Manovra finanziaria: intervento in Commissione


vittoriagaypride03Di seguito l’intervento di Vittoria Franco in Commissione Istruzione del Senato del 15giugno 2010 in merito alla manovra Finanziaria del governo

Legislatura 16º - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 220 del 15/06/2010

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7ª)

MARTEDÌ 15 GIUGNO 2010

Presidenza del Presidente

POSSA

Intervengono i sottosegretari di Stato per i beni e le attività culturali Giro e per l’istruzione, l’università e la ricerca Pizza.

La seduta inizia alle ore 14,30.

IN SEDE CONSULTIVA

(2228) Conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica

(Parere alla 5a Commissione. Seguito dell’esame e rinvio)

Riprende l’esame, sospeso nella seduta del 10 giugno scorso, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - è iniziato il dibattito.

La senatrice Vittoria FRANCO (PD) si riallaccia al contesto internazionale illustrato dal Presidente relatore affermando che la manovra, seppur necessaria, risulta assolutamente iniqua. Ripercorre indi il processo politico-istituzionale che ha condotto all’adozione del decreto-legge, giudicandolo immorale. Partendo dal presupposto che la politica debba avere un’etica, basata sulle regole di convivenza civile, ritiene infatti che siano mancate la trasparenza e la lealtà nei confronti dei cittadini, dato che l’Esecutivo ha ripetutamente negato l’esistenza della crisi accusando di disfattismo coloro i quali ne hanno invece preannunciato gli effetti. In seguito, è risultata evidentemente necessaria una manovra da 25 miliardi che testimonia un atteggiamento immorale proprio perché è stata oscurata la reale situazione del Paese.

Reputa altresì che il provvedimento si sostanzi in tagli orizzontali, i quali colpiscono le famiglie direttamente e indirettamente, anche attraverso la diminuzione dei servizi. Si dichiara perciò negativamente stupita dall’assenza totale di autocritica da parte del Governo, che ha revocato tutti i provvedimenti del precedente Esecutivo Prodi che pure avevano consentito la lotta all’evasione recuperando vari extragettiti, finalizzati poi a misure di carattere sociale. Non desta dunque stupore che l’evasione fiscale sia aumentata proprio durante questa legislatura, tanto più che si introducono continui condoni, inducendo ad evadere le tasse.

Ricorda inoltre con disappunto l’abolizione dell’ICI sulla prima casa che ha avvantaggiato le persone più facoltose, tenuto conto che i meno abbienti già erano esonerati, pregiudicando così l’erogazione di servizi essenziali. Critica poi le misure a sostegno di Alitalia, risultate assai costose e giustificate dalla difesa di una presunta italianità. Censura pertanto il modo di affrontare la crisi proprio perché si impongono tagli senza prevedere investimenti, con forti danni per il futuro del Paese, tanto più che si penalizzano l’istruzione, l’università, la ricerca e il lavoro giovanile e femminile. In particolare si dichiara mortificata per la sorte della scuola, che è colpita in maniera indiscriminata dal provvedimento; rammenta infatti come, in aggiunta al taglio di 8,5 miliardi, vengano presi di mira gli insegnanti che rappresentano le figure più rappresentative per la collettività e svolgono un lavoro prezioso. Essi sono ingiustificatamente la categoria più maltrattata, danneggiata anche dal blocco degli automatismi stipendiali nei prossimi tre anni, che inciderà negativamente sulla loro pensione e sullo stipendio annuo. Nè può sottacersi, prosegue, che gli insegnanti sono soprattutto donne, la cui età pensionabile viene bruscamente innalzata a 65 anni. Censura quindi il pesante ritorno indietro compiuto dalla manovra che aumenta il carico di lavoro delle donne anche in termini di minori servizi e di decurtazione del tempo pieno. Nell’associarsi al cordoglio già manifestato al ministro Gelmini si augura tuttavia che ella possa presto riferire in Commissione, come ripetutamente richiesto dall’opposizione. Giudica altresì assai grave che numerosi bambini siano impossibilitati a frequentare le scuole dell’infanzia per mancanza di posti, tanto che si registrano in tutta Italia lunghe liste di attesa, segno evidente di una regressione.

Con riferimento all’università e alla ricerca, avrebbe auspicato quantomeno un tentativo per reintegrare i fondi decurtati, che si sommano ai tagli su altre attività e al blocco delle assunzioni fino al 2015, anche per gli enti di ricerca. Si prospetta pertanto uno scenario drammatico, in virtù del quale nei prossimi cinque anni non si registrerà alcuna crescita. Coglie quindi l’occasione per sollecitare l’impegno di tutte le forze politiche affinché siano adeguatamente considerati gli attuali ricercatori a tempo determinato specialmente in merito all’esame del disegno di legge n. 1905, onde scongiurare che essi siano già collocati al di fuori dell’università.

Dopo aver stigmatizzato la soppressione di molti enti di ricerca, che produrrà solo risparmi minimi a fronte di ingenti danni, si sofferma sui tagli alla cultura ed in particolare sull’articolo 7, comma 24, che riduce del 50 per cento il contributo statale agli istituti culturali. In proposito, chiede le ragioni di tale forte penalizzazione, considerando che le riduzioni previste dal decreto-legge per altre voci di spesa si attestano all’incirca al 10 per cento. Sollecita indi la modifica della norma, anche perché la cultura nel suo complesso è assai colpita dalla manovra, come dimostra la soppressione dell’Ente teatrale italiano (ETI) su cui sarebbe stato invece più opportuno un intervento di riforma. In questo quadro si colloca peraltro il disegno di legge n. 2150 che disegna una prospettiva assai tragica per il comparto. Ritiene conclusivamente che sarebbe stata necessaria una manovra più responsabile, in grado di tener conto delle potenzialità di sviluppo del settore.

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