Scuola: interrogata Gelmini sul tempo pieno


scuola_media2Di seguito il testo dell’interrogazione presentata nei giorni scorsi da Vittoria Franco alla ministra Gelmini sul tempo pieno nella scuola.

INTERROGAZIONE

AL Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

Premesso che:

con il decreto- legge del 25 giugno 2008, n.112, convertito in legge 133 del 6 agosto 2008, Governo in carica ha previsto nei confronti della scuola pubblica  tagli di 8 miliardi di euro oltre che  di 87.341 docenti  e 44.500 ATA in tre anni;

l’articolo 64 del succitato decreto-legge stabilisce che nella scuola statale ” devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456.000.000 di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di Euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di Euro per l’anno 2011, e a 3.188 milioni di Euro a decorrere dall’anno 2012″;

il Governo, in data 27 febbraio 2009, ha approvato, in attuazione del suddetto articolo, i regolamenti relativi rispettivamente al primo ciclo dell’istruzione e della rete scolastica;

i predetti regolamenti prevedono di attribuire alle scuole una dotazione organica di istituto in misura tale da garantire  alle prime classi solo il personale corrispondente ad un orario settimanale medio di 27 ore settimanali;

per il prossimo anno scolastico (2010-2011) la circolare del Miur prevede una riduzione di 25.000 insegnanti (22.000 in organico di diritto e 3.600 di fatto); tali cifre, seppur rilevanti, sono contraddette per difetto da quelle contenute nella relazione tecnica allegata allo schema di decreto del Presidente della Repubblica ” recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali”. Dalla relazione tecnica si apprende che la riduzione degli organici conta  ben 31.390 posti di personale docente e 15.00 posti di personale ATA;

è evidente che quanto stabilito con i predetti provvedimenti non consente di far fronte alla sempre crescente richiesta da parte delle famiglie per il tempo pieno;  saranno  circa 70 mila gli alunni che a partire dal prossimo anno scolastico non potranno più usufruire di tale modello scolastico; è prevista  infatti, una diminuzione di 800 classi già esistenti con la conseguente esclusione di 20 mila  alunni dal tempo pieno; inoltre, a queste 800 classi vanno aggiunte oltre 2000 nuove sezioni richieste dai genitori al momento delle iscrizioni;

considerato che:

la situazione è particolarmente critica  in Toscana dove, per effetto del decreto-legge 112/2008  e della circolare del Miur. 37 del 18/04/2010 “Dotazioni organiche del personale docente per l’anno 2010-2011″ gli organici della scuola saranno decurtati di 1294 docenti e di 773 unità di personale addetto alle segreterie e alla vigilanza;

in provincia di Firenze, a fronte di un significativo  aumento degli alunni iscritti alle prime classi  elementari - circa 570 in più rispetto all’anno precedente - si prevede una riduzione del numero dei docenti pari a 48 unità e si calcola che saranno attivate circa 75 prime classi in meno rispetto a quelle necessarie a soddisfare le richieste di quei genitori che al momento dell’iscrizione, hanno optato per il tempo pieno;

sempre relativamente al prossimo anno scolastico, nel comune di Firenze a fronte di una richiesta di 97 nuove prime classi ne saranno attivate soltanto 73, ovvero 24 in meno rispetto a quelle richieste;  ciò significa che oltre 600 scolari si vedranno costretti ad anticipare l’uscita alle ore 12,30 anziché alle 16.30 ;

considerato che:

il Governo in carica, in stridente contrasto con le politiche adottate  dagli altri paesi europei,  che nonostante la crisi economica continuano a destinare ingenti risorse alla scuola, alla formazione alla ricerca e all’università, ha, fin dal suo insediamento fatto trasparire la propria volontà di considerare la conoscenza come un costo da ridurre, anziché una risorsa su cui investire;

il Governo ha di fatto rinunciato a fare del sistema scolastico il perno dello sviluppo socio-economico del paese e della crescita delle nuove generazioni nella “società della conoscenza” che non può prescindere da una scuola di qualità;

i tagli indiscriminati di risorse economiche e professionali destinati alla scuola  e, in particolare  lo stravolgimento dell’intero impianto della scuola primaria operato attraverso il ritorno al maestro unico e la drastica riduzione delle classi a tempo pieno, risultano tanto più incomprensibile se si considera che la scuola primaria e, in particolare il tempo pieno hanno da sempre costituito il fiore all’occhiello della scuola statale nel nostro paese;

il modello a tempo pieno risponde sia ad un’esigenza didattica che  ad un’esigenza sociale; infatti, rappresenta un  modello didattico-organizzativo che non si limita ad offrire più assistenza ai bambini (per questo il doposcuola poteva essere sufficiente) ma offre  la possibilità di apprendere in tempi distesi, con tante attività in più di gioco, di ricerca, di indagine, di attività di gruppo, un tempo di vita in cui si cresce e si apprende imparando con gli altri e dagli altri;  inoltre rappresenta , nello stesso tempo, un importante e in molti casi imprescindibile aiuto per le famiglie e per le donne lavoratrici;

la  mancata attivazione per il prossimo anno scolastico del numero di classi a tempo pieno necessario a soddisfare le crescenti  richieste dei genitori  metterebbe in serie difficoltà molte famiglie sia sotto il profilo economico, in quanto si vedrebbero costrette a sopperire a quella parte di servizio scolastico negata, sia sotto il profilo organizzativo,  in quanto il loro orario di lavoro diverrebbe inconciliabile con la cura dei figli;

particolarmente difficile è la situazione per le famiglie meno abbienti che non potendo far fronte ad ulteriori spese non potranno assicurare ai loro figli valide alternative  al tempo pieno negato;

la  consistente diminuzione di posti nell’organico dei docenti, che va  peraltro ad incidere in primo luogo sugli incarichi a tempo determinato e che  in ogni caso produce una forte riduzione del recupero scolastico e dei progetti educativi mettendo a rischio persino la normale attività didattica per un gran numero di ore;

considerato, inoltre che:

in un paese civile, anche in un momento di crisi economica,  non dovrebbero essere previsti tagli in un settore prezioso come quello dell’istruzione e della formazione,  a cui il nostro paese già destina una quota irrisoria del PIL, la penultima dei Paesi della Comunità Europea:

è del tutto improponibile tagliare risorse alla scuola, visto che esistono ambiti dove è possibile farlo:  per esempio quello delle spese militari e considerato che in un periodo di  grave emergenza si impone il coraggio delle scelte,

si chiede al Ministro in indirizzo:

di attivarsi, con la massima sollecitudine, affinché per il prossimo anno scolastico 2010-2011 sia garantito in Toscana, nonché in tutte le altre regioni,  il numero di classi a tempo pieno necessario a soddisfare le richieste avanzate al momento delle iscrizioni dalle famiglie, ripristinando le competenze degli insegnati;

di ricercare soluzioni per evitare ulteriori tagli sul bilancio della scuola statale per garantire una scuola più qualificata per allievi, insegnanti, dirigenti e personale ATA,  nell’interesse generale  anche in considerazione dell’importante funzione di sostegno che essa svolge per una crescita intelligente, sostenibile,  inclusiva nonché economica del nostro paese;

di mutare atteggiamento nei confronti della conoscenza al fine di garantire a tutti pari opportunità di apprendimento e di educazione nel rispetto di quanto sancito dall’articolo 34 della Costituzione.

VITTORIA FRANCO

One Response to “Scuola: interrogata Gelmini sul tempo pieno”

  1. Scuola: interrogata Gelmini sul tempo pieno | Vittoria Franco Says:

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