Interrogazione “tempo pieno”: la risposta del governo


scuola_mediaBocciatura completa per il governo sul Tempo pieno nella scuola. E’ arrivata giovedì 29 luglio 2010 in Commissione Cultura la risposta del governo all’interrogazione presentata nel giugno scorso alla ministra Gelmini da Vittoria Franco in merito al tempo pieno nella scuola.

Di seguito il testo dell’interrogazione; la risposta del governo e infine la replica del governo.

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AL Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

Premesso che:

con il decreto- legge del 25 giugno 2008, n.112, convertito in legge 133 del 6 agosto 2008, Governo in carica ha previsto nei confronti della scuola pubblica tagli di 8 miliardi di euro oltre che di 87.341 docenti e 44.500 ATA in tre anni;

l’articolo 64 del succitato decreto-legge stabilisce che nella scuola statale ” devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456.000.000 di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di Euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di Euro per l’anno 2011, e a 3.188 milioni di Euro a decorrere dall’anno 2012″;

il Governo, in data 27 febbraio 2009, ha approvato, in attuazione del suddetto articolo, i regolamenti relativi rispettivamente al primo ciclo dell’istruzione e della rete scolastica;

i predetti regolamenti prevedono di attribuire alle scuole una dotazione organica di istituto in misura tale da garantire alle prime classi solo il personale corrispondente ad un orario settimanale medio di 27 ore settimanali;

per il prossimo anno scolastico (2010-2011) la circolare del Miur prevede una riduzione di 25.000 insegnanti (22.000 in organico di diritto e 3.600 di fatto); tali cifre, seppur rilevanti, sono contraddette per difetto da quelle contenute nella relazione tecnica allegata allo schema di decreto del Presidente della Repubblica ” recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali”. Dalla relazione tecnica si apprende che la riduzione degli organici conta ben 31.390 posti di personale docente e 15.00 posti di personale ATA;

è evidente che quanto stabilito con i predetti provvedimenti non consente di far fronte alla sempre crescente richiesta da parte delle famiglie per il tempo pieno; saranno circa 70 mila gli alunni che a partire dal prossimo anno scolastico non potranno più usufruire di tale modello scolastico; è prevista infatti, una diminuzione di 800 classi già esistenti con la conseguente esclusione di 20 mila alunni dal tempo pieno; inoltre, a queste 800 classi vanno aggiunte oltre 2000 nuove sezioni richieste dai genitori al momento delle iscrizioni;

considerato che:

la situazione è particolarmente critica in Toscana dove, per effetto del decreto-legge 112/2008 e della circolare del Miur. 37 del 18/04/2010 “Dotazioni organiche del personale docente per l’anno 2010-2011″ gli organici della scuola saranno decurtati di 1294 docenti e di 773 unità di personale addetto alle segreterie e alla vigilanza;

in provincia di Firenze, a fronte di un significativo aumento degli alunni iscritti alle prime classi elementari - circa 570 in più rispetto all’anno precedente - si prevede una riduzione del numero dei docenti pari a 48 unità e si calcola che saranno attivate circa 75 prime classi in meno rispetto a quelle necessarie a soddisfare le richieste di quei genitori che al momento dell’iscrizione, hanno optato per il tempo pieno;

sempre relativamente al prossimo anno scolastico, nel comune di Firenze a fronte di una richiesta di 97 nuove prime classi ne saranno attivate soltanto 73, ovvero 24 in meno rispetto a quelle richieste; ciò significa che oltre 600 scolari si vedranno costretti ad anticipare l’uscita alle ore 12,30 anziché alle 16.30 ;

considerato che:

il Governo in carica, in stridente contrasto con le politiche adottate dagli altri paesi europei, che nonostante la crisi economica continuano a destinare ingenti risorse alla scuola, alla formazione alla ricerca e all’università, ha, fin dal suo insediamento fatto trasparire la propria volontà di considerare la conoscenza come un costo da ridurre, anziché una risorsa su cui investire;

il Governo ha di fatto rinunciato a fare del sistema scolastico il perno dello sviluppo socio-economico del paese e della crescita delle nuove generazioni nella “società della conoscenza” che non può prescindere da una scuola di qualità;

i tagli indiscriminati di risorse economiche e professionali destinati alla scuola e, in particolare lo stravolgimento dell’intero impianto della scuola primaria operato attraverso il ritorno al maestro unico e la drastica riduzione delle classi a tempo pieno, risultano tanto più incomprensibile se si considera che la scuola primaria e, in particolare il tempo pieno hanno da sempre costituito il fiore all’occhiello della scuola statale nel nostro paese;

