“Caro ministro Sacconi…”


31052010montagnolaDi seguito la lettera inviata da Vittoria Franco al Direttore del Corriere della Sera  in merito all’intervista di Aldo Cazzullo al ministro Sacconi.

Caro direttore, se mi consentisse di rivolgermi per il suo tramite al ministro Sacconi e di commentare l’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo, gli direi questo:
Caro ministro Sacconi, non nasconda dietro parole importanti l’apologia del berlusconismo. Mi aspetto che Lei sviluppi più compiutamente il suo pensiero su quella che chiama l’”antropologia positiva”, ma dai primi accenni che ne fa oggi nell’intervista al Corriere della sera qualcosa traspare e - detto francamente - non mi sembra niente di nuovo. 1. Lei confonde il Leviatano - che definisce Stato pesante e che invece è la descrizione dell’assolutismo - col welfare state. 2. Nella sua descrizione dell’antropologia positiva, il welfare, il benessere diffuso, la coesione sociale, la mutualità non dovrebbero esserne la premessa? Senza tutto questo, essa finisce per essere soltanto deresponsabilizzazione del Governo e dello Stato, lasciare sole le persone. Senza l’intervento mediatore dello Stato rispetto ai conflitti sociali ed economici, si mette solo un vestito nuovo al vecchio liberismo. 3. Ho trovato pertinente che nella stessa pagina nella quale è pubblicata la sua intervista vengano anche riportati i dati che riguardano l’occupazione femminile in Italia: siamo agli ultimi posti. Una donna su tre è costretta a lasciare il posto di lavoro quando nasce il primo figlio per mancanza di servizi e di sostegno alla famiglia; tasso di natalità vicino a zero. Altri Paesi hanno invertito la tendenza con politiche pubbliche adeguate ed efficaci, che lei rifiuta. Inoltre, lei ha voluto fortemente l’abrogazione della legge contro il fenomeno delle dimissioni in bianco varata dal governo Prodi e così le donne sono tornate in balia di barbare discriminazioni(sempre in nome dell’antropologia positiva?). 4. Quanto al manifesto per la vita, lei considera laicità “adulta” quella che “riconosce e pratica la verità dei valori della nostra tradizione”. Ma così facendo, quella laicità nega se stessa, perché disconosce ciò che invece ne è il fondamento, il pluralismo delle posizioni etiche e religiose garantito da uno Stato, questo sì, che non ne assume nessuna in via esclusiva pena il suo divenire divenire Leviatano. Il suo, caro ministro, è in realtà un progetto conservatore che fotografa quello che si vorrebbe affermare come berlusconismo. Ma lei - bisogna riconoscerglielo - lo dice esplicitamente quando assume Berlusconi “come il simbolo vivente dell’antropologia positiva”. È il caso di concludere: tanto rumor per nulla.
Vittoria Franco

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