|
Il libro: "Le regole del gioco di G. RossiIl mercato detta le regole del gioco. Alla faccia del diritto
«Il nuovo capitalismo sta facendo a pezzi i concetti tradizionali del diritto. Anziché accettare le regole del gioco, pretende di inventare esso stesso un ‘gioco delle regole’, senza risponderne naturalmente ad altri che a se stesso». A dirlo è il liberal Guido Rossi, ex presidente della Consob negli anni ’80 e padre della legge Antitrust italiana, che nel suo ultimo libro, Le regole del gioco (Adelphi, pagg. 110, 12 euro), dopo Il capitalismo opaco (Laterza, pagg. 173, 10 euro, 2° ed.), torna a occuparsi del mondo economico e del capitalismo italiani. Il “contrattualismo”, sostiene Rossi, è la tendenza odierna del capitalismo a far da sé, a contrattare senza tener conto di leggi e giustizia. In assenza di un controllo giuridico. «Al mercato, oggi, viene attribuita una sorta di potenza magica, in grado di comporre e risolvere qualunque problema economico. Il mercato, secondo i suoi apologeti più intransigenti, si porrebbe come un locus artificialis (non come un lo-cus naturalis), e si identificherebbe solo con lo statuto giuridico, da cui trae il massimo di libertà contrattuale - che è poi la libertà del più forte -, di chi è in grado di imporre la propria volontà». Necessario per Rossi rifondare il diritto, con un nuovo contratto sociale. «E’ diventata opinione diffusa il fatto che a un certo punto le regole dell’economia risultino superiori alle regole del diritto. Il diritto segue l’economia, e la segue in modo molto spesso scriteriato» - sottolinea Guido Rossi -, «ci rendiamo conto di come il diritto, indipendentemente da qualunque altra valutazione, arrivi veramente dopo – molto dopo – le salmerie, e sia praticamente incapace di risolvere i problemi che si sono creati». E allora, «se la vita economica va per conto suo e non rispetta più le regole del diritto non ci sono più. Il che significa che il diritto non è più uno strumento di controllo sociale, perché è l’economia a dettarne le regole, naturalmente le sue regole». La ‘mano invisibile’ di Adam Smith è tornata. Sottoforma di “contrattualismo”. «Piaccia o non piaccia agli economisti - continua -, è tempo di denunciare che l’economia è la prima disciplina ad aver frantumato le regole del diritto. E – anche questo piaccia o non piaccia – il contrattualismo integralista, almeno nelle sue applicazioni più sconsiderate, assomiglia molto allo “stato di natura” delle origini». Regole frantumate in economia, e non solo. Secondo Rossi, il rischio che già si palesa con il ricorso all’uso della violenza, all’uso delle armi dopo l’11 settembre e contro il terrorismo, è il ritorno allo “stato di natura”, ossia alla condizione dell’homo homini lupus. «In questo momento, stiamo vivendo al cospetto di regole frantumate»: «dalle biotecnologie a tutti i settori più avanzati della ricerca scientifica. Le regole base di tutto il sistema dell’ordinamento giuridico, a partire dai diritti umani fino ai diritti più evidenti e più riconosciuti, come il diritto alla proprietà intellettuale o al copyright o come il diritto dei contratti nella sua simmetria, tutto il sistema, insomma, è frantumato. E la frantumazione del sistema è anche la condizione umana preesistente alle “origini”». Siamo - dice - «pur nelle incredibili diversità dei contesti sociali, tornati alle origini e per combattere la violenza usiamo la violenza. Ecco perché «abbiamo bisogno di un nuovo diritto».
Già nel 2003 ne Il capitalismo opaco (tornato ora in libreria in una seconda edizione aggiornata), il padre dell’Antitrust italiano bollava il capitalismo come malato di un conflitto epidemico e dimostrava che il conflitto di interessi che permea gran parte degli attori del mercato è diventato quasi una struttura portante del sistema economico. Nel libro si analizzano i cambiamenti che sono avvenuti nel nostro Paese nell’arco degli ultimi 10 anni: da quando i distretti industriali ancora vivi e pulsanti dei primi anni Novanta alla trasformazione della classe imprenditoriale italiana in una casta che ha preferito non rischiare e gettarsi sulla rendita da tariffa nelle telecomunicazioni, nelle autostrade, nell'energia trasformandosi da capitani di industria in gabellieri monopolisti; dal diffuso antieuropeismo spacciato per dottrina economica quando altro non era che scudo per mantenere in piedi privilegi e rendite di poteri consolidati fino al crollo di ogni idea di sanzione e istituzione check and balance per evitare gli scandali finanziari che hanno colpito anche il nostro Paese. E tra i nodi irrisolti c’è anche la Banca d’Italia, che «pur essendo stata dotata di ampi poteri, non è un organo costituzionale»: «Le radici di un sistema bancario oligopolistico e clientelare, cementato dalla mancanza di concorrenza, sono più antiche» - precisa Guido Rossi. «Si è consentito che l´istituzione fosse al centro di un gigantesco conflitto d´interessi: la Banca d´Italia deve vigilare su istituti di credito che sono al tempo stesso i partecipanti al suo capitale e che ne designano i vertici. In quel conflitto d´interessi originario c´era già la premessa di un esercizio illimitato e alla fine arrogante del potere. La funzione di antitrust, in mano alla Banca d´Italia, è sempre stata esercitata in maniera opaca. La contraddizione è oggettiva e, entro quel sistema di regole, insanabile. La Banca d´Italia ha sempre privilegiato il suo compito di garante della stabilità del sistema creditizio, a scapito del suo altro compito di guardiano della concorrenza: esercitare coraggiosamente quest’ultimo avrebbe diffuso benefici su tutta la platea dei risparmiatori e delle imprese, non sui banchieri. È giunta l´ora di voltare pagina. Nel settore creditizio la libertà di concorrenza deve diventare il valore-guida dell’intervento pubblico. Questo esige che i relativi poteri siano trasferiti dalla Banca d´Italia all’authority per la tutela della concorrenza».
Usa il termine ‘turbocapitalismo’ Giorgio Ruffolo nel suo ultimo saggio Lo specchio del diavolo (Einaudi, pagg. 136, 9 euro) per definire il sistema economico attualmente in essere. L’autore mostra e spiega tutti gli aspetti cruciali della scienza economica, considerata nei suoi stretti legami con la tecnica, la moneta e la politica. Un viaggio nei secoli e nella storia alla scoperta di una scienza che, come sostiene Ruffolo, «dovrebbe servire all’uomo per aumentare il benessere, la ricchezza e anche la felicità del popolo».
|
|