il modello a tempo pieno risponde sia ad un’esigenza didattica che ad un’esigenza sociale; infatti, rappresenta un modello didattico-organizzativo che non si limita ad offrire più assistenza ai bambini (per questo il doposcuola poteva essere sufficiente) ma offre la possibilità di apprendere in tempi distesi, con tante attività in più di gioco, di ricerca, di indagine, di attività di gruppo, un tempo di vita in cui si cresce e si apprende imparando con gli altri e dagli altri; inoltre rappresenta , nello stesso tempo, un importante e in molti casi imprescindibile aiuto per le famiglie e per le donne lavoratrici;

la mancata attivazione per il prossimo anno scolastico del numero di classi a tempo pieno necessario a soddisfare le crescenti richieste dei genitori metterebbe in serie difficoltà molte famiglie sia sotto il profilo economico, in quanto si vedrebbero costrette a sopperire a quella parte di servizio scolastico negata, sia sotto il profilo organizzativo, in quanto il loro orario di lavoro diverrebbe inconciliabile con la cura dei figli;

particolarmente difficile è la situazione per le famiglie meno abbienti che non potendo far fronte ad ulteriori spese non potranno assicurare ai loro figli valide alternative al tempo pieno negato;

la consistente diminuzione di posti nell’organico dei docenti, che va peraltro ad incidere in primo luogo sugli incarichi a tempo determinato e che in ogni caso produce una forte riduzione del recupero scolastico e dei progetti educativi mettendo a rischio persino la normale attività didattica per un gran numero di ore;

considerato, inoltre che:

in un paese civile, anche in un momento di crisi economica, non dovrebbero essere previsti tagli in un settore prezioso come quello dell’istruzione e della formazione, a cui il nostro paese già destina una quota irrisoria del PIL, la penultima dei Paesi della Comunità Europea:

è del tutto improponibile tagliare risorse alla scuola, visto che esistono ambiti dove è possibile farlo: per esempio quello delle spese militari e considerato che in un periodo di grave emergenza si impone il coraggio delle scelte,

si chiede al Ministro in indirizzo:

di attivarsi, con la massima sollecitudine, affinché per il prossimo anno scolastico 2010-2011 sia garantito in Toscana, nonché in tutte le altre regioni, il numero di classi a tempo pieno necessario a soddisfare le richieste avanzate al momento delle iscrizioni dalle famiglie, ripristinando le competenze degli insegnati;

di ricercare soluzioni per evitare ulteriori tagli sul bilancio della scuola statale per garantire una scuola più qualificata per allievi, insegnanti, dirigenti e personale ATA, nell’interesse generale anche in considerazione dell’importante funzione di sostegno che essa svolge per una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva nonché economica del nostro paese;

di mutare atteggiamento nei confronti della conoscenza al fine di garantire a tutti pari opportunità di apprendimento e di educazione nel rispetto di quanto sancito dall’articolo 34 della Costituzione.

VITTORIA FRANCO
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ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7ª)

GIOVEDÌ 29 LUGLIO 2010
235ª Seduta

Presidenza del Vice Presidente
VITA

Interviene il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca Viceconte.

La seduta inizia alle ore 15,15.

PROCEDURE INFORMATIVE
Interrogazioni

Il sottosegretario VICECONTE risponde poi all’interrogazione n. 3-01375 della senatrice Vittoria Franco sull’effettuazione del tempo pieno nelle scuole, premettendo che i provvedimenti promossi dal Governo tendono a restituire al servizio scolastico efficienza ed efficacia attraverso l’innalzamento della qualità, per avvicinarlo agli standard internazionali ed europei. Afferma inoltre che dette misure rientrano nel processo di riqualificazione dell’intero sistema scolastico e mirano a realizzarne il riordino complessivo mediante la valorizzazione dell’autonomia, il pieno coinvolgimento delle Regioni e delle autonomie locali, una nuova governance territoriale dell’istruzione-formazione ed un più appropriato utilizzo delle risorse, anche in relazione alla difficile congiuntura finanziaria ed economica internazionale.

In questa prospettiva, prosegue il Sottosegretario, si collocano le disposizioni introdotte dall’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, il cui impianto complessivo è stato riconosciuto costituzionalmente legittimo, con sentenza n. 200 del 2009, dalla Corte costituzionale.

