Verso la terza repubblica


testataeuropapersitonuovoporimanotiziaDi seguito un intervento di Vittoria Franco pubblicato su Europa Quotidiano di martedì 31 agosto 2010

A voler sintetizzare quanto è successo nella politica italiana fra luglio e agosto, direi innanzitutto che non è stato solo un teatrino estivo o una forma di bieca lotta politica. Piuttosto, si sono avute manifestazioni di un fatto molto più importante: si è spezzata la corda del berlusconismo. Il berlusconismo ha tante facce, ma ciò che lo definisce meglio è una concezione del potere tentacolare, che permea ogni settore, che non conosce e non riconosce limiti; che persegue obiettivi personali a costo di aprire conflitti istituzionali, di umiliare la sovranità del parlamento, di imporre la sua volontà per vie illegali cercando il consenso anche attraverso la manipolazione dell’informazione, di violare i principi costituzionali, cioè quelli che presiedono alla convivenza civile di un popolo, come la irrinunciabile divisione dei poteri in uno stato di diritto.
Questo nodo che si stava aggrovigliando e ispessendo col rischio che divenisse difficile scioglierlo è venuto al pettine. Quella potenza che sembrava invincibile ha cominciato a perdere pezzi; la retorica rassicuratrice del capo non riesce più a camuffare e a nascondere il totale fallimento di una politica populista centrata sull’Unico e sui suoi problemi con la giustizia, col fisco, con associazioni segrete. Non è detto che sia finito e che sia destinato a crollare come un castello di sabbia, ma sicuramente quel sistema soffocante è entrato in crisi. Di rimbalzo, anche l’opposizione sta riacquistando vigore e capacità progettuale.
La partita si è riaperta e, se sapremo giocarla con intelligenza senza divisioni artificiose, potremo vincerla in tempi brevi.
È stata una mossa abile la proposta del Pd di un governo di transizione con la partecipazione di tutte le forze interessate a chiudere questa fase nefasta per l’Italia.
Il capo non più indiscusso ha dovuto prendere atto che non era il caso di minacciare elezioni subito proprio perché un’altra maggioranza era possibile in parlamento.
Ha dovuto fare marcia indietro e Bossi lo ha costretto a rinunciare alla ricerca del sostegno dell’Udc: sconfitta su tutta la linea. Gli interventi di Veltroni e di Bersani hanno rilanciato analisi e proposte che vanno perfezionate, ma che costituiscono la base per un progetto riformatore che sappia custodire i valori costituzionali e al contempo innovare in tutti quei settori che finora hanno impedito che l’Italia diventasse un paese moderno. Devono stare in campo un progetto e una strategia.
E la strategia discende anche dall’analisi che si fa del berlusconismo.
Se questo coincide con la forma pervasiva e soffocante di potere che ho cercato di descrivere sopra, della strategia fa parte integrante una nuova forma di liberazione da un populismo autoritario, che tiene l’Italia in condizioni di arretratezza, e da chi lo ha voluto e alimentato. Ha ragione Veltroni quando indica «una repubblica forte e decidente» per sottrarsi al rischio della suggestione autoritaria e ha ragione Bersani quando propone un’«alleanza democratica per una legislatura costituente» per «sconfiggere un’interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo».
C’è bisogno, cioè, di creare le condizioni per una nuova repubblica, con un quadro di regole certe, capace di superare definitivamente la prima e questo sgorbio di seconda che stiamo vivendo e dalla quale vogliamo uscire al più presto, anche per responsabilità verso i giovani e il loro futuro.
Vittoria Franco

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