rischieranno di far perdere all’Italia i finanziamenti europei”.
“In tutto questo - conclude Franco - la VII Commissione del Senato dà un parere alla manovra non corrispondente alle esigenze di garantire la cultura nel nostro Paese, compito alla quale questa Commissione è preposta. Insomma, la scure di Tremonti continua a fare un deserto della cultura in Italia e il Parlamento pare non accorgersene”.Di seguito l’intervento di Vittoria Franco in Commissione Istruzione del Senato del 15giugno 2010 in merito alla manovra Finanziaria del governo

Resconto dell’intervento in Commissione Cultura del Senato (15 giugno 2010):

Legislatura 16º - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 220 del 15/06/2010

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7ª)

MARTEDÌ 15 GIUGNO 2010

Presidenza del Presidente

POSSA

Intervengono i sottosegretari di Stato per i beni e le attività culturali Giro e per l’istruzione, l’università e la ricerca Pizza.

La seduta inizia alle ore 14,30.

IN SEDE CONSULTIVA

(2228) Conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica

(Parere alla 5a Commissione. Seguito dell’esame e rinvio)

Riprende l’esame, sospeso nella seduta del 10 giugno scorso, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - è iniziato il dibattito.

La senatrice Vittoria FRANCO (PD) si riallaccia al contesto internazionale illustrato dal Presidente relatore affermando che la manovra, seppur necessaria, risulta assolutamente iniqua. Ripercorre indi il processo politico-istituzionale che ha condotto all’adozione del decreto-legge, giudicandolo immorale. Partendo dal presupposto che la politica debba avere un’etica, basata sulle regole di convivenza civile, ritiene infatti che siano mancate la trasparenza e la lealtà nei confronti dei cittadini, dato che l’Esecutivo ha ripetutamente negato l’esistenza della crisi accusando di disfattismo coloro i quali ne hanno invece preannunciato gli effetti. In seguito, è risultata evidentemente necessaria una manovra da 25 miliardi che testimonia un atteggiamento immorale proprio perché è stata oscurata la reale situazione del Paese.

Reputa altresì che il provvedimento si sostanzi in tagli orizzontali, i quali colpiscono le famiglie direttamente e indirettamente, anche attraverso la diminuzione dei servizi. Si dichiara perciò negativamente stupita dall’assenza totale di autocritica da parte del Governo, che ha revocato tutti i provvedimenti del precedente Esecutivo Prodi che pure avevano consentito la lotta all’evasione recuperando vari extragettiti, finalizzati poi a misure di carattere sociale. Non desta dunque stupore che l’evasione fiscale sia aumentata proprio durante questa legislatura, tanto più che si introducono continui condoni, inducendo ad evadere le tasse.

Ricorda inoltre con disappunto l’abolizione dell’ICI sulla prima casa che ha avvantaggiato le persone più facoltose, tenuto conto che i meno abbienti già erano esonerati, pregiudicando così l’erogazione di servizi essenziali. Critica poi le misure a sostegno di Alitalia, risultate assai costose e giustificate dalla difesa di una presunta italianità. Censura pertanto il modo di affrontare la crisi proprio perché si impongono tagli senza prevedere investimenti, con forti danni per il futuro del Paese, tanto più che si penalizzano l’istruzione, l’università, la ricerca e il lavoro giovanile e femminile. In particolare si dichiara mortificata per la sorte della scuola, che è colpita in maniera indiscriminata dal provvedimento; rammenta infatti come, in aggiunta al taglio di 8,5 miliardi, vengano presi di mira gli insegnanti che rappresentano le figure più rappresentative per la collettività e svolgono un lavoro prezioso. Essi sono ingiustificatamente la categoria più maltrattata, danneggiata anche dal blocco degli automatismi stipendiali nei prossimi tre anni, che inciderà negativamente sulla loro pensione e sullo stipendio annuo. Nè può sottacersi, prosegue, che gli insegnanti sono soprattutto donne, la cui età pensionabile viene bruscamente innalzata a 65 anni. Censura quindi il pesante ritorno indietro compiuto dalla manovra che aumenta il carico di lavoro delle donne anche in termini di minori servizi e di decurtazione del tempo pieno. Nell’associarsi al cordoglio già manifestato al ministro Gelmini si augura tuttavia che ella possa presto riferire in Commissione, come ripetutamente richiesto dall’opposizione. Giudica altresì assai grave che numerosi bambini siano impossibilitati a frequentare le scuole dell’infanzia per mancanza di posti, tanto che si registrano in tutta Italia lunghe liste di attesa, segno evidente di una regressione.

Con riferimento all’università e alla ricerca, avrebbe auspicato quantomeno un tentativo per reintegrare i fondi decurtati, che si sommano ai tagli su altre attività e al blocco delle assunzioni fino al 2015, anche per gli enti di ricerca. Si prospetta pertanto uno scenario drammatico, in virtù del quale nei prossimi cinque anni non si registrerà alcuna crescita. Coglie quindi l’occasione per sollecitare l’impegno di tutte le forze politiche affinché siano adeguatamente considerati gli attuali ricercatori a tempo determinato specialmente in merito all’esame del disegno di legge n. 1905, onde scongiurare che essi siano già collocati al di fuori dell’università.

Dopo aver stigmatizzato la soppressione di molti enti di ricerca, che produrrà solo risparmi minimi a fronte di ingenti danni, si sofferma sui tagli alla cultura ed in particolare sull’articolo 7, comma 24, che riduce del 50 per cento il contributo statale agli istituti culturali. In proposito, chiede le ragioni di tale forte penalizzazione, considerando che le riduzioni previste dal decreto-legge per altre voci di spesa si attestano all’incirca al 10 per cento. Sollecita indi la modifica della norma, anche perché la cultura nel suo complesso è assai colpita dalla manovra, come dimostra la soppressione dell’Ente teatrale italiano (ETI) su cui sarebbe stato invece più opportuno un intervento di riforma. In questo quadro si colloca peraltro il disegno di legge n. 2150 che disegna una prospettiva assai tragica per il comparto. Ritiene conclusivamente che sarebbe stata necessaria una manovra più responsabile, in grado di tener conto delle potenzialità di sviluppo del settore.

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