Ciò premesso, con riguardo al tempo pieno nella scuola primaria, fa presente che nella circolare n. 37 del 13 aprile 2010, concernente le dotazioni organiche del personale docente per l’anno scolastico 2010-2011, sono stati confermati l’orario di 40 ore settimanali per classe, comprensive del tempo dedicato alla mensa, l’assegnazione di due docenti per classe e l’obbligo dei rientri settimanali. Si è inoltre specificato che le quattro ore residuali rispetto alle 40 settimanali per classe (44 ore di docenza a fronte delle 40 di lezioni e di attività), comunque disponibili nell’organico di istituto, potranno essere utilizzate prioritariamente per l’ampliamento del tempo pieno sulla base delle richieste delle famiglie e, in subordine, per la realizzazione di altre attività volte a potenziare l’offerta formativa, incluso il tempo mensa per le classi che attualmente praticano i rientri pomeridiani. Precisa comunque che il tempo pieno può essere attivato solo in presenza di strutture e servizi idonei nonché di risorse all’interno della scuola.

Sottolinea peraltro che la normativa in materia di tempo pieno non ha mai contemplato l’automatico accoglimento delle relative richieste, le quali possono essere soddisfatte nel rispetto dei vincoli complessivi di spesa pubblica.

Con particolare riferimento alla regione Toscana, segnala che il contingente di posti di scuola primaria destinato, per l’anno scolastico 2010-2011, al competente Ufficio scolastico regionale corrisponde alla progressiva entrata a regime dei nuovi orari di funzionamento previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 89 del 2009, e non è dunque automaticamente rapportabile alla consistenza degli alunni previsti. L’Ufficio scolastico regionale della Toscana, all’interno della complessiva dotazione organica assegnata annualmente, ha del resto perseguito nel tempo l’obiettivo dell’espansione del tempo pieno, con un incremento, dall’anno scolastico 2003-04 ad oggi, di 449 classi a tempo pieno e un corrispondente aumento degli alunni in esse accolti, passati da 53.562 a 65.482.

Riferisce poi che, per l’anno scolastico 2010-11, le classi a tempo pieno sono pari a 3.108, con un incremento di 31 classi rispetto al totale funzionante nell’anno scolastico 2009-2010, fermo restando che eventuali ulteriori risorse di organico potranno essere destinate all’espansione del tempo pieno in sede di adeguamento dell’organico alle situazioni di fatto. Quanto alla provincia di Firenze, il Sottosegretario comunica conclusivamente che il numero di classi a tempo pieno assorbe già oggi più del 59 per cento del totale degli alunni dell’area provinciale.

La Replica di Vittoria Franco:

La senatrice Vittoria FRANCO (PD) si dichiara totalmente insoddisfatta della risposta, stigmatizzando la drastica riduzione del tempo pieno sul territorio nazionale, soprattutto in quelle Regioni che hanno investito maggiormente su di esso. Tiene peraltro a precisare che il tempo pieno non equivale affatto al tempo lungo, in quanto si configura come una modalità didattica più ricca e più fruttuosa, che necessita evidentemente di risorse adeguate.

Contesta pertanto i dati citati dal Sottosegretario, che tengono conto - a suo avviso impropriamente - anche del tempo lungo. Nel menzionare le cospicue decurtazioni di classi a tempo pieno sia in Toscana che in Emilia-Romagna, lamenta inoltre l’impoverimento della scuola in termini anzitutto pedagogici.

Coglie poi l’occasione per deplorare la riduzione delle classi di scuola dell’infanzia in controtendenza rispetto al passato, ricordando che già all’epoca dell’allora ministro Moratti si concordava sulla esigenza di generalizzare detto segmento scolastico. In proposito, si interroga sulle reali possibilità per le famiglie di coprire i bisogni dei bambini, rimarcando le difficoltà soprattutto delle donne nel conciliare lavoro e tempo scuola.

Né può a suo avviso essere invocata la crisi economica come giustificazione, in quanto i tagli al settore scolastico sono stati una scelta voluta e programmata attraverso il decreto-legge n. 112 del 2008, emanato assai prima che si verificasse la difficile congiuntura economica. Ciò dimostra a suo giudizio una precisa idea di scuola fatta propria dal Centro-destra, in un’ottica penalizzante. Ritiene peraltro che l’intera materia non possa essere delegata alle Regioni, in quanto si tratta di garantire l’accesso alla scuola pubblica statale, pena il rischio di avere profonde disomogeneità sull’intero territorio nazionale.

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