Dimissioni in bianco: interpellata la ministra Fornero


lavoratrice1Per porre fine alla pratica vessatoria delle cosiddette “dimissioni in bianco”, un vero e proprio abuso che consente al datore di lavoro di simulare il recesso del lavoratore, per lo più donne, un nutrito gruppo di senatori del Pd, prima firmataria la senatrice Vittoria Franco, ha presentato al ministro del lavoro e delle politiche sociali la seguente interpellanza:

INTERPELLANZA
CON PROCEDIMENTO ABBREVIATO

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Premesso che:
il fenomeno delle dimissioni in bianco interessa circa 2 milioni di lavoratrici e lavoratori italiani, ma soprattutto le donne in età fertile in una percentuale del 60% ed è diffuso su tutto il territorio nazionale;
si tratta di una vera e propria pratica vessatoria consistente nel far firmare alla lavoratrice o al lavoratore un atto di dimissioni senza data con il quale il datore di lavoro può simulare il recesso del lavoratore in qualsiasi momento successivo alla sottoscrizione del suddetto atto;
a seguito di quanto disposto dall’articolo 39, comma 10, lettera l), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è infatti possibile - di nuovo - per i datori di lavoro ricorrere a questo abuso (che rappresenta anche un modo per aggirare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) in quanto la norma che contrastava il ricorso alle dimissioni in bianco -  introdotta nel nostro ordinamento durante il Governo Prodi con la legge 17 ottobre 2007, n. 188 - è stata prontamente abrogata, a pochi mesi dalla sua entrata in vigore, dal Governo Berlusconi che motivò questa scelta infelice con esigenze di semplificazione nella gestione dei rapporti di lavoro;
la richiesta di dimissioni firmate in bianco al momento dell’assunzione, ovvero nel momento in cui il rapporto di forza tra i contraenti è a favore del datore di lavoro, è un abuso che mette la lavoratrice o il lavoratore nell’impossibilità di far valere i propri diritti e la propria dignità;
per le donne i motivi più frequenti dell’ingiustificato licenziamento sono la gravidanza o la nascita di un figlio, la malattia, l’età, nonché i rapporti con il sindacato;
secondo quanto risulta dal Rapporto annuale 2011 dell’Istat, interrompere il percorso lavorativo in occasione di una gravidanza non è il risultato di una libera scelta: sono circa 800 mila - quasi il nove per cento delle lavoratrici che lavorano o hanno lavorato in passato - le donne che, nel corso della loro vita, sono state licenziate con lo strumento delle dimissioni in bianco o messe in condizione di lasciare il lavoro perché in gravidanza;
a subire più spesso questo trattamento, secondo il Rapporto dell’Istat, non sono le donne delle generazioni più anziane, ma le più giovani (il 13,1 per cento delle madri nate dopo il 1973), le residenti nel Mezzogiorno (10,5 per cento) e le donne con un titolo di studio basso (10,4 per cento), le donne che lavorano o lavoravano come operaie (11,8 per cento), quelle impiegate nell’industria (11,4 per cento), con un partner anch’esso operaio (11,0 per cento) e con un basso livello d’istruzione (10,6 per cento);
tra le lavoratrici costrette a lasciare il lavoro in occasione o a seguito di una gravidanza, solo 4 su 10  hanno poi ripreso l’attività e, comunque, le opportunità di riprendere a lavorare non sono le stesse in tutto il Paese: su 100 lavoratrici madri licenziate o indotte a dimettersi, riprendono a lavorare 51 nel Nord e solo 23 nel Sud;
sono da tempo assegnati alla Commissione Lavoro del Senato i disegni di legge n. 884 e n. 1273 d’iniziativa, rispettivamente, dei senatori Ichino e Nerozzi, finalizzati al contrasto del fenomeno delle dimissioni in bianco;
premesso inoltre che:
il Presidente del Consiglio dei ministri ha dato avvio a un iter per affrontare la questione del mercato del lavoro ed il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, prof.ssa Fornero, ha di recente dichiarato di voler porre rimedio alla grave situazione che si è creata in materia di dimissioni in bianco con l’abrogazione della legge 17 ottobre 2007, n. 188,
si chiede di sapere:
in quali tempi e con quali modalità il Ministro in indirizzo intenda dare seguito alle sue dichiarazioni per porre fine alla triste e vessatoria pratica delle dimissioni in bianco.

1)    VITTORIA FRANCO
2)    FINOCCHIARO
3)    ZANDA LUIGI
4)    LATORRE
5)    ICHINO
6)    NEROZZI
7)    ROILO
8)    BLAZINA
9)    GHEDINI
10)    PASSONI
11)    TREU
12)    ADAMO
13)    AMATI
14)    ARMATO
15)    BASSOLI
16)    BASTICO
17)    BERTUZZI
18)    BIONDELLI
19)    BLAZINA
20)    CARLONI
21)    CHIAROMONTE
22)    DONAGGIO
23)    FIORONI
24)    FONTANA
25)    GRANAIOLA
26)    INCOSTANTE
27)    LUSI
28)    MAGISTRELLI
29)    MARINARO
30)    MONGIELLO
31)    MORANDO
32)    NEGRI
33)    PORETTI
34)    SANGALLI
35)    SERAFINI ANNAMARIA
36)    SOLIANI
37)    VITA